sabato

IL VOLTO DEL DISSENSO. La protesta civile e il suo valore.

Di Antonella Randazzo

30 giugno 2007


Il dissenso o la protesta civile esistono quando non c'è una vera libertà; quando il sistema politico non tutela gli interessi di tutti, ma soltanto di alcuni, e quando si vuole imporre al popolo ciò che lo danneggia.
L'oligarchia occidentale dice di difendere i diritti umani, e professa propagandisticamente di aver costruito una "civiltà superiore", negando in tal modo la natura criminogena del sistema. Il dissenso mostra chiaramente qual'è la verità, e per questo le autorità si prodigano a minimizzarlo, etichettandolo negativamente ("antiamericani", "fanatici", "terroristi", "ribelli", "sovversivi", "estremista", ecc.).
Il dissidente viene ignorato o tollerato, fino a quando non riesce a fare proseliti. In tal caso diventa pericoloso e viene criminalizzato, denigrato o isolato. Chi sfugge al controllo sociale e fa emergere contraddizioni, crimini e soprusi del gruppo dominante, anticamente veniva gettato sul rogo, oggi viene distrutto con i mezzi mediatici.
Chi protesta perché ritiene immorale far morire di fame centinaia di bambini al giorno, o aggredire popoli inermi, appare oggi come un rompiscatole. Per constrastare la dissidenza il sistema, attraverso i media, ribalta i significati: chi vuole la pace diventa un violento, chi è solidale con chi soffre diventa un pericoloso sovversivo, e chi denuncia l'iniquità finanziaria diventa un personaggio ignorante e avido.
Il dissidente deve apparire come animato da motivi irrazionali o egoistici. Ad esempio, il quotidiano La Repubblica titolava così un articolo dedicato alla motivazione del successo di Beppe Grillo: "Critica il potere e avrai successo"(1). Si tratta del metodo propagandistico che mira a far apparire la questione della critica al potere all'interno di una visuale limitata, quale può essere quella del vantaggio personale. La stessa tecnica fu utilizzata per denigrare il lavoro dei magistrati del pool antimafia. Ad esempio, scriveva Sciascia sul Corriere della Sera: "Oggi per fare carriera basta un processo di mafia"(2).
Sandro Viola, su Repubblica, accusava: "Non si capisce come mai Falcone non abbandoni la magistratura... s’avverte l’eruzione d’una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti televisivi"(3). Tale metodo mediatico tende a dare ad intendere che coloro che lottano contro il sistema, o che ne denunciano i crimini (il pool antimafia era "dissidente" perché stava realmente tentando di distruggere la mafia, che è parte del sistema), lo fanno per motivi personali o egoistici.
L'articolo su Grillo, scritto da Curzio Maltese, non affrontava il problema più importante: gli italiani apprendono dalla performance di un comico alcune verità fondamentali sul sistema politico ed economico. Non dovrebbe essere compito di un comico far capire qual'è la realtà politico-economica. Questa situazione basta a capire che il sistema in cui viviamo non ha nulla a che vedere con una "democrazia", in cui dovrebbe essere fondamentale l'informazione corretta da parte delle istituzioni, soprattutto sulle questioni fondamentali per tutti i cittadini. L'articolo concludeva dicendo: "Il grillo parlante non dice sempre la verità, a parte una sicura: "tutto quello che vedete in televisione è falso". La prima parte della frase non viene argomentata, e risulta un'accusa del tutto gratuita e ingiustificata, mentre la seconda parte indica una tendenza degli ultimi tempi, emersa in seguito alle numerose denunce dei cittadini contro i media spazzatura e ingannevoli. Gli stessi media di regime adesso denunciano la disinformazione, ma si guardano bene dallo spiegare a cosa essa è dovuta. Non può bastare dire "la Tv è falsa" oppure "i giornalisti non dicono la verità". Occorre far capire come mai fanno carriera i giornalisti più inclini alla sottomissione al potere, o quelli più mediocri e incapaci di fornire una vera e approfondita informazione. Si dovrebbe dire chiaramente che i mass media sono controllati dalla stessa oligarchia dominante che controlla la realtà economica e politica. Tale oligarchia non ha affatto interesse ad informare la gente, piuttosto preferisce nascondere quanto possibile gli aspetti inaccettabili del sistema. Se proprio alcuni di questi aspetti devono saltar fuori, preferisce farli dire da un comico piuttosto che da un'autorità. Ciò serve anche a deresponsabilizzare tutti, come se il sistema fosse dovuto ad una serie di casualità, e nessuno deve dare spiegazioni.
