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LA DISEDUCAZIONE CIVILE - PARTE SECONDA - Giornalisti e regime -

Di Antonella Randazzo

Negli ultimi anni, sull'onda dell'informazione-spettacolo, si è tentato di svilire lo stesso giornalismo, organizzando momenti di litigio e beghe di vario genere, in cui i personaggi appaiono in preda all'ira o presi dal più vanaglorioso egocentrismo. Racconta il giornalista e scrittore Paolo Murialdi: "(Negli anni Novanta) In un giornalismo già contrassegnato dal nervosismo, gli scontri... assumono un linguaggio e toni esasperati. Un campionario di vocianti che sbraitano dai teleschermi o sulle pagine dei giornali, come fanno Vittorio Sgarbi e Giuliano Ferrara, non si era ancora visto nel giornalismo italiano... In sostanza, sta crescendo la politicizzazione partigiana del giornalismo stampato e televisivo che è diventato più nevrotico, con eccessi di sensazionalismo e di fracasso".(8)

Questo tipo di giornalismo, purtroppo, si è affermato perché è conveniente al sistema dare spazio a chi non è interessato ad informare correttamente, ma a mettersi in mostra, ad apparire di frequente nei media di massa, per acquisire credibilità sulla base della familiarità.
Occorre anche ricordare che esistono sempre meno giornalisti che vanno sul "campo" o che commentano in modo autonomo le notizie. Oggi le notizie vengono fornite dalle agenzie di stampa accreditate, e spesso i giornalisti non verificano le fonti e non le mettono in discussione anche quando appaiono dissonanti o illogiche. I giornalisti di regime, sono interessati, oltre che al guadagno, anche all'apparire i migliori, i "vincitori" delle beghe mediatiche che essi stessi innescano. Le beghe sono alimentate dalla creazione di un "centro-destra" e di un "centro-sinistra", che permettono sempre nuove occasioni di scontro, facendo in modo che i reali interessi degli italiani cadano nel dimenticatoio. Questi giornalisti diventano agitatori faziosi, arroganti e aggressivi, come se per informare si dovesse lottare gli uni contro gli altri e non basarsi sulle conoscenze e sui fatti. Si applica la legge del più forte anche ai media, e chi ostenta vanagloria, egocentrismo, cinismo, disinteresse assoluto verso i criteri dell'informazione corretta, diventa personaggio mediatico, promosso e divulgato come un prodotto funzionale al sistema, e dunque "giusto". Al contrario, chi non ha mire egocentriche, e tiene fede ai vecchi valori dell'informazione, risulta non adattato alla nuova corrente e dunque destinato a raggiungere un pubblico esiguo, o a cambiare mestiere.
In un contesto in cui la politica e il giornalismo vengono personalizzati, i media stimolano gli elementi emotivi, affinché i personaggi proposti vengano accolti sulla base della loro immagine mediatica, e non su fatti o competenze reali. In altre parole, se un politico non mantiene le sue promesse o viene messo sotto indagine, o un giornalista di regime non dice tutta la verità o evita argomenti scottanti, all'interno del clima emotivo questi individui non perderanno il loro ruolo, e a loro favore potranno esserci nuove suggestioni o altre "promozioni" mediatiche.
Oggi anche i ruoli tendono ad essere confusi, e un giornalista può diventare, direttamente o indirettamente, un promotore politico. Osservano Paolo Murialdi e Nicola Tranfaglia: "(La professione giornalistica in Italia) ha subito pesantemente - e anche accettato, grazie alla sua contiguità con la politica - una pratica lottizzatrice, o di appartenenza, da parte dei partiti, soprattutto di governo, che ha sostituito alla qualità dei candidati la loro fedeltà ai referenti politici con risultati disastrosi".(9)

E' diventato normale che un giornalista abbia una tessera di partito, in quanto servitore di una determinata fazione politica. Coloro che si rifiutano di aderire ad una precisa area politica non hanno più posto nel panorama mediatico ufficiale. Anche Travaglio, che è conosciuto come colui che denuncia le magagne politiche, durante l'ultima campagna politica, si è affrettato a precisare che avrebbe votato per "l’Italia dei Valori", gruppo che poi sarebbe stato inglobato nel Partito Democratico.
Certo, un giornalista può anche avere le sue opinioni politiche, ma, quale personaggio mediatico, egli non dovrebbe diventare un'esca per influenzare politicamente i suoi "fans". Se lo diventa è legittimo pensare che egli non sia così "neutrale" come vorrebbe far credere.

