sabato

IL VOLTO DEL DISSENSO. La protesta civile e il suo valore.

Di Antonella Randazzo

30 giugno 2007


Il dissenso o la protesta civile esistono quando non c'è una vera libertà; quando il sistema politico non tutela gli interessi di tutti, ma soltanto di alcuni, e quando si vuole imporre al popolo ciò che lo danneggia.
L'oligarchia occidentale dice di difendere i diritti umani, e professa propagandisticamente di aver costruito una "civiltà superiore", negando in tal modo la natura criminogena del sistema. Il dissenso mostra chiaramente qual'è la verità, e per questo le autorità si prodigano a minimizzarlo, etichettandolo negativamente ("antiamericani", "fanatici", "terroristi", "ribelli", "sovversivi", "estremista", ecc.).
Il dissidente viene ignorato o tollerato, fino a quando non riesce a fare proseliti. In tal caso diventa pericoloso e viene criminalizzato, denigrato o isolato. Chi sfugge al controllo sociale e fa emergere contraddizioni, crimini e soprusi del gruppo dominante, anticamente veniva gettato sul rogo, oggi viene distrutto con i mezzi mediatici.
Chi protesta perché ritiene immorale far morire di fame centinaia di bambini al giorno, o aggredire popoli inermi, appare oggi come un rompiscatole. Per constrastare la dissidenza il sistema, attraverso i media, ribalta i significati: chi vuole la pace diventa un violento, chi è solidale con chi soffre diventa un pericoloso sovversivo, e chi denuncia l'iniquità finanziaria diventa un personaggio ignorante e avido.
Il dissidente deve apparire come animato da motivi irrazionali o egoistici. Ad esempio, il quotidiano La Repubblica titolava così un articolo dedicato alla motivazione del successo di Beppe Grillo: "Critica il potere e avrai successo"(1). Si tratta del metodo propagandistico che mira a far apparire la questione della critica al potere all'interno di una visuale limitata, quale può essere quella del vantaggio personale. La stessa tecnica fu utilizzata per denigrare il lavoro dei magistrati del pool antimafia. Ad esempio, scriveva Sciascia sul Corriere della Sera: "Oggi per fare carriera basta un processo di mafia"(2).
Sandro Viola, su Repubblica, accusava: "Non si capisce come mai Falcone non abbandoni la magistratura... s’avverte l’eruzione d’una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti televisivi"(3). Tale metodo mediatico tende a dare ad intendere che coloro che lottano contro il sistema, o che ne denunciano i crimini (il pool antimafia era "dissidente" perché stava realmente tentando di distruggere la mafia, che è parte del sistema), lo fanno per motivi personali o egoistici.
L'articolo su Grillo, scritto da Curzio Maltese, non affrontava il problema più importante: gli italiani apprendono dalla performance di un comico alcune verità fondamentali sul sistema politico ed economico. Non dovrebbe essere compito di un comico far capire qual'è la realtà politico-economica. Questa situazione basta a capire che il sistema in cui viviamo non ha nulla a che vedere con una "democrazia", in cui dovrebbe essere fondamentale l'informazione corretta da parte delle istituzioni, soprattutto sulle questioni fondamentali per tutti i cittadini. L'articolo concludeva dicendo: "Il grillo parlante non dice sempre la verità, a parte una sicura: "tutto quello che vedete in televisione è falso". La prima parte della frase non viene argomentata, e risulta un'accusa del tutto gratuita e ingiustificata, mentre la seconda parte indica una tendenza degli ultimi tempi, emersa in seguito alle numerose denunce dei cittadini contro i media spazzatura e ingannevoli. Gli stessi media di regime adesso denunciano la disinformazione, ma si guardano bene dallo spiegare a cosa essa è dovuta. Non può bastare dire "la Tv è falsa" oppure "i giornalisti non dicono la verità". Occorre far capire come mai fanno carriera i giornalisti più inclini alla sottomissione al potere, o quelli più mediocri e incapaci di fornire una vera e approfondita informazione. Si dovrebbe dire chiaramente che i mass media sono controllati dalla stessa oligarchia dominante che controlla la realtà economica e politica. Tale oligarchia non ha affatto interesse ad informare la gente, piuttosto preferisce nascondere quanto possibile gli aspetti inaccettabili del sistema. Se proprio alcuni di questi aspetti devono saltar fuori, preferisce farli dire da un comico piuttosto che da un'autorità. Ciò serve anche a deresponsabilizzare tutti, come se il sistema fosse dovuto ad una serie di casualità, e nessuno deve dare spiegazioni.
Per limitare il dissenso, i mass media tendono ad occultare le notizie allarmanti, come ad esempio quelle che riguardano il potere totalitario delle banche o le operazioni criminali attuate dall'élite statunitense in moltissime parti del mondo. Su questi argomenti i media tendono ad essere rassicuranti e semplicistici, nascondendo o mistificando gli aspetti più gravi e preoccupanti, oppure dando la colpa dei crimini a qualcun altro ("terroristi").
Negli ultimi anni, nel nostro paese sono emersi problemi che denotano l'assenza di sovranità dei cittadini. I fatti più conosciuti riguardano la protesta "No Tav" in Val di Susa e quella "No dal Molin" a Vicenza. Si tratta di persone che stanno lottando per i diritti che una vera democrazia dovrebbe garantire e difendere: la salute, la pace e un mondo senza crimini. I media si sono accaniti contro questi cittadini, cercando di farli apparire come "antiamericani", "antiprogressisti" o addirittura "terroristi". Ad esempio, al presidente della Comunità Montana della Bassa Val di Susa e Cenischia, Antonio Ferrentino, il giornalista de La Stampa chiese: "Presidente è sicuro che il movimento sia immune dalla propaganda terroristica?"(4). La domanda metteva sotto accusa coloro che rivendicano i propri diritti. Si tratta di una tecnica che mira a distogliere l'attenzione dalla questione principale che ha causato il problema, per porla su coloro che hanno sollevato la questione, come se il colpevole fosse chi solleva il problema e non chi lo crea. Ferrentino rispose: "Abbiamo assistito a tentativi di strumentalizzazione della nostra protesta... Un mese fa qualcuno ha messo dei copertoni sotto un traliccio e poi ha appiccato il fuoco. I grandi giornali nazionali hanno dedicato pagine al fatto mentre se fosse accaduto in qualsiasi altro posto avrebbe trovato spazio in una breve. Se c'è un rischio è legato al fatto che qualsiasi cosa succeda sul nostro territorio ha un'eco mediatica esponenziale. E così qualsiasi cretino o qualsiasi criminale faccia qualcosa da noi è quasi certo di finire in prima pagina".
Il dissenso viene temuto dal sistema attuale, a tal punto che in molte parti d'Italia esiste una sorveglianza continua dei cittadini. Per giustificare il controllo, le città vengono rese sempre meno sicure, e i media tendono a mettere in allarme, generando paura e insicurezza. Le forze dell'ordine hanno la funzione, quando occorre, di reprimere il dissenso, e non di creare sicurezza nelle città. Infatti, esse non intervengono in caso di spaccio di droga (pur essendo in molte zone visibile a tutti i cittadini) e non rendono le città sicure e protette dalla piccola criminalità, come sarebbe loro compito.
Il sistema attuale si basa sul crimine e sulla paura, e dunque vuole condizionarci affinché sentiamo la necessità di doverci proteggere dagli altri, magari acquistando antifurti o armi. Le carceri vengono riempite soprattutto di persone che per la disperazione hanno commesso piccoli reati o da immigrati che talvolta non hanno commesso alcun reato. Grazie all'indulto escono dal carcere non soltanto gli immigrati e i disperati, ma anche i mafiosi e altri criminali pericolosi, che seminano altro panico fra la popolazione. I canali mediatici amplificano i reati commessi da cittadini comuni o da extracomunitari, gettandoci in un clima di diffidenza e preoccupazione. Viene utilizzato anche "l'allarme terrorismo", attraverso notizie allarmanti. Ad esempio: "è stato sventato un attentato di al Qaeda" o "minacce terroristiche di al Qaeda su un sito web". Nel novembre dello scorso anno i giornali pubblicarono titoli come "Bin Laden deve venire a Milano"(5) e "Al Qaeda colpirà a natale"(6). Queste notizie hanno lo scopo principale di tenerci nel panico, preoccupati dai rischi che potrebbero incombere su di noi. Col pensiero ai possibili pericoli (essere derubati, assaliti, uccisi o subire violenze di vario genere), i cittadini non cercheranno di capire la vera natura del sistema, e come esso stesso crea i pericoli di cui ci preoccupiamo. Per questo motivo sono assai più numerose le persone prese dal panico che quelle che lottano efficacemente contro il sistema.