Per limitare il dissenso, i mass media tendono ad occultare le notizie allarmanti, come ad esempio quelle che riguardano il potere totalitario delle banche o le operazioni criminali attuate dall'élite statunitense in moltissime parti del mondo. Su questi argomenti i media tendono ad essere rassicuranti e semplicistici, nascondendo o mistificando gli aspetti più gravi e preoccupanti, oppure dando la colpa dei crimini a qualcun altro ("terroristi").
Negli ultimi anni, nel nostro paese sono emersi problemi che denotano l'assenza di sovranità dei cittadini. I fatti più conosciuti riguardano la protesta "No Tav" in Val di Susa e quella "No dal Molin" a Vicenza. Si tratta di persone che stanno lottando per i diritti che una vera democrazia dovrebbe garantire e difendere: la salute, la pace e un mondo senza crimini. I media si sono accaniti contro questi cittadini, cercando di farli apparire come "antiamericani", "antiprogressisti" o addirittura "terroristi". Ad esempio, al presidente della Comunità Montana della Bassa Val di Susa e Cenischia, Antonio Ferrentino, il giornalista de La Stampa chiese: "Presidente è sicuro che il movimento sia immune dalla propaganda terroristica?"(4). La domanda metteva sotto accusa coloro che rivendicano i propri diritti. Si tratta di una tecnica che mira a distogliere l'attenzione dalla questione principale che ha causato il problema, per porla su coloro che hanno sollevato la questione, come se il colpevole fosse chi solleva il problema e non chi lo crea. Ferrentino rispose: "Abbiamo assistito a tentativi di strumentalizzazione della nostra protesta... Un mese fa qualcuno ha messo dei copertoni sotto un traliccio e poi ha appiccato il fuoco. I grandi giornali nazionali hanno dedicato pagine al fatto mentre se fosse accaduto in qualsiasi altro posto avrebbe trovato spazio in una breve. Se c'è un rischio è legato al fatto che qualsiasi cosa succeda sul nostro territorio ha un'eco mediatica esponenziale. E così qualsiasi cretino o qualsiasi criminale faccia qualcosa da noi è quasi certo di finire in prima pagina".
Il dissenso viene temuto dal sistema attuale, a tal punto che in molte parti d'Italia esiste una sorveglianza continua dei cittadini. Per giustificare il controllo, le città vengono rese sempre meno sicure, e i media tendono a mettere in allarme, generando paura e insicurezza. Le forze dell'ordine hanno la funzione, quando occorre, di reprimere il dissenso, e non di creare sicurezza nelle città. Infatti, esse non intervengono in caso di spaccio di droga (pur essendo in molte zone visibile a tutti i cittadini) e non rendono le città sicure e protette dalla piccola criminalità, come sarebbe loro compito.
Il sistema attuale si basa sul crimine e sulla paura, e dunque vuole condizionarci affinché sentiamo la necessità di doverci proteggere dagli altri, magari acquistando antifurti o armi. Le carceri vengono riempite soprattutto di persone che per la disperazione hanno commesso piccoli reati o da immigrati che talvolta non hanno commesso alcun reato. Grazie all'indulto escono dal carcere non soltanto gli immigrati e i disperati, ma anche i mafiosi e altri criminali pericolosi, che seminano altro panico fra la popolazione. I canali mediatici amplificano i reati commessi da cittadini comuni o da extracomunitari, gettandoci in un clima di diffidenza e preoccupazione. Viene utilizzato anche "l'allarme terrorismo", attraverso notizie allarmanti. Ad