Il sistema attuale ha interesse a che le persone non riconoscano ciò che è a loro favore e ciò che non lo è.
Il problema più grave è che le persone si abituano al clima di esternazioni politiche, rissa, di prevaricazione e di cinismo che sta dilagando nel mondo mediatico e politico, e prendono per buono tutto quello che accade, svalutandone la gravità e il danno prodotto.
In tal modo viene accettato il giornalista che informa a metà o che mistifica, e il politico che in campagna elettorale crea suggestioni e promette tutto a tutti, senza sentirsi in dovere di spiegare concretamente cosa farà e come.
Negli anni Novanta c'era ancora qualcuno che attraverso i media ufficiali denunciava tale degrado. Ad esempio, scriveva sul "Corriere della sera" del 29 novembre 1994, Franco Fortini: "chi finge di non vedere il ben coltivato degrado della qualità informativa... nella stampa e sul video, è complice di quelli che lo sanno, gemono e vi si lasciano dirigere… Come lo fu nel 1922 e nel 1925. Non fascismo. Ma oscura voglia, e disperata, di dimissione e servitù; che è cosa diversa. Sono vecchio abbastanza per ricordare come tanti padri scendevano a patti, allora, in attesa che fossero tutti i padri a ingannare tutti i figli. Cerchiamo almeno di diminuire la quota degli ingannati. Ripuliamo la sintassi e le meningi”.
Oggi purtroppo tale degrado non è raccontato quasi mai dai canali ufficiali, se non in modo generico e retorico, senza mai andare a vedere quanto sia grave tale situazione per la democrazia, e quali siano le origini. Nei canali ufficiali di solito vengono assunti i giornalisti meno critici, e più disposti ad obbedire al "capo", che fingono di denunciare la disinformazione ma di fatto la propugnano.
In alcuni casi i giornalisti fanno a gara per proteggere il sistema, anche a costo di perdere ogni dignità professionale e di mettersi gli uni contro gli altri. Ad esempio, un gruppo di giornalisti che lavora per giornali come “Il Foglio”, “Il Giornale” e “La Repubblica” si è attivato per difendere uno dei tanti politici in odore di mafia, contro il loro collega Marco Travaglio.
Quest’ultimo, durante la trasmissione “Che tempo che fa” aveva detto che Schifani “era amico di mafiosi“, sollevando un vespaio. Dato che ormai nessun giornalista solleva tali questioni, sembrava quasi “normale” scagliarsi contro Travaglio senza approfondire se quello che stava dicendo fosse vero.
L’asserzione era veritiera. Renato Schifani, oggi diventato Presidente del Senato, in passato si sarebbe occupato del piano urbanistico del comune di Villabate (fino alla seconda metà degli anni ’90), progetto che lo vide attivo nell’appoggiare Nino Mandalà. Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate sostiene, suffragato da alcune intercettazioni, che “Le 4 varianti al piano regolatore… furono tutte concordate con Schifani”. In parole semplici, Mandalà si era accordato con Schifani e La Loggia per attuare un determinato piano urbanistico che avrebbe penalizzato gli interessi della famiglia mafiosa avversaria.