Le libere manifestazioni di dissidenza vengono tenute sotto stretto controllo, cercando di minimizzare o annullare i loro effetti, attraverso il controllo mediatico.
Il 9 giugno scorso, in occasione della visita di Bush a Roma, si è cercato di "addomesticare" il dissenso all'interno di un evento organizzato dal governo stesso. Si trattava di un presidio "contro le guerre di Bush ma non contro il governo", come se l'attuale governo non stesse sostenendo le imprese belliche delle autorità statunitensi. Al presidio di regime si raccolsero soltanto poche centinaia di persone, mentre il corteo organizzato dai veri dissidenti attrasse almeno centocinquantamila persone, che sfilarono pacificamente esibendo vari striscioni.
I telegiornali cercarono di minimizzare l'evento oppure di denigrarlo. In un programma su La7 qualcuno utilizzò la parola "circo" per definire la manifestazione pacifista. Al telegiornale di Rai3 delle 19,00, Bianca Berlinguer disse "Il corteo no-war era quello che preoccupava di più", come dire che "quando scendono in piazza i pacifisti occorre preoccuparsi". Si tratta sempre del metodo del ribaltamento dei significati: non era Bush a dover preoccupare, quale rappresentante di un'élite che ha commesso ogni genere di crimine, ma i pacifisti che manifestavano contro questi crimini.
I giornalisti che seguivano l'evento di tanto in tanto, con tono concitato riferivano: "Per adesso le manifestazioni sono pacifiche", ad intendere che da un momento all'altro potevano scoppiare violenze.
I media misero in evidenza un evento che potrebbe essere stato opera di un solo personaggio o addirittura creato ad oc per indurre a credere che chi avrebbe manifestato quel giorno non aveva tutte le rotelle a posto. Si tratta di una frase scritta durante la notte sulla lapide di via Fani dedicata a Moro. La frase diceva: "Bush uguale Moro". La notizia è stata data insieme alle altre notizie sulla manifestazione, creando così il meccanismo dell'associazione degli eventi. La strumentalizzazione del fatto emerse chiaramente dalle parole del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, che dette per scontato, senza alcuna prova, che si trattasse di un gruppo di dissidenti: "(sono indignato) per le vili espressioni di cieca faziosità e violenza... (che sono) propri di irresponsabili gruppi minoritari, ma debbono ugualmente suscitare allarme e vigilanza"(7).
Il dissenso viene mostrato dai media ufficiali come ridicolo. Se fra centomila persone ce ne fosse anche una sola vestita da clown o in modo carnevalesco, potete scommettere che tutte le telecamere inquadreranno quell'immagine e la manderanno in onda nei telegiornali. Il regime vuole mostrare le proteste come qualcosa che non appartiene all'intera società, come dovute a persone strane, emarginate oppure disadattate, e dunque le immagini di clown o di persone mascherate o strambe sono ben adatte ad indurre questo tipo di associazione. Queste immagini servono a veicolare il messaggio che chi protesta è un po' matto, svitato, fuori dal comune, anormale.
Quel giorno la polizia sequestrò alcuni striscioni, in particolare quelli che si riferivano al presidente Bush. Su uno di questi c'era scritto: "La vostra guerra è imperialismo. La vostra pace è sfruttamento. Bush vai a quel paese". Alcuni giovani che si sono visti sequestrare i loro striscioni hanno tirato fuori alcuni pennarelli e hanno scritto sulle magliette i loro slogan, sicuri di poter scrivere ciò che volevano dato che gli agenti non avrebbero potuto privarli delle loro magliette.
Alla fine della manifestazione ecco che arriva l'evento di cui parlare, per evitare di mettere in evidenza gli aspetti positivi della manifestazione. Un gruppo di giovani, indicati nell'ordine di 50/100, come fosse tutto preparato in anticipo, indossarono caschi e iniziarono a provocare i poliziotti, che rimasero impassibili. Il gruppo era trattato in modo ostile dal resto del corteo, come fosse a loro del tutto estraneo: molti urlarono contro "Fascisti", "Andate via". Il gruppo di teppisti cercò di creare scompiglio, tentando di distruggere vetrine, ma poi, dopo che gli agenti gettarono alcuni lacrimogeni, si allontanarono e cambiarono "divisa", togliendo caschi e felpe e indossando magliette colorate per mescolarsi alla folla e non essere riconosciuti come i teppisti del momento precedente. Se l'obiettivo era quello di fare in modo che i media avessero qualcosa da riferire che non fosse positivo per i manifestanti, esso è stato raggiunto: i Tg parlarono soprattutto dello sparuto gruppo di teppisti.
La conferenza stampa di Prodi e Bush è risultata una vera e propria sceneggiata, con tanto di affettuosità fra i due, che si chiamavano per nome di battesimo e si sorridevano a vicenda, ma non trattavano affatto gli argomenti che interessavano e riguardavano gli italiani: basi militari, armi chimiche e nucleari presenti sul suolo italiano, la futura base militare di Vicenza, il sostegno alla guerra in Afghanistan, denaro speso per le guerre di dominio americane, il caso Calipari, il caso Abu Omar, le torture della Cia, il massacro del popolo iracheno, ecc. Nulla di tutto questo è stato trattato nemmeno superficialmente, e si ebbero soltanto ringraziamenti, pacche sulla spalla e sorrisi d'intesa, come si trattasse di persone prive di responsabilità. Era l'incontro di due leader che si autodefiniscono "democratici" ma che hanno completamente ignorato la popolazione, agendo come se non dovessero rendere conto a nessuno del proprio operato.
Le autorità americane organizzarono un incontro con la Comunità cattolica di Sant'Egidio nell'ambasciata americana. Un cartellone con su scritto a caratteri cubitali "Comunità di Sant'Egidio" suggeriva il tipo di evento che si stava svolgendo. Con questo incontro, le autorità americane hanno voluto dare un segnale chiaro ai pacifisti e a tutte quelle persone che denunciano i crimini commessi dall'oligarchia americana in molti paesi, come l'Iraq, l'Afghanistan e la Somalia. La sceneggiata dell'incontro con l'Ong religiosa serviva a mettere in evidenza l'intenzione degli Usa di aiutare l'Africa e tutti i poveri del Terzo Mondo. Peccato però che se volessero davvero aiutare le aree povere basterebbe ritirare le loro truppe e smettere di saccheggiare le materie prime, senza alcun bisogno di incontrare associazioni di beneficenza. E' evidente che si trattava di un evento propagandistico, assai offensivo per la dignità di coloro che in Africa e in altre parti del mondo vengono privati dei loro beni e della libertà, e costretti a vivere in miseria proprio da chi opera dietro le quinte dell'amministrazione Bush.
Il giorno dopo Bush venne mostrato dai Tg fra un gruppo di cittadini albanesi che lo accoglievano in un clima di festosità, come a dire "vedete che soltanto voi italiani non avete saputo accoglierlo come meritava". I nostri Tg si sono ben guardati dal dire che il dissenso in Albania era stato del tutto oscurato.
Accettare un sistema basato sul crimine, sulla miseria e sulla guerra non è possibile, e chi protesta rappresenta la parte migliore della società, quella che non si rassegna al crimine e all'ingiustizia. Quella che ha conservato la sua umanità e che ha il coraggio di mostrarla.