esempio: "è stato sventato un attentato di al Qaeda" o "minacce terroristiche di al Qaeda su un sito web". Nel novembre dello scorso anno i giornali pubblicarono titoli come "Bin Laden deve venire a Milano"(5) e "Al Qaeda colpirà a natale"(6). Queste notizie hanno lo scopo principale di tenerci nel panico, preoccupati dai rischi che potrebbero incombere su di noi. Col pensiero ai possibili pericoli (essere derubati, assaliti, uccisi o subire violenze di vario genere), i cittadini non cercheranno di capire la vera natura del sistema, e come esso stesso crea i pericoli di cui ci preoccupiamo. Per questo motivo sono assai più numerose le persone prese dal panico che quelle che lottano efficacemente contro il sistema.
Le libere manifestazioni di dissidenza vengono tenute sotto stretto controllo, cercando di minimizzare o annullare i loro effetti, attraverso il controllo mediatico.
Il 9 giugno scorso, in occasione della visita di Bush a Roma, si è cercato di "addomesticare" il dissenso all'interno di un evento organizzato dal governo stesso. Si trattava di un presidio "contro le guerre di Bush ma non contro il governo", come se l'attuale governo non stesse sostenendo le imprese belliche delle autorità statunitensi. Al presidio di regime si raccolsero soltanto poche centinaia di persone, mentre il corteo organizzato dai veri dissidenti attrasse almeno centocinquantamila persone, che sfilarono pacificamente esibendo vari striscioni.
I telegiornali cercarono di minimizzare l'evento oppure di denigrarlo. In un programma su La7 qualcuno utilizzò la parola "circo" per definire la manifestazione pacifista. Al telegiornale di Rai3 delle 19,00, Bianca Berlinguer disse "Il corteo no-war era quello che preoccupava di più", come dire che "quando scendono in piazza i pacifisti occorre preoccuparsi". Si tratta sempre del metodo del ribaltamento dei significati: non era Bush a dover preoccupare, quale rappresentante di un'élite che ha commesso ogni genere di crimine, ma i pacifisti che manifestavano contro questi crimini.
I giornalisti che seguivano l'evento di tanto in tanto, con tono concitato riferivano: "Per adesso le manifestazioni sono pacifiche", ad intendere che da un momento all'altro potevano scoppiare violenze.
I media misero in evidenza un evento che potrebbe essere stato opera di un solo personaggio o addirittura creato ad oc per indurre a credere che chi avrebbe manifestato quel giorno non aveva tutte le rotelle a posto. Si tratta di una frase scritta durante la notte sulla lapide di via Fani dedicata a Moro. La frase diceva: "Bush uguale Moro". La notizia è stata data insieme alle altre notizie sulla manifestazione, creando così il meccanismo dell'associazione degli eventi. La strumentalizzazione del fatto emerse chiaramente dalle parole del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, che dette per scontato, senza alcuna prova, che si trattasse di un gruppo di dissidenti: "(sono indignato) per le vili espressioni di cieca faziosità e violenza... (che sono) propri di irresponsabili gruppi minoritari, ma debbono ugualmente suscitare allarme e vigilanza"(7).
Il dissenso viene mostrato dai media ufficiali come ridicolo. Se fra centomila persone ce ne fosse anche una sola vestita da clown o in modo carnevalesco, potete scommettere che tutte le telecamere inquadreranno quell'immagine e la manderanno in onda nei telegiornali. Il regime vuole mostrare le proteste come qualcosa che non appartiene all'intera società, come dovute a persone strane, emarginate oppure disadattate, e dunque le immagini di clown o di persone mascherate o strambe sono ben adatte ad indurre questo tipo di associazione. Queste immagini servono a veicolare il messaggio che chi protesta è un po' matto, svitato, fuori dal comune, anormale.