Schifani ha sempre avuto soci mafiosi: Nel 1979 iniziò a far parte di una società di brokeraggio assicurativo insieme a personaggi (Nino Mandalà e Benny D'Agostino) che nel 1990 saranno incriminati per associazione mafiosa o concorso esterno in associazione mafiosa. Successivamente, fondò una società insieme ad Antonino Garofalo, che sarà rinviato a giudizio nel 1997 per usura ed estorsione. Schifani, oltre ad associarsi “casualmente” con mafiosi, ha mostrato anche di stare dalla loro parte e di non prendere molto sul serio l’esigenza di allontanarli dalla politica. Ad esempio, auspicava che Totò Cuffaro restasse al suo posto anche se condannato per mafia. Inoltre, ha cercato di proteggere gli interessi dei mafiosi presentando nel 2005 il progetto di legge numero 600, allo scopo di modificare la legge sulle confische e sui sequestri. Schifani è tanto generoso con i mafiosi quanto poco lo è con coloro che sinceramente combattono la mafia. Ad esempio, non perde occasione per tentare di screditare persone come Maria Falcone e Rita Borsellino, accusandole di fare “uso politico del loro cognome”.
Insomma, in linea con la sua affiliazione partitica, e fedele alle sue ambizioni, Schifani è interessato a non contrariare gli “amici”, e per questo la sua carriera politica si è fatta alquanto brillante.
Gli unici a non capire il passato non pulitissimo di Schifani sembrano essere i giornalisti che si sono accaniti contro Travaglio, mostrando uno zelo perlomeno sospetto nell’intento di far capire che esser stato amico di mafiosi non vorrebbe dire nulla, accusando lo stesso Travaglio di aver avuto amicizie del genere. A questo scopo è stato creato una specie di gossip su Travaglio.
Da bravi servi del potere, pur di difendere un personaggio di regime diventato "importante" miravano a far apparire Travaglio come colui che intratterrebbe rapporti con mafiosi, sminuendo il significato dei rapporti con i mafiosi dell’attuale Presidente del Senato. E’ saltato fuori che Travaglio aveva trascorso una vacanza nella villa di Pippo Ciuro, condannato successivamente per favoreggiamento alla mafia (precisamente del clan mafioso di Michele Aiello). Egli avrebbe trascorso le vacanze come ospite nel suo residence, e per questo è stato accusato dal giornalista de “La Repubblica” Giuseppe D'Avanzo di avere amicizie non tanto pulite. Per difendersi, Travaglio tirò fuori gli assegni con i quali avrebbe pagato la vacanza, sostenendo di non essere stato ospite del mafioso. A questo punto il giornalista Filippo Facci disse che Travaglio aveva mostrato soltanto le ricevute emesse nel 2002 e non quelle della vacanza fatta nel 2003. Di conseguenza, Travaglio si affrettò a precisare che avrebbe mostrato anche le ricevute del 2003.
Molti si sono resi conto che Travaglio non è così obiettivo come vorrebbe fra credere (a questo proposito si veda: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/castronerie-varie.html), ma questo non vuol dire che bisogna colpirlo pur di difendere un politico in odore di mafia.