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NOTE

1) La Repubblica, 2 aprile 2007.
2) Il Corriere della Sera, 10 gennaio 1987.
3) http://www.crimelist.it/index.php?option=com_content&task=view&id=442&Itemid=2 4) La Stampa, 15 febbraio 2007.
5) La Repubblica, 28 novembre 2006.
6) La Repubblica, 12 novembre 2006.
7) Epolis Milano, 10 giugno 2007.

LIBRO "LA NUOVA DEMOCRAZIA. ILLUSIONI DI CIVILTA' NELL'ERA DELL'EGEMONIA USA"

Con la sconfitta del nazifascismo abbiamo creduto di esserci liberati dai più pericolosi criminali. Ma oggi, alla luce di nuovi documenti e di nuove testimonianze, possiamo sostenere che così non è. I crimini sono stati soltanto spostati dall'Europa alle aree del Terzo Mondo, col pretesto di "portare la libertà" ai popoli. In nome della libertà e della democrazia sono stati commessi innumerevoli crimini e genocidi.
Il titolo "La Nuova Democrazia", riprende la definizione che il dittatore Augusto Pinochet dette alla nuova situazione cilena creatasi dopo il massacro di migliaia di persone e la soppressione del governo eletto democraticamente di Salvator Allende. La Nuova Democrazia è una "democrazia senza popolo". Le "Nuove Democrazie" sono oggi tantissime, attuate e ancora, tragicamente, da attuare. Il mondo di oggi è tutt'altro che liberato da coloro che si arrogano il potere di commettere crimini, nel nome di un'ideologia che trova nel profitto e nel potere il suo unico Dio.

Questa sconcertante realtà ci viene resa incomprensibile dai media, che mostrano immagini raccapriccianti di bambini in fin di vita per la fame e non ci spiegano a cosa tutto ciò è dovuto. Impediscono l'emergere del paradosso di un Occidente che si professa evoluto e scientificamente avanzato, ma che non è capace di salvare molti esseri umani dalla morte per fame. Corpi di immigrati vengono mostrati galleggianti, senza vita, nello Stretto di Gibilterra, ma non ci spiegano le ragioni politiche ed economiche che costringono queste persone a fuggire dal loro Paese rischiando la morte. I media ci mostrano guerre e guerriglie ma non ci dicono chi produce e vende le armi che rendono possibile tutto ciò.
E' arrivato il momento di mettere tutti i tasselli del puzzle al loro posto, per rendere possibile la totale comprensione della realtà. E per dire chi sono i responsabili dei crimini.
Questo libro fa luce sulle cause dei problemi più gravi che vessano l'umanità. Senza reticenze indica le cause e i suoi responsabili.
Nonostante il libro faccia impietosamente luce sugli orrori di cui alcuni esseri umani sono capaci, le conclusioni non sono pessimistiche. Al contrario, l'idea di fondo è che scovare i crimini sia il primo passo per non renderli impuniti e per realizzare un mondo migliore. Il libro non individua soltanto i crimini del gigante imperiale, ma anche i suoi piedi d'argilla.