Quel giorno la polizia sequestrò alcuni striscioni, in particolare quelli che si riferivano al presidente Bush. Su uno di questi c'era scritto: "La vostra guerra è imperialismo. La vostra pace è sfruttamento. Bush vai a quel paese". Alcuni giovani che si sono visti sequestrare i loro striscioni hanno tirato fuori alcuni pennarelli e hanno scritto sulle magliette i loro slogan, sicuri di poter scrivere ciò che volevano dato che gli agenti non avrebbero potuto privarli delle loro magliette.
Alla fine della manifestazione ecco che arriva l'evento di cui parlare, per evitare di mettere in evidenza gli aspetti positivi della manifestazione. Un gruppo di giovani, indicati nell'ordine di 50/100, come fosse tutto preparato in anticipo, indossarono caschi e iniziarono a provocare i poliziotti, che rimasero impassibili. Il gruppo era trattato in modo ostile dal resto del corteo, come fosse a loro del tutto estraneo: molti urlarono contro "Fascisti", "Andate via". Il gruppo di teppisti cercò di creare scompiglio, tentando di distruggere vetrine, ma poi, dopo che gli agenti gettarono alcuni lacrimogeni, si allontanarono e cambiarono "divisa", togliendo caschi e felpe e indossando magliette colorate per mescolarsi alla folla e non essere riconosciuti come i teppisti del momento precedente. Se l'obiettivo era quello di fare in modo che i media avessero qualcosa da riferire che non fosse positivo per i manifestanti, esso è stato raggiunto: i Tg parlarono soprattutto dello sparuto gruppo di teppisti.
La conferenza stampa di Prodi e Bush è risultata una vera e propria sceneggiata, con tanto di affettuosità fra i due, che si chiamavano per nome di battesimo e si sorridevano a vicenda, ma non trattavano affatto gli argomenti che interessavano e riguardavano gli italiani: basi militari, armi chimiche e nucleari presenti sul suolo italiano, la futura base militare di Vicenza, il sostegno alla guerra in Afghanistan, denaro speso per le guerre di dominio americane, il caso Calipari, il caso Abu Omar, le torture della Cia, il massacro del popolo iracheno, ecc. Nulla di tutto questo è stato trattato nemmeno superficialmente, e si ebbero soltanto ringraziamenti, pacche sulla spalla e sorrisi d'intesa, come si trattasse di persone prive di responsabilità. Era l'incontro di due leader che si autodefiniscono "democratici" ma che hanno completamente ignorato la popolazione, agendo come se non dovessero rendere conto a nessuno del proprio operato.
Le autorità americane organizzarono un incontro con la Comunità cattolica di Sant'Egidio nell'ambasciata americana. Un cartellone con su scritto a caratteri cubitali "Comunità di Sant'Egidio" suggeriva il tipo di evento che si stava svolgendo. Con questo incontro, le autorità americane hanno voluto dare un segnale chiaro ai pacifisti e a tutte quelle persone che denunciano i crimini commessi dall'oligarchia americana in molti paesi, come l'Iraq, l'Afghanistan e la Somalia. La sceneggiata dell'incontro con l'Ong religiosa serviva a mettere in evidenza l'intenzione degli Usa di aiutare l'Africa e tutti i poveri del Terzo Mondo. Peccato però che se volessero davvero aiutare le aree povere basterebbe ritirare le loro truppe e smettere di saccheggiare le materie prime, senza alcun bisogno di incontrare associazioni di beneficenza. E' evidente che si trattava di un evento propagandistico, assai offensivo per la dignità di coloro che in Africa e in altre parti del mondo vengono privati dei loro beni e della libertà, e costretti a vivere in miseria proprio da chi opera dietro le quinte dell'amministrazione Bush.
Il giorno dopo Bush venne mostrato dai Tg fra un gruppo di cittadini albanesi che lo accoglievano in un clima di festosità, come a dire "vedete che soltanto voi italiani non avete saputo accoglierlo come meritava". I nostri Tg si sono ben guardati dal dire che il dissenso in Albania era stato del tutto oscurato.
Accettare un sistema basato sul crimine, sulla miseria e sulla guerra non è possibile, e chi protesta rappresenta la parte migliore della società, quella che non si rassegna al crimine e all'ingiustizia. Quella che ha conservato la sua umanità e che ha il coraggio di mostrarla.