Il punto è: i giornalisti servi del potere volevano mettere sullo stesso piano Travaglio e Schifani, cercando di nascondere che Schifani ha poteri e grandi responsabilità politiche, mentre Travaglio è soltanto un giornalista. Inoltre, esistono prove dei legami fra Schifani e alcuni mafiosi, mentre non ne esistono riguardo a Travaglio e i presunti "amici" segnalati dai suoi colleghi.
Tutti sanno che i politici attuali non sono lì a difendere gli interessi del popolo, che hanno la funzione di proteggere il sistema, e dunque anche la mafia che ne fa parte. Di conseguenza, Schifani, avendo intessuto rapporti con mafiosi, fa quello che prima di lui hanno fatto Andreotti, Ciancimino e moltissimi altri. Nel sistema attuale è un “dovere” dei politici che stanno più in alto quello di proteggere la mafia, e dunque di entrarvi in contatto. Politica e mafia vanno a braccetto, e lo testimoniano i numerosi casi di “amicizia” fra i politici del passato e quelli attuali, e i personaggi che prima o poi vengono inquisiti per mafia. Sarebbe dovere di tutti i giornalisti non nascondere questa tragica realtà, ma molti di quelli che fanno “carriera” e che presenziano ai programmi televisivi lo fanno.

Nel contesto attuale persino la manipolazione dell'informazione può essere spacciata come "normale". Lo scrittore Bruno Ballardini osserva che addirittura nei settori specifici possono essere utilizzati termini come "disinformazione costruttiva" per indicare i metodi di manipolazione delle informazioni. Un manuale statunitense che tratta tali metodi prende il titolo: "Come manipolare i mass media: metodi di guerriglia per far passare le vostre informazioni alla TV, alla Radio, nei giornali",(10) facendo credere che l'informazione richieda, più che abilità giornalistiche, capacità aggressive e manipolatorie.

Come osserva lo studioso Luciano Canfora, c'è il pericolo di "una vasta, capillare ed efficace diseducazione di massa, resa possibile nelle società cosiddette avanzate o complesse dalla potenza, oggi illimitata, degli strumenti di comunicazione e manipolazione delle menti".(11)

Per determinare un contesto di civiltà atto a creare una vera democrazia bisognerebbe fare tutto il contrario di ciò che fa il sistema attuale. Ossia bisognerebbe riportare l’ambito politico alla serietà che dovrebbe avere, evitando spettacoli, esibizioni e attacchi personali. Bisognerebbe discutere i veri problemi delle persone: il lavoro, la crescita economica, la sovranità finanziaria, ecc. Bisognerebbe porre le giuste priorità, e attribuire responsabilità a coloro che ricoprono cariche istituzionali. Bisognerebbe valutare attentamente e obiettivamente le notizie che ci vengono date, senza appioppare etichette o limitarsi a stabilire chi è “anti” e chi è “pro”. Andrebbero valutati i contenuti senza stabilire fazioni.
In una società realmente democratica non c'è bisogno di creare un clima di diffidenza, divisioni e beghe.
Creare un clima gravemente involuto si rende necessario nei sistemi in cui non c’è libertà e gli individui vengono mentalmente modellati secondo schemi provenienti dall’alto.
Per difendersi da tutta questa spazzatura mediatica e politica occorre cercare di capire le varie strategie di diseducazione che ogni giorno subiamo. Non c’è nessuna vera civiltà che possa basarsi su una politica-spettacolo o su un’informazione manipolata e congegnata per rendere passivi e sottomessi al potere.
Un modo per difendersi è comprendere appieno quello che sta accadendo, senza sentirsi al di sopra di tutto questo, e abituarsi a fare cose “sane”, come leggere buoni libri, utilizzare fonti informative indipendenti, avere una vita sociale ricca e praticare attività costruttive.
L’involuzione civile è la morte di un futuro umano degno di essere vissuto.



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NOTE

1) Pratkanis Anthony R., Aronson Elliot, “L’età della propaganda”, Il Mulino, Bologna 2003, p. 112.
2) Forrester Viviane, “L’orrore economico”, Edizioni Ponte alle Grazie, Firenze 1997, p. 84.
3) Morresi Enrico, "Etica della notizia", Edizioni Casagrande, Bellinzona 2003, p. 149.
4) Morresi Enrico, op. cit.,, pp. 154-155.
5) Cit. Morresi Enrico, "Etica della notizia", Edizioni Casagrande, Bellinzona 2003, p. 182.
6) Pratkanis Anthony R., Aronson Elliot, “L’età della propaganda”, Il Mulino, Bologna 2003, p. 302.
7) Forrester Viviane, "L'orrore economico", Edizioni Ponte alle Grazie, Firenze 1997, pp. 51-52.
8) Murialdi Paolo, "La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo", Laterza, Bari 2003, pp. 265-276.
9) Murialdi Paolo, Tranfaglia Nicola (a cura di), "La stampa italiana nell'età della TV, 1975-1994", Laterza, Roma-Bari 1994, p. 54.
10) Alexander D., "How You Can Manipulate the Media: Guerrilla Methods to Get Your Story Covered by TV, Radio and Newspapers", Paladin Press, Boulder, Colorado 1993, cit. Ballardini B , “Manuale di disinformazione. I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realtà" Castelvecchi, Roma 1995.
11) Canfora Luciano, "Critica della retorica democratica", Laterza, Roma-Bari 2002, p. 68.