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giovedì

IL PIANO DEL GOVERNO PER AVVELENARE GLI ITALIANI

I telegiornali hanno mostrato cumuli di spazzatura, parlando di "emergenza rifiuti" in Campania, ma si sono guardati bene dallo spiegare come mai le società preposte alla raccolta dei rifiuti non hanno fatto il loro dovere, e perché le autorità non sono intervenute adeguatamente. Cosa avevano da nascondere? E' ovvio che in questi fatti sconcertanti c'è la responsabilità delle autorità locali e nazionali, dato che non devono essere i cittadini stessi a gestire la spazzatura. Qual'è la verità di tutto questo? Perché i cittadini campani devono pagare bollette più salate pur essendo costretti ad avere sotto casa cumuli di spazzatura fatiscente?
Sarebbero state almeno 700.000 le tonnellate di immondizia gettate sul territorio campano, esposto criminosamente al degrado e a seri pericoli sanitari.
Questa situazione è costata parecchio a tutti noi: 500 milioni di euro soltanto per la gestione commissariale, e 1 miliardo e 300 milioni per la "risoluzione dell’emergenza", che ancora non c'è stata. La situazione è peggiorata dall’estate del 2006, periodo in cui sono iniziate le proteste contro la costruzione di discariche e inceneritori sul territorio campano. I rifiuti non sono più stati ritirati, fino ad arrivare ad accumulare 7000 tonnellate al giorno di immondizia sparsa per la Campania. La situazione d'"emergenza" è servita a "subcommissari" e "consulenti" di vario genere, che hanno incassato 9 milioni di euro, per "Consulenze di esperti", fatte dal 2000 al 2005. Si tratta in realtà di pagamenti clientelari a sostenitori politici di destra e sinistra. Altro caos è stato creato fra gli impiegati pubblici, che sono stati messi in condizioni di non svolgere il loro lavoro, mentre il servizio veniva affidato a società private, che avrebbero dovuto organizzare la raccolta differenziata, ma incassavano denaro senza adempiere alle loro funzioni.
Nell'ottobre del 2006 è stato nominato commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che ha assunto la funzione di controllo della situazione, al fine di assecondare i piani del governo.
Bertolaso, senza spiegare la gravità della situazione, per rassicurare, in questi giorni ha dichiarato: "Se siamo fortunati, nell’arco di una decina di giorni si risolve la crisi in atto e con l’inizio dell’estate si potrà lavorare tranquillamente... (ci sono) ipotesi allo studio di riapertura di discariche chiuse per quantitativi che non daranno fastidio a nessuno e siti di stoccaggio temporaneo".
La "gestione straordinaria" è stata una macchina mangia soldi pubblici, e un modo per generare altro caos, per far sì che i cittadini si piegassero alle decisioni del governo.
Il 6 ottobre del 2006, era stato approvato dal Consiglio dei ministri un decreto legge che prevede l'uso di inceneritori e misure per la raccolta differenziata. Il decreto fa appello a "misure straordinarie volte al superamento dell’emergenza legata al problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania, un problema in crescita a causa dell’oggettiva difficoltà di individuare discariche dove poter conferire rifiuti solidi urbani e della mancanza di valide alternative per lo smaltimento dei rifiuti fuori dalla regione. Al fine di consentire un incisivo coordinamento degli interventi al Capo del Dipartimento della protezione civile della presidenza del Consiglio sono assegnate le funzioni di Commissario delegato per tale emergenza, con facoltà di avvalersi di tre sub-commissari (uno dei quali avrà il compito specifico di individuare soluzioni volte a incrementare la raccolta differenziata). Il provvedimento individua le discariche che potranno essere utilizzate, fino alla cessazione dello stato di emergenza e fatti salvi gli eventuali provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria prima dell’entrata in vigore del decreto, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani o speciali non pericolosi (che potranno essere destinati in via eccezionale fuori regione), oltre a quelle già autorizzate e realizzate dal Commissario delegato-Prefetto di Napoli e alle ulteriori discariche che il Commissario delegato può individuare per l’attuazione degli obiettivi del decreto-legge. Il provvedimento infine, pone un accento particolare sulle misure volte a informare e coinvolgere la popolazione locale al fine di pervenire a scelte quanto possibile condivise".
(Leggi l'articolo intero su http://www.disinformazione.it/rifiuti_campania.htm)

domenica

IL PRESIDIO NO DAL MOLIN E LE LOTTE PER LA PACE

L'Italia, la Germania, il Giappone, la Repubblica Ceca e i paesi del Sud America sono accomunati dalla forte protesta della popolazione contro la subordinazione al potere degli Stati Uniti, attuata attraverso basi militari, che rappresentano un coacervo di illegalità, distruttività e morte. Già nel febbraio del 2003, i tedeschi avevano protestato per la base di Geilenkirchen, nell'ovest della Germania, dove si stavano svolgendo le operazioni di trasferimento in Turchia di aerei da ricognizione Awacs, per la preparazione dell'aggressione all'Iraq. La protesta fu organizzata dal movimento pacifista cattolico Pax Christi e dall'associazione antimilitarista "Resist the War", che denunciarono l'uso degli Awacs contro l'Iraq. In quell'occasione, il popolo tedesco si mostrò assai più informato di quello italiano, che non si accorse che dalla base di Camp Darby sarebbero partiti missili contro l'Iraq.
Nel 2006, emersero informazioni su un piano statunitense per costruire diverse nuove basi militari in Europa, allo scopo di potenziare gli arsenali utili alle guerre attuali e future. Nella Repubblica Ceca si formò un coordinamento di oltre 40 organizzazioni, che attuarono diverse manifestazioni contro la nuova base militare. Ciò spinse gli americani a preparare una campagna mediatica mistificatoria, per convincere i cechi dei presunti vantaggi di una base militare Usa. Il cavallo di battaglia della propaganda americana fu la paura, si cercò di convincere la popolazione a credere nelle presunte minacce da parte dell'Iran e della Corea del Nord. Ma dopo le numerose guerre americane di aggressione, le popolazioni non sono così sciocche da credere che piccoli paesi possano voler sfidare il gigante americano, e sanno assai bene che le basi servono ad altre guerre di aggressione o a portare avanti le guerre già iniziate dalle autorità americane. Oggi tutte le popolazioni europee si aspettano che le 500 bombe nucleari custodite nelle basi Nato in Europa vengano ritirate e che non vengano costruite altre basi militari Usa.
Secondo Chalmers Johnson, le basi militari americane rappresentano il livello di dominio imperiale che le autorità statunitensi hanno raggiunto:

Una volta si poteva seguire l’espansione dell’imperialismo contando le colonie. La versione statunitense delle vecchie colonie sono le basi militari. Seguendo su scala globale i cambiamenti che riguardano le basi possiamo conoscere molto dell’"impronta" imperiale americana e del militarismo che l’accompagna... Nel 2005 le basi militari americane all’estero erano 737. E a causa della presenza militare in Iraq e della strategia della guerra preventiva del presidente George W. Bush, il numero continua ad aumentare... Nel 2005 gli alti comandi militari hanno destinato alle basi all’estero 196.975 uomini in uniforme, accompagnati da altrettanti familiari e funzionari civili del dipartimento della difesa. Inoltre hanno assunto sul posto 81.425 persone. Nel 2005 il personale militare americano dislocato in tutto il mondo, compreso quello in patria, era di 1.840.062 unità, oltre a 473.306 funzionari del dipartimento della difesa e 203.328 dipendenti stranieri. Nelle basi oltreoceano, secondo il Pentagono, c’erano 32.327 baracche, hangar, ospedali e altri edifici di proprietà, mentre quelli in affitto erano più di 16.527. Le dimensioni di questi impianti sono state registrate nell’inventario: 2.781 chilometri quadrati all’estero e 120.675 chilometri quadrati in tutto. È evidente che il Pentagono può considerarsi uno dei più grandi proprietari terrieri del mondo. Questi numeri, benché impressionanti, non tengono conto di tutte le basi effettivamente occupate dagli Stati Uniti... Il rapporto omette anche le basi in Afghanistan, in Iraq (106 guarnigioni nel maggio del 2005), in Israele, in Kirghizistan, in Qatar e in Uzbekistan, anche se dopo l’11 settembre gli Stati Uniti hanno impiantato basi colossali nel Golfo Persico e nell’Asia centrale.

A Vicenza, all'insaputa della popolazione, è stata presa la decisione di costruire una nuova base militare, per accogliere la 173esima brigata aviotrasportata statunitense, che comprende 1800 soldati americani, attualmente in Germania. E' stato progettato un complesso di 700 mila metri cubi di caserme, impianti militari e logistici; 61 villette a schiera, un albergo, un campo da bowling e un ospedale, che sarà collegato a quello vicentino. La spesa prevista dal Pentagono è di almeno 680 milioni di dollari. Dovrebbe sorgere una vera e propria cittadella autosufficiente, con centri commerciali e palestre, case e una mensa per 1.300 persone. Tutto questo ha lo scopo di agevolare le guerre americane contro i popoli, preparando gli arsenali per nuove guerre di aggressione.
Il presidente del Consiglio Romano Prodi, il 16 gennaio, da Bucarest annunciò che è "doveroso mantenere gli impegni con gli alleati", dimenticando che il primo impegno dovrebbe essere quello preso con i cittadini, che si aspettano che egli governi nell'interesse della popolazione, e non per favorire il bellicismo americano.
(Leggi l'intero articolo su disinformazione.it)

giovedì

LA SCOMPARSA DELLE CLASSI

Di Antonella Randazzo

I mass media si sono dedicati a lungo alle elezioni presidenziali francesi, parlando della "nuova sinistra", rappresentata da Ségolène Royal e della "nuova destra", di Nicolas Sarcozy. Ma cosa si intendesse per "nuova destra" o "nuova sinistra" nessuno lo spiegava, nemmeno alcuni programmi televisivi sull'argomento, che menzionavano questi concetti come fossero assiomi. Non c'era alcun approfondimento su ciò che si diceva, e non si permetteva allo spettatore di capire cosa si stesse effettivamente sostenendo. Evidentemente, questi programmi hanno ospiti ben selezionati, poiché se anche un solo interlocutore avesse chiesto ulteriori approfondimenti, le trasmissioni sarebbero miseramente crollate insieme ai loro assiomi.
Qual'era la differenza fra Royal e Sarcozy? Chi lo ha capito? Entrambi hanno parlato a tutti i francesi, hanno utilizzato la bandiera, la Marsigliese, l'orgoglio patriottico. Hanno esposto programmi simili, attuando una propaganda elettorale incentrata sulle stesse problematiche: sicurezza, tasse, sviluppo economico, immigrazione e lavoro.
Perché accade questo? I valori tradizionali della sinistra erano basati sulla distinzione fra le classi, e su una constatazione oggettiva: ossia l'esistenza di classi non dotate di mezzi finanziari ed economici come altre fasce sociali.
Oggi, in tutti i paesi d'Europa, i politici propagandano di avere a cuore l'interesse di tutti. Sembra che gli interessi di classe non esistano più, anzi, le stesse classi sociali sembrano sparite nel nulla, come se tutti i cittadini avessero improvvisamente acquisito lo stesso status, con le medesime possibilità e gli stessi privilegi.
Con la presunta scomparsa delle classi, anche le formazioni politiche di sinistra, che prima difendevano i lavoratori, hanno assunto prospettive favorevoli al rafforzamento del potere dell'oligarchia dominante, e attuano politiche non dissimili da quelle dei partiti di destra. La campagna elettorale è diventata come uno spettacolo, e gli schieramenti somigliano più alle tifoserie, e non offrono una reale possibilità di scelta responsabile di ciò che è meglio per la collettività. I personaggi politici sono diventati protagonisti per la loro personalità, e non tanto per la capacità di governare, mentre la fiducia verso le istituzioni crolla sempre più, e in alcuni paesi induce molti cittadini a non votare. I pubblicitari e i "consulenti" più esperti, chiamati spin doctors (dottore del raggiro, manipolatore di opinioni) curano le campagne elettorali, utilizzando conoscenze sociologiche e di psicologia sociale, allo scopo di dirottare l'attenzione e evocare emozioni. Come disse il pubblicitario che si occupò della campagna elettorale di François Mitterrand, Jacques Séguéla: "(c'è stato un) passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia consumista". Tutti i governi, di qualsiasi colore, manipolano l'opinione pubblica, spacciando qualsiasi politica come dovuta all'interesse generale. Durante le campagne politiche tutti i partiti dicono di voler difendere gli interessi di tutti. Dopo le elezioni, gli schieramenti fanno il gioco delle parti: chi non è al governo accusa l'altro di alzare le tasse, di precarizzare il lavoro, di fare tagli alla sanità o alla scuola ecc. Così gli elettori si convincono a votare l'altro schieramento, che quando sarà al potere riceverà dall'opposizione le stesse accuse. Il teatrino elettorale nasconde così la verità di un sistema in cui è un ristretto gruppo di banchieri-imprenditori a controllare tutti i settori dell'economia, e si vale dei politici per conservare il potere.