Copyright 2007 - all rights reserved.

ATTENZIONE: Questo articolo è protetto dal Copyright.
Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Antonella Randazzo. Per la riproduzione integrale o di parti dell'articolo occorre richiedere l'autorizzazione scrivendo all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it


NOTE

1) La Repubblica, 2 aprile 2007.
2) Il Corriere della Sera, 10 gennaio 1987.
3) http://www.crimelist.it/index.php?option=com_content&task=view&id=442&Itemid=2 4) La Stampa, 15 febbraio 2007.
5) La Repubblica, 28 novembre 2006.
6) La Repubblica, 12 novembre 2006.
7) Epolis Milano, 10 giugno 2007.

15 commenti:

rocco ha detto...

Dall’Universo alla moneta : andata e ritorno

Dio crea le stelle, il sole , i pianeti e l’uomo,
compresi anche tutti gli altri esseri minerali, animali e vegetali sulla terra e chissà quanti altri esseri che noi non conosciamo nell’universo.

La funzionalità è l’equilibrio di questo sistema.

Ogni cosa è animata o inanimata ma comunque ogni cosa visibile, in questa dimensione, da un uomo medio, può avere delle caratteristiche quali:

la forma,
la temperatura,
lo stato: solido, liquido o gassoso e stati intermedi,
il colore
il suono
il comportamento nell’ambiente che lo circonda
la visione
l’ascolto
l’odore
la sensazione del contatto.

Ogni cosa ha una funzione, nel senso che anche se all’inizio non si conosce il suo significato, l’uomo studiando, per quello che può, le sue caratteristiche, gli attribuisce una funzione in questa dimensione.

L’uomo terrestre è dotato anche di caratteristiche non visibili quali:

il pensiero,
la memoria,
l’emozione,
il sogno,
il ragionamento
la volontà.

Ci sono poi delle caratteristiche legate alla vita dell’uomo ed all’ambiente che lo circonda quali:
il tempo e lo spazio.

Il pensiero può sintetizzarsi come la capacità di veicolare le informazioni che arrivano all’ attenzione dell’uomo tramite le sue caratteristiche intrinseche, di elaborarle e farne uno schema che può manipolare e dirigere verso uno scopo e grazie alla volontà di manifestarle in un atto esterno ad esso.

L’uomo medio terrestre non conosce il motivo della nascita e della morte ma conosce che esiste in lui un’energia che lo fa vivere. Un uomo non potrà mai conoscere da vivo il mistero di Dio a meno che questi non lo voglia rendere partecipe e la sua fede è rappresentata dalla assoluta certezza di un equilibrio ma soprattutto di una volontà più grande di lui che lo sorregge.

Il rispetto dell’equilibrio è l’unica cosa che l’uomo può fare per acquisire la saggezza della vita.

Essere equilibrati non significa essere dei robot ma significa essere consapevoli che la vita è un dono e questo dono è per tutti, quindi l’equilibrio serve a vivere secondo l’ordine universale.

L’ordine universale ci dice che il sole irradia la terra(che gli gravita intorno), che tutto vive in funzione di questa irradiazione che acquisisce girando intorno a se stessa in maniera che tutti godano di questa fonte di vita.

L’origine di tanti disequilibri di oggi si deve ricercare nelle cause e non negli effetti.

Il perché fa nascere il dubbio, la confusione, la paura fino a quando non si cercheranno di conoscere le cause ma invece si daranno delle risposte agli effetti, avremo sempre delle mezze verità.

E’ questo il limite dell’uomo ma è anche questo che lo spinge a cercare e a porsi delle domande.

Le risposte, come dicevo prima, a volte sono opera di qualcuno più grande di noi a cui però molto spesso non riconosciamo il merito.