14 commenti:

denshiro ha detto...

Brava!
I tuoi post arrivano sempre dritta al bersaglio!
Secondo me è arrivata l'ora di unire le energie e con la forza dei numeri iniziare una seria campagna di denuncia e di azione per picconare il "sistema".
Bisogna passare ai fatti altrimenti le cose andranno sempre peggio.
Comunque Antonella non mollare, fallo per chi ancora crede ,come me, si possa salvare il nostro pianeta.
A Presto!

andreaatparma ha detto...

cara Antonella tutto quello che scrivi è da impaginare, stampare e sostituire a moltissimi testi scolastici.
non solo, ognuno di noi dovrebbe avere in casa al posto dei quadri i tuoi articoli incorniciati per bene.
per chi ha ancora la tappezzeria occorre che la rinnovi subito con le tue parole come motivo.

occorre una conoscenza di massa su questi argomenti.
molte volte purtroppo mi sento enormemente solo, al lavoro, tra amici, tra parenti, tra la folla.
ho forse un amico che ha gli occhi aperti sulla realtà, il resto annaspa nei luoghi comuni e negli stereotipi cari al sistema.
un vero strazio.
e cercare di far capire questi semplici concetti porta molte volte all'esclusione e al rimprovero di passare troppo tempo a leggere c....te su internet.
e sì, internet è valido solo per scaricare musica, film e soprattutto porno.
ecco appunto, magari uno spunto per un tuo prossimo studio (se non l'hai già fatto in passato), relativo all'utilizzo di internet da parte dei milioni di utenti nel mondo.
viene davvero sfruttato nelle sue potenzialità oppure è solo un motore di ricerca veloce per gossip?

tanti salutoni e continua così.
Andrea

andreaatparma ha detto...

una mia richiesta personale.
dove è possibile trovare il tuo saggio "Se il futuro è nero. L'Africa che nessuno racconta"?
grazie, ciao

Antonella Randazzo ha detto...

Il mondo è già salvo per il semplice fatto che esistiamo noi :-)

A parte gli scherzi, il sistema è già molto "picconato" e lo sarà sempre più, in alcuni prossimi articoli sarò più chiara su questo punto.

Internet può anche essere utile per cose costruttive, bisogna saperla usare.

Purtroppo il libro "Se il futuro è nero" non è ancora stato pubblicato. Vi farò sapere quando questo libro e "Dittature" saranno pubblicati.

gelu ha detto...

Ottimo articolo, davvero ottimo. Anch'io sento la necessità lo leggessero...tutti.
La prima cosa che mi è venuta in mente è Gasparri che dice a Stefano Montanari (a Matrix) "tu non vali nulla perchè hai preso 0 alle elezioni, e io non mi fido di uno che ha preso 0". La frase non fila: ma che c'entra la fiducia con il fatto di non aver raggiunto il (!) 4%? decisamente "ad hoc"!
Due: ieri la Gabanelli ha cercato di spiegare i crack finanziari, e "inspiegabilmente" alla fine ha messo interviste a persone nei guai senza arte nè parte (spagnoli che non capiscono l'inglese, una ragazzamadre che ha detto al facilizzatore dei mutui di fare un lavoro che non faceva...)! boh?...
E che dire di Gomorra? adesso tutti parlano di Saviano ma in quel libro non si fanno molti nomi. Ne hanno fatto un film...perchè?
Nessuno pensa a Lirio Abbate, autore del libro (I complici) in cui si parla di Schifani, Alfano, Dell'Utri, D'Agostino, Nino Mandalà ecc ecc. Insomma nomi moltissimi, del libro non parla nessuno ma non ha ricevuto condanne anche se è stato condannato il giornalista, anche lui sotto scorta.