Negli ultimi decenni, c'è stata l'eliminazione mediatica degli operai e delle classi sociali che hanno grosse difficoltà a sopravvivere in modo dignitoso. I loro problemi non vengono notificati nei telegiornali, né i politici offrono soluzioni efficaci ed adeguate a risolverli. Eppure proprio negli ultimi anni la povertà è aumentata significativamente in molti paesi del mondo, e continua ad aumentare. In Italia, la quantità di poveri è passata dal 6,5% della popolazione, del periodo 1980/90, al 12% del 2005; in Germania, dal 5,9% del 2001, la povertà è salita all'11,6% nel 2005; e in Gran Bretagna si è passati dal 12,7% del 1980/90 al 19,5% del 2005.[1]

Questo vuol dire che non soltanto esistono ancora le classi deboli, ma che ogni anno migliaia di nuove famiglie entrano a far parte delle fasce più povere della popolazione. La propaganda neoliberista aveva garantito che con la globalizzazione tutti avrebbero avuto vantaggi economici, e invece è accaduto l'opposto. In realtà, l'obiettivo era proprio quello di indebolire le classi popolari, e di privarle del sostegno delle istituzioni, in modo tale da indurle ad accettare passivamente la povertà. Il sistema politico si è trasformato in spettacolo proprio perché ha perduto l'originaria funzione di mediazione fra le classi, diventando un organo di controllo dei cittadini e di tutela degli interessi bancari e delle grandi corporation. In questo contesto non è possibile alcuna democrazia, intesa come un sistema in cui il cittadino ha voce in capitolo e può lottare attivamente per i propri interessi. Alcuni studiosi parlano di sistema postdemocratico, che vede i cittadini subordinati allo strapotere delle élite, che li controlla e li passivizza attraverso il potere mediatico.

Facciamo un po' di chiarezza: per classe si intende un determinato livello economico, lavorativo o di potere e prestigio, e ogni persona appartiene ad un gruppo che esprime un determinato status socio-economico. I soggetti di una classe sociale hanno quindi caratteristiche analoghe di cultura, stile di vita, condizione economica o professionale.
Oggi in Europa è più difficile attuare nette distinzioni tra le classi perché le classi medie si sono estese, e all'interno di esse sono sorte diverse categorie in ordine al lavoro o al titolo di studio. Anche i nuovi criteri lavorativi, dovuti all'automazione dei processi di produzione e alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, creano nuove distinzioni sociali. I processi di globalizzazione hanno imposto il sistema neocapitalistico al mondo intero, provocando l'impoverimento ulteriore dei paesi poveri e la ridefinizione delle classi nei paesi ricchi. Mentre la classe operaia si è trovata disoccupata oppure costretta a salari sempre più bassi, la classe media si è trovata, oltre che con stipendi non sufficienti a mantenere alta la qualità della vita, in molti casi anche in situazioni lavorative incerte e precarie. In altre parole, la globalizzazione, anziché creare maggiore benessere e il miglioramento della qualità della vita per tutti, com'era stato promesso, ha creato destabilizzazione e nuove povertà.

Lo Stato sociale, che prima dava un minimo di garanzie per la sopravvivenza dei più deboli, è stato smantellato per permettere alle corporation di privatizzare beni e servizi in tutti i paesi, rimpinguando ancora di più le loro casse. Oggi con la globalizzazione viene attuato un capitalismo sfrenato e senza regole (se non quelle che convengono al gruppo dominante) e le corporation investono in ogni angolo del mondo, utilizzando guerre e disastri naturali per piegare alla loro volontà. Un mercato senza regole e la privatizzazione ad oltranza hanno trasformato il mondo in un luogo di miseria e di corruzione, in cui i valori sbandierati dalle nazioni ricche sono falsi come i programmi festosi e colorati delle televisioni. Le classi più povere, perdendo potere sulle formazioni politiche che in precedenza si professavano a difesa dei loro diritti, non hanno più la possibilità di migliorare la propria situazione che, quindi, è destinata a peggiorare.
Impoverendo tutti, e creando confusione fra le distinzioni di status, l'élite ha reso fuori moda parlare di classi sociali. La stessa parola "classe" è stata messa al bando, sostenendo che non esistono più classi, così come si propaganda che non esistono più ideologie. La verità è che l'oligarchia dominante ha voluto cancellare le idee e le istanze a favore delle classi svantaggiate, creando confusione nei concetti. Lo scrittore James Petras spiega come è stata creata la confusione:

"Durante gli anni Ottanta i mass-media occidentali si appropriarono sistematicamente delle idee fondamentali della sinistra, svuotandole dei loro contenuti originali e riempendole con altri. Le manovre dei politici per rafforzare il capitalismo e accrescere le ineguaglianze venivano descritte come "rivoluzionarie" e "riformatrici", mentre coloro che si opponevano a questa visione erano etichettati come "conservatori".
Questo rovesciamento del senso del linguaggio politico disorientò molte persone, rendendole vulnerabili ai proclami secondo cui i termini "destra" e "sinistra" avevano perso di significato e le ideologie non contavano più nulla. La manipolazione culturale globale va avanti grazie a questa corruzione del senso. Nel Terzo Mondo, la privatizzazione delle aziende pubbliche starebbe "dissolvendo i monopoli". "Riconversione" è l'eufemismo usato per tornare indietro a condizioni lavorative da diciannovesimo secolo, defraudate di ogni conquista sociale. 'Deregulation" indica invece il passaggio del potere dalle mani dello stato sociale nazionale a quelle del sistema bancario internazionale (e) di un'élite di corporation".[2]
Sostenendo l'assenza di ideologie, si ritiene che anche il discorso sulla lotta di classe debba essere archiviato e bandito dalla storia. La realtà è che il divario fra le classi sta crescendo a dismisura ovunque. Nei paesi poveri la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno imposto "ristrutturazioni" e, concedendo prestiti, hanno reso i paesi dipendenti e obbligati a seguire le loro linee anche se non convenienti ai loro interessi. Questo è accaduto in molti paesi, ad esempio, nel Sudafrica, dopo il 1995, sono iniziati gli investimenti americani che hanno realizzato un vero e proprio saccheggio delle risorse del paese, aumentando ancora di più il già drammatico divario fra ricchi e poveri. La General Electric , in Sudafrica, ha fatto chiudere decine di fabbriche lasciando nella disoccupazione migliaia di persone. Il progresso economico, promesso a Mandela, non era per tutti ma per coloro che già avevano una posizione economica privilegiata. Il cosiddetto "libero scambio" costringe tutta la popolazione a pagare anche i beni di fondamentale necessità, come l'acqua, e le classi povere sprofondano nella miseria fino a morirne. A Dimbaza (Sudafrica) i bambini muoiono per denutrizione mentre a Johannesburg c'è Upper Houghton, uno dei quartieri più ricchi del mondo, in cui le case lussuosissime sono delle fortezze, e nelle scuole, fra le migliori del mondo, i ragazzi giocano a rugby, mentre i loro coetanei in un'altra parte del paese lavorano molte ore per guadagnare meno di una sterlina al giorno.