Le risposte devono essere sperimentate e verificate a loro volta e dal loro risultato si capisce se esse erano giuste ma soprattutto funzionali all’ordine delle cose stesse.

E’ da tenere sempre bene nel cuore che qualsiasi cosa accade deve accadere perché nulla è casualità.

Se la terra gira su se stessa non è casuale, se il sole fa quello che fa non è casuale e quindi il pensiero che porta disequilibrio nell’uomo e da questo purtroppo nell’ambiente in cui vive è l’ignorare l’ordine che lo sorregge.

Questa è la premessa per poter affrontare qualsiasi problema che l’uomo ha causato dall’inizio della sua nascita ad oggi. Non si potranno risolvere tutti i problemi ma averne il progetto o meglio il programma per risolverli e soprattutto la volontà di avviare tale procedimento serve per vivere meglio oggi e servirà all’uomo di domani per continuare l’opera.

Siamo chiamati dunque tutti a partecipare all’opera universale di Dio e quindi la misura di questa partecipazione sarà la nostra felicità.

Vorrei ricordare che la terra è di tutti.
Se l’uomo di oggi andasse sulla luna tutti i giorni direbbe che è di sua proprietà.

Questo concetto è importante perché da questo nasce il concetto di conquista e quindi di potere, di controllo e cioè di paura di perdere qualcosa che non appartiene ad alcun uomo o gruppo di uomini.

Per mantenere tale assurdo concetto in vita qualcuno ha costruito ed organizzato la vita dei gruppi umani al fine di produrre non beni per la necessaria sopravvivenza ma beni per il profitto di pochi e cioè accumulare cose materiali superflue e che prima o poi passano da un uomo all’altro di questa piccola cerchia, perchè nel frattempo il tempo fa il suo lavoro.

La cosa superflua che si cerca di accumulare è la moneta.

L’uomo di oggi ha per scopo l’accumulo di questo che è diventato un bene e non più un mezzo.

La moneta deriva dal concetto di proprietà.

Quindi se si vuole neutralizzare l’effetto negativo sull’uomo della moneta bisognerebbe cancellare il concetto di proprietà.

Ma fin quando questo non accade e, ci vogliamo come al solito, rivolgere all’effetto e non alla causa, già da oggi si potrebbe rendere questo effetto meno negativo e addirittura partire da esso per migliorare le condizioni di vita dell’uomo moderno.

Oggi, come dicevo, la produzione della moneta è delegata dagli Stati alla banca.

La moneta sia materiale(appunto monetina metallica o di carta) che virtuale, e cioè sintetizzata in un
numero matematico, in un file, appartiene sempre alla banca che l’ha prodotta dal nulla a costi irrisori come può essere scrivere un numero su un pezzo di carta o sul video di un computer.

Essa viene quindi venduta al valore nominale
e cioè al valore che esprime sulla sua facciata o in un numero che fa parte di un conto corrente bancario o titolo bancario,

agli Stati (che gliela hanno ordinata)
in cambio di valori,
che invece,
rappresentano il risultato in valore, del lavoro di tutti i membri dello stesso Stato.

Non è dato di capire perché (ma lo si intuisce) lo Stato paga il valore nominale della moneta e non il costo della sua produzione effettiva (tra l’altro il 98% della massa monetaria è virtuale),

non si capisce perché la banca debba avere questo potere essendo tra l’altro una società privata

(creata grazie alle leggi dello Stato stesso ma che appartiene solo ad un numero ben determinato di persone che si dividono i profitti tramite le quote facenti parte del capitale della stessa)

e non pubblica facente capo allo Stato (che appartiene cioè a tutti i cittadini - per es. italiani).

La banca dunque prende dallo Stato senza pagare dazio e fa profitti a due cifre percentuali ogni anno di più, mentre lo Stato perde sempre di conseguenza profitti a discapito dei suoi membri e strutture.

La moneta per lo Stato così come lo è oggi,
è un mezzo controproducente alla sua economia e sopravvivenza
e cioè va contro qualsiasi logica matematica e contro ogni cardine di giustizia sociale.