Alberto ha detto...

Sul sito byoblu c'è un intervento per certi versi analogo: "Il professore terrorista" dove ho commentato la coincidenza col post di Antonella (pubblicità reciproca).

Sentivo per radio delle scoperte delle neuroscienze, tra le quali l'individuazione di tre cervelli nell'uomo. Il più piccolo e antico regola le funzioni vitali, quello intermedio è sede di istinti ed emozioni ed il più esteso, la corteccia cerebrale, ospita le funzioni superiori, tra le quali quelle qui esercitate.
Pare che le conquiste conoscitive della psicoanalisi freudiana abbiano spalancato le porte del marketing attuale, ovviamente in anteprima negli USA, con le sue devastanti conseguenze sulle nostre abitudini comportamentali e sull'ambiente. Dai progressi delle neuroscienze chissà quali altre inquietanti "applicazioni" dobbiamo aspettarci.
La sensazione è quella di essere partigiani in montagna, ma proprio tra i primi e più sparuti gruppi, un niente di fronte alle forze avverse in campo. Però la ragione ci dà forza, e forse qualcosa in più della semplice ragione. Stiamo in campana! E ancora grazie ad Antonella.

Rossi Marco ha detto...

Come sempre un ottimo post!

Ne approfitto per segnalarle che ho pubblicato un link all'articolo anche su Current (http://current.com/items/89431090_antonella_randazzo_la_diseducazione_civile_il_ritorno_emotivo_alle_caverne)

Nel caso non fosse d'accordo con la pubblicazione me lo dica che lo tolgo. Grazie!

Antonella Randazzo ha detto...

Grazie per l'apprezzamento. Può lasciare il link.

Antonello ha detto...

Ciao Antonella grazie per i tuoi post sempre illuminanti

rrr ha detto...

Cara Antonella,
ho appunto da fare che va oltre il tuo articolo.Nella homepage riporti una citazione di Robert Faurisson...bella frase per carità ma sarei curioso di sapere come giudichi il suo negazionismo.A me mi vien difficile pensare al suo ridimensionamento dello sterminio degli ebrei,mi pare un pò assurdo.
Ciao,
Enzo

Scusami se sono OT

Titti ha detto...

Che bello leggere pensieri e opinoni chiari e schietti, come questi. Mi sono permessa a divulgarlo ad amici e conoscenti, che sicuramente (me lo auguro!!!) conoscono la situazione dentro di se inconsciamente, ma non riescono per vari motivi ad accettarlo e viverlo fino in fondo. Cioè fanno come la maggioranza della gente, come lo struzzo.....

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta a Enzo: puoi trovare la mia opinione riguardo a quello che mi chiedi leggendo l'articolo:

http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/06/diritto-alla-verit-e-diritto-allerrore.html


Risposta a Titti: grazie per l'apprezzamento.
Purtroppo è più facile cercare di ignorare la verità piuttosto che considerarla. Perché considerarla richiede impegno e mette in discussione molte cose, anche noi stessi.

rrr ha detto...

Ti ringrazio per la risposta.

Mi ero gia premurato di andarmi a leggere quell'articolo.

Non riesco per mia formazione ( alle elementari già ci fecero vedere Schinder's List al Cinema!) a condividere Faurisson,però rifacendomi a Voltaire "Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo".

Ciao....è sempre un piacere leggerti.

Antonella Randazzo ha detto...

Non possiamo certo condividere sempre tutto, è ovvio che formiamo liberamente le nostre opinioni. ed è giusto che queste siano diversificate e non omologate.
Il problema nasce quando le opinioni non si formano in un clima di libertà e di pluralismo dell'informazione. O, peggio, quando sono dettate da faziosità o corruzione.
Non mi sembra certo che sia il tuo caso.