Oggi cinque compagnie della Anglo-American Corporation controllano tre quarti di tutti i capitali della borsa di Johannesburg, un miracolo economico, ma soltanto per chi già era ricco. Per le classi povere il "miracolo" corrisponde a maggiore miseria. Oggi, in Sudafrica, si pone anche il problema dell'assistenza medica e dell'istruzione perché il paese non può più garantire neanche i minimi servizi e il denaro che spendeva in precedenza adesso serve a ripagare gli interessi del debito contratto con le istituzioni finanziarie occidentali.
Negli ultimi dieci anni, i ricchi statunitensi sono diventati ancora più ricchi e si isolano sempre di più vivendo lontani dalla gente comune, che diventa sempre più povera, e deve affrontare molti impedimenti nel migliorare la propria situazione. Talvolta c'è persino il riconoscimento percettivo delle classi, come racconta un turista europeo negli Usa: "Sono rimasto sconvolto dal constatare come sembri di avere a che fare con due "razze" diverse. L'élite è alta, bella e magra, veste con gusto e cura il proprio aspetto. Tale elite frequenta solo i quartieri migliori delle città importanti e non si trova nel resto del paese. Quanto al resto del paese... il popolo è sciatto, trascurato, e molte persone, anche se ancora giovani, sembrano malate o sono obese".

Negli Stati Uniti, dalle differenze di classe origina non soltanto una diversa condizione lavorativa e una diversa qualità della vita ma, anche, diverse condizioni di salute e diversi livelli d'istruzione.
Molti americani credono ancora al "sogno americano", cioè di potersi arricchire dall'oggi al domani come fosse facile per chiunque l'accesso alla ricchezza. Ma nuovi studi sulla mobilità sostengono che è sempre più difficile passare ad una classe più elevata, mentre diventa più facile accedere a cariche elevate, come diventare giudice della Corte Suprema, se si appartiene all'élite ricca. Di fatto, fa strada quasi esclusivamente chi appartiene a famiglie con redditi alti, molto istruite e con buone conoscenze nel mondo che conta. Anche i candidati presidenti provengono tutti dalle élite ricche, e ricevono per le loro campagne elettorali somme elevatissime dalle banche e dalle grandi corporation.

Da un sondaggio del New York Times[3] emerge che secondo l'opinione del 40% degli americani esistono oggi più di prima le possibilità di accedere ad una classe più elevata, mentre in realtà è avvenuto il contrario. E' probabile che la percezione errata degli americani dipenda dal voler mantenere vecchie convinzioni nonostante esse non siano più suffragate dai fatti, oppure semplicemente dal credere ai mass media, che non danno l'impressione che qualcosa sia peggiorato, anzi, parlano di progressi economici, che avvengono però, di fatto, soltanto per i più ricchi.

La fortissima disparità nei redditi fra ricchi e poveri presente negli Usa, pregiudica anche le possibilità di rendimento scolastico dei figli che non possono accedere per gli alti costi alle migliori scuole, che si trovano tutte nei quartieri alti.
I sociologi americani, fino a poco tempo fa, distinguevano soprattutto tre classi sociali: la classe alta, la media e la classe bassa o lavoratrice. Oggi ne distinguono decine, caratterizzate dal tipo di lavoro e dallo stile di vita. Alcuni sociologi, in linea con le tendenze del momento, hanno cercato di spazzar via lo stesso concetto di classe mentre altri sociologi, come Michael Hout, si sono opposti all'inganno. Hout ha dichiarato:

"Trovo questo dibattito sulla 'fine della classe' ingenuo e ironico, perché siamo in un periodo di espansione delle disuguaglianze".[4]

Il nuovo corso dell'economia, con i cambiamenti tecnologici e i processi di globalizzazione (cioè delocalizzazione delle industrie in posti dove si sfrutta la manodopera a costi e a condizioni semischiavistiche), ha provocato la chiusura di fabbriche e aumentato il reddito dell'1% delle famiglie (quelle già ricche) del 139% nel periodo fra il 1979 e il 2001, mentre quello delle classi povere è salito meno rispetto al livello dell'inflazione, provocando così un peggioramento delle condizioni economiche di milioni di persone. Di fatto gli americani percepiscono che la loro condizione è peggiorata soprattutto a causa del costosissimo sistema sanitario, che lascia senza sicurezza sanitaria ben 50 milioni di cittadini americani. Ma gli americani sembra non vogliano rinunciare al "sogno americano" anche se esso rimarrà soltanto un sogno. Nella realtà di tutti i giorni, la classe sociale rimane un fattore importantissimo per l'intera vita del soggetto e anche per la sua morte. Come dice Ichico Kawachi, docente di epidemiologia sociale all'Harvard School of Public Health:

"Negli ultimi 20 anni ci sono stati progressi enormi nel soccorso prestato ai pazienti colpiti da attacco cardiaco e nella conoscenza di come si previene un attacco. Ogni volta che si fa strada un'innovazione, le persone agiate sono le più veloci ad adottarla. All'altra estremità della scala sociale, invece, per i poveri si sono accumulati vari svantaggi: la dieta è peggiorata, c'è più stress dovuto al lavoro. La gente, se è povera, ha meno tempo per dedicarsi ad attività che consentono di restare in buona salute".[5]
Nel 1974, l 'economista Paolo Sylos Labini scrisse un libro dal titolo Saggio sulle classi sociali, in cui propose la seguente distinzione fra le classi:

"I) Borghesia vera e propria: grandi proprietari di fondi rustici e urbani (rendite); imprenditori e alti dirigenti di società per azioni (profitti e rendite misti che contengono elevate quote di profitto); professionisti autonomi (redditi misti, con caratteri di redditi di monopolio).
IIa) Piccola borghesia impiegatizia (stipendi).
IIb) Piccola borghesia relativamente autonoma (redditi misti: coltivatori diretti, artigiani (inclusi i piccoli professionisti), commercianti.
IIc) Piccola borghesia: categorie particolari (militari religiosi ed altri) (stipendi).
IIIa) Classe operaia
IIIb) Sottoproletariato".[6]

Il libro di Sylos Labini, che offre uno spaccato della società italiana del secolo scorso, venne pubblicato proprio quando in Italia si verificavano scontri e lotte per migliorare la situazione dei lavoratori. Le lotte e le contestazioni degli anni Sessanta e Settanta permisero all'Italia di fare passi avanti nei diritti dei lavoratori, delle donne, e nel diritto allo studio, ma negli ultimi anni, a causa della precarizzazione del lavoro, della svendita dei beni pubblici e della corruzione politica, tutto questo è stato demolito.