Detto questo bisogna sollecitare tutte le coscienze a prendere atto della situazione ed a provocare delle iniziative che servano a ristabilire l’ordine di giustizia sociale che lo Stato merita e tra l’altro così ben descritto nella sua costituzione.

Nessuna risorsa che è di vitale importanza per la vita dello Stato può essere ceduta e sfruttata impunemente da terzi.

Da un’equa distribuzione del superfluo a favore del necessario alla sopravvivenza di tutti gli uomini, si fa giustizia alla saggezza di una comunità.

claudio acciari ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Antonella Randazzo ha detto...

E' a causa del "compromesso" che ci troviamo in queste condizioni.
Il compromesso dei molti rende quei pochi che non
lo accettano martiri o eroi.
Come qualcuno ha detto, sarebbe auspicabile un mondo senza martiri ed eroi. Un mondo di uomini,
in cui il crimine è sempre indicato come tale e punito, senza nasconderlo dietro bandiere o gruppi di potere.

luca ha detto...

grazie.........
luca

signora mia ha detto...

Gentile Antonella, probabilmente a causa della difficolta' a seguire con attenzione il dibattito televisivo hai fatto confusione.
Non sono stata certo io a definire circo la manifestazione contro la guerra, ma uno dei nostri ospiti in studio.
io mi trovava lungo il corteo con Giulietto Chiesa, e con lui abbiamo commentato questa affermazione per dire esattamente il contrario.
per favore, puoi rettificare cio' che hai scritto'
Grazie, Flavia Fratello

Antonella Randazzo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Antonella Randazzo ha detto...

Riporto la precisazione della giornalista, aggiungendo però che sono certa, dato che posseggo la registrazione, che la detta giornalista ha ripetuto la definizione (leggi: "circo") più volte durante le interviste, sebbene talvolta in forma dubitativa. L'epiteto, a mio avviso, non andava utilizzato né in forma dubitativa né, tanto meno, in forma affermativa, poiché in entrambi i casi, con la debita differenza, si trattava di una mancanza di rispetto verso chi stava liberamente manifestando e verso la democrazia stessa, che impone rispetto per ogni idea e convinzione. Colgo l'occasione per dire a tutti i giornalisti televisivi di non ripetere pappagallescamente parole poco lusinghiere quando parlano con personaggi non graditi al regime, e di avere il medesimo rispetto per tutti, anche quando si trovano ad avere a che fare con ospiti che non agiscono in tal modo.

signora mia ha detto...

Gentile Antonella,
insisto. (ho anch'io le registrazioni).
Non ho affatto "ripetuto pappagallescamente " la definizione di circo, come dici tu.
L'ho riproposta a Giulietto Chiesa, per fargliela commentare, visto che lui non aveva modo di sentire bene cio' che veniva detto in studio, mentre noi ci trovavamo nel caos del corteo.
E sapendo bene ovviamente che l'avrebbe contestata.
Accetto volentieri le critiche, ma non quando mettono in dubbio la mia onesta' intellettuale.
Non sono asservita a nessun potente, e se tu conoscessi la mia storia personale te ne renderesti conto.
Grazie ancora
Flavia Fratello.

Antonella Randazzo ha detto...

Cara Flavia,
è vero che non ti conosco e quindi non mi permetto
minimamente di giudicare te come persona. Quello
che mi ha lasciata sconcertata è stato l'utilizzo di una parola così offensiva, come se si potesse avanzare una questione su un insulto. Tuttavia, riconosco in te un comportamento diverso rispetto
ad altri tuoi colleghi, prova ne sia il fatto che hai scritto su un blog libero e onesto come questo.
Quello che posso aggiungere è che occorre stare allerta perché i metodi di manipolazione e di controllo utilizzati dai mass media, e in particolare dalla televisione sono molto sottili, e talvolta ci condizionano senza che noi ce ne accorgiamo.

signora mia ha detto...

Gentile Antonella,
sono perfettamente d'accordo con te sui rischi che si corrono attraverso la comunicazione televisiva.
E proprio conscia di questo fatto, quando in studio e' stata definita "circo" la manifestazione, senza che il conduttore ne prendesse le distanze, ho fatto intervenire Giulietti.
Perche' una simile affermazione non restasse "impunita" se mi passi il termine.
Detto questo, sono qui a chiederti ancora una volta per cortesia di modificare il testo che hai pubblicato, dove mi attribuisci una volonta' manipolatoria che non mi appartiene assolutamente.
e che mi danneggia.
Scusa se insisto, ma l'onesta' del mio lavoro e' il solo e unico preziosissimo patrimonio che possiedo. E non posso lasciare che venga dissipato.
grazie.
Flavia Fratello

Antonella Randazzo ha detto...

Carissima Flavia,
sono molto felice che tu sia così come dici di essere.
Se sei una persona onesta nessuno potrà mai toglierti quello che sei, tanto meno un semplice articolo.
Comunque, ho indicato in modo generico l'uso del termine infelice. Come hai detto tu, il conduttore della trasmissione avrebbe dovuto prendere le debite distanze.
Se anche tu credi nell'importanza di difendere i diritti umani e di lottare per non dimenticare che centinaia di persone muoiono tutti i giorni a causa della criminalità avallata dalle autorità occidentali, spero che ti assegnino servizi che ti diano la possibilità di mettere in evidenza questo, e non i soliti resoconti sulle abitudini dei reali d'Inghilterra.

signora mia ha detto...

Gentile Antonella,
vorrei ringraziarti.
Lo scambio epistolare che abbiamo avuto e' sempre stato corretto, le nostre posizioni da distanti che erano si sono lentamente avvicinate e senza bisogno di minacce ne' insulti siamo arrivati ad una onorevole soluzione.
Se ogni diatriba potesse risolversi cosi, vivere sarebbe molto piu' facile.
Detto questo, vedo che segui con molta attenzione il lavoro delle redazioni.
E come saprai non sempre possiamo scegliere di cosa occuparci.L'unica difesa e' quella di evitare di mandare in vacanza il cervello,ripromettendoci e sperando di poter far meglio e di piu' il giorno successivo.
a presto. Flavia Fratello

Antonella Randazzo ha detto...

Brava Flavia,
apprezzo molto quello che hai scritto.
Ho avuto piacere a dialogare con te, come hai osservato anche tu, è stato un dialogo civile e costruttivo.
Su questo blog gli insulti e i post rabbiosi sono banditi proprio perché un dialogo costruttivo si può fare soltanto in modo pacato e usando l'intelligenza.
Io seguo la Tv come qualsiasi spettatore, e come molti mi accorgo di quanto essa sia diventata quasi completamente asservita all'oligarchia dominante.
So che i giornalisti sono stati privati di potere e questo è molto grave. Spero che persone come te possano, se non altro, evitare quelle scene di totale accondiscendenza al potere che alcuni giornalisti mettono in atto.
Ti auguro di realizzare tutte le tue aspirazioni. Mandaci ogni tanto qualche post di commento agli articoli, sarà molto gradito.
Con amicizia
Antonella

brigantedelsud ha detto...

Antonella,
ho letto il tuo blog, dal mio punto di vista, tra i più interessanti che abbia mai visitato. Complimenti
Antonio Ciano

Antonella Randazzo ha detto...

Grazie Antonio,
questo blog mi dà la possibilità di condividere le mie ricerche e di leggere i commenti sui miei libri e articoli.
Come avrai capito, il mio non è soltanto un percorso di tipo intellettuale o di "controinformazione" (come si usa dire oggi) ma soprattutto si tratta di capire la realtà in cui viviamo, che è una realtà in cui esiste un sistema di dominio che cerca in tutti i modi di piegarci e renderci passivi e inconsapevoli.
A mio avviso, ogni persona dovrebbe percorrere un sentiero di autoconsapevolezza e di conoscenza della realtà, anche se non sempre è piacevole.