I processi di globalizzazione hanno fatto aumentare il divario fra ricchi e poveri anche nei paesi ricchi, e molte persone appartenenti alle classi medie si sono trovate a non avere più i vantaggi economici di prima. La competizione lavorativa è diventata mondiale, e viene diretta e controllata da chi già detiene una fetta enorme di potere economico. I paesi poveri vengono costretti a produrre di più mentre il prezzo delle loro materie prime viene abbassato, e nei paesi ricchi aumentano la disoccupazione e il lavoro precario. I meccanismi di tassazione, che prima permettevano di aiutare le classi povere garantendo loro istruzione e assistenza sanitaria, oggi vengono smantellati per favorire un maggiore accumulo di capitale alla classe ricca. In Europa, negli ultimi venti anni, sono diminuite le tasse sul capitale e sono aumentate quelle sul lavoro, mentre negli Usa le tasse delle società per azioni sono scese dal 27% al 17% del totale. In molti paesi asiatici e africani le corporation transnazionali trovano concessioni fiscali straordinarie che danneggiano le classi povere. L'idea che le imprese private debbano essere più importanti dell'interesse nazionale ha reso gli Stati più deboli e la difesa delle classi povere sempre meno presente all'interno di essi. La tutela delle classi povere e dei lavoratori è ormai un argomento non più dibattuto, esso ha lasciato il posto ai concetti di "competizione globale" e di neoliberismo mondiale, argomenti spesso falsati per indurre a credere che la globalizzazione sia favorevole anche alle classi povere. Ma ciò non corrisponde a realtà poiché il liberismo mondiale coincide con un potere esercitato da chi è più ricco, contro chi è povero. La realtà futura, se non si riesce a contrastare la tendenza attuale, vede un ulteriore impoverimento delle classi povere a favore dei ricchi, che concentreranno ancora di più le ricchezze nelle loro mani contro i diritti sanciti nell'articolo 25 1° comma dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani:

"Ognuno ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ognuno ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà".
La smania dei politici di dimostrare di poter rappresentare tutte le classi e difendere i diritti di tutti, manifesta un comportamento di copertura, ossia che è vero l'opposto: il politico oggi non è a servizio dei cittadini, e la politica è soltanto un canale che serve al gruppo egemone per mantenere il controllo politico sulla popolazione. Per capirlo basta osservare come nelle campagne elettorali il cittadino non è affatto il protagonista ma è bersaglio della propaganda. Le classi popolari sono diventate ormai preda di inganni, talvolta grossolani, e di illusioni. I popoli sono indotti alla passivizzazione e coinvolti emotivamente nello spettacolo politico. Uno spettacolo sempre più squallido, che nel mettere in scena personaggi benevoli, paternalistici o che cantano allegri l'inno nazionale, ignora la vera funzione della politica. Nel valorizzare ciò che appare e che suscita emozioni momentanee, si nasconde quello che sarebbe meglio per la società, e ci si guarda bene dal chiedersi se i valori come la solidarietà e il principio di redistribuzione della ricchezza debbano essere, oggi più che mai, alla base di ogni scelta politica che sia degna di essere rispettata.



Note:

[1] Fonti: World Economy 2001, Banca Mondiale, dati ISTAT, The World Factbook CIA.
[2] Cit. in Pilger John, "Agende nascoste", Fandango, Roma 2003, p. 540.
[3] "The New York Times", 25 maggio 2005.
[4] Scott Janny e David Leonhardt, "Classi in America", The New York Times, 25 maggio 2005.
[5] Scott Janny, "Più salute e vita migliore per chi ha più mezzi", in The New York Times, 25 maggio 2005.
[6] Labini Sylos Paolo, "Saggio sulle classi sociali", Laterza, Roma-Bari 1975.

domenica

LIBRO "DITTATURE. LA STORIA OCCULTA"

«DITTATURE: la storia occulta» Antonella Randazzo, pagine 368, febbraio 2007
Pochi di noi si sorprenderebbero nell'apprendere che alcuni esseri umani sono capaci di commettere crimini. Dalle cronache, conosciamo l'esistenza di persone che commettono crimini terribili come l'omicidio, e ci aspettiamo che queste persone vengano smascherate e paghino per i loro crimini. Tuttavia, forse stentiamo a credere che possano esistere persone che uccidono a sangue freddo, che distruggono intere città e che costringono milioni di persone a soffrire la fame e a morire di stenti. Esseri che sparano sulla folla, uccidono bambini, donne e vecchi. Ingannano, manipolano le informazioni, affinché non si sappia la verità su di loro. Esseri che sperimentano armi capaci di provocare dolori atroci e di uccidere disintegrando i corpi. Esseri che commettono crimini con cinismo e pianificazione. Esseri che si ergono al di sopra delle leggi, come mostri onnipotenti.
Eppure sappiamo che esistono guerre, miseria, fame, violenze contro donne e bambini e altri crimini, ma siamo indotti a credere che tali crimini possano dipendere da eventi non controllabili, oppure da disgrazie senza responsabili. In realtà questi eventi hanno precisi responsabili.
La convinzione che i fatti storici siano quasi sempre imprevedibili perché soggetti ai capricci della natura umana, appare oggi eccessivamente ingenua e semplicistica. Ritenere che la Storia sia frutto di eventi in gran parte immodificabili o giustificabili ci induce a credere che i crimini che in essa avvengono siano inevitabili. Questo libro prova che non è così.
Esso fa luce su insospettabili responsabili, che hanno potere di vita o di morte. Si tratta di un gruppo di persone, capaci di nascondersi dietro a dei Mostri da loro stessi creati, che agiscono in maniera disumana, provocando sofferenza e morte a milioni di persone.
Nonostante questo, non pagano per i loro crimini, e non appaiono nemmeno come criminali, perché si nascondono dietro un potere mediatico, che permette loro di propagandare un'immagine positiva o sdrammatizzare i loro crimini.
La Storia deve far luce sui fatti, sfidando paure e illusioni. Le nostre conoscenze sugli eventi storici aumentano col passare del tempo, e oggi sono emerse così tante contraddizioni con le vecchie interpretazioni della realtà storica che abbiamo soltanto due possibilità di scelta: o far finta di niente e cercare di non capire né pensare ai crimini che avvengono in molte parti del mondo, oppure chiederci il perché ci troviamo in un mondo in cui vengono commessi così tanti crimini.