mercoledì

INTRALLAZZI MEDIATICI

Di Antonella Randazzo


Nessuno di noi ama l’idea di poter essere condizionato dai mass media, eppure sappiamo che i media hanno un forte potere condizionante, ma preferiamo pensare che tale potere venga esercitato su altri.
Molti studiosi, specie psicologi, sociologi e filosofi, si sono interrogati circa gli effetti che i mass media producono sulla mente e sul comportamento delle persone. Alcuni di essi hanno elaborato concetti utili per comprendere tali effetti e far luce sulle tecniche utilizzate dagli “esperti” mediatici.
Molte pubblicazioni spiegano come e quanto siamo soggetti al condizionamento mediatico, che oggi non riguarda soltanto il campo pubblicitario o dello svago, ma anche quello politico, ideologico e persino religioso.
"Molti di noi vengono oggi influenzati più di quanto non sospettino e la nostra esistenza quotidiana è sottoposta a continue manipolazioni di cui non ci rendiamo conto", scriveva già negli anni Cinquanta il sociologo americano Vance Packard.
Egli parlava di “persuasori occulti”, ad intendere l’esistenza di “professionisti della comunicazione”, che utilizzavano varie tecniche difficili da riconoscere, mirando ad agire sul subconscio.
Ovviamente, questi “persuasori” sono a servizio dei grandi gruppi bancari e delle grandi imprese, e producono programmi Tv, pubblicità e altri prodotti mediatici, in armonia col sistema da essi creato.

Lo scopo principale dei mass media è quello di renderci “etero-diretti”, ovvero di fare in modo che tutti scelgano il proprio stile di vita, la propria alimentazione, l’abbigliamento e persino le idee politiche e le opinioni, sulla base del mondo mediatico.
Scrive il sociologo David Riesman: “Come in campo commerciale, la suggestione esercitata dalla confezione e dalla pubblicità di un prodotto si sostituisce alla convenienza del prezzo, cosi in campo politico, la suggestione esercitata dalla ‘confezione’ del candidato o mediante una tendenziosa manipolazione dei mezzi di diffusione di massa, si va sostituendo alla ricerca dell’interesse personale che determinava la scelta del tipo auto-diretto”.(1)

Far diventare le persone etero-dirette significa renderle fortemente condizionabili, senza che esse ne abbiano piena consapevolezza, poiché se ne avessero consapevolezza gli effetti sarebbero drasticamente ridotti. Significa creare una sorta di “pensiero collettivo” che tenderà ad uniformare menti, pensieri, opinioni e scelte, in modo tale che qualora apparisse un’idea inconsueta, fuori dal controllo del sistema, essa spingerebbe a guardare in modo sospetto chi la produce, come se “cantare fuori dal coro” rappresentasse di per sé un pericolo. Eppure non c’è vera cultura senza capacità di proporre nuovi punti di vista. Osserva la scrittrice Gloria Capuano:
“Nell'informazione prevalgono un'incivile tifoseria politica, lo scandalismo, la notizia dell'orrore, l'immagine truculenta e pornografica, e una gerarchia di valori affidati alla banalità o allo squallore del sentire... questo tipo di informazione è ciarpame 'diseducativo' perché non offre alcuno stimolo di crescita. E' veramente stupefacente osservare le innumerevoli opportunità e il tempo messo a disposizione di egregie signore del bel mondo o di personaggi dello spettacolo, o di signori esibizionisti e velleitari, o di ex terroristi, mentre la cultura dei contenuti perorata dalla gente più schiva e più isolata ha praticamente il bavaglio. C'è chi teme che si pratichi una ginnastica delle idee non convenzionali. Tutto ciò senza ricordare che questa gente capace di pensare fuori dal contagio di massa, non ha spazio anche perché non ha percorso i canali obbligati della dipendenza politica e culturale. Nel tener conto di questo spaccato di un mondo informativo che si divide... equamente tra la cultura della testimonianza crudele e casuale senza alcun retroterra critico, e la cultura della vanità e dell'esibizionismo, si può ritenere che la cultura sommersa e imbavagliata sia quella in grado d'innestare il nuovo nei contenuti... Siamo quindi ancora e sempre sulla distinzione tra contenuti e contenitori. Povera democrazia! Senza sponsor non ha alcuna possibilità di camminare. E' certa una considerazione: ogni voce messa a tacere costa un ritardo in democrazia... un ritardo di crescita democratica, perché s'impedisce la conoscenza in genere e il conoscersi tra esseri umani... L'idea di libertà consiste proprio nel coraggio d'esprimere soprattutto ciò che si stacca dall'ufficialità e dalla massificazione”. (2)

Il giornalista William H. Whyte parlò di “conformismo razionalizzato”, che mirava a cancellare il peso dell’individuo come essere pensante e agente autonomamente. Egli scriveva: “Si è giunti insensibilmente alla conclusione che l’individuo non ha di per sé nessun valore se non in quanto appartiene a un gruppo”.(3)

Un’altra definizione utilizzata per indicare l’effetto dei media è “pensiero collettivo”, ovvero un bisogno di conformarsi al gruppo e di rinunciare alla propria più autentica individualità. Le pressioni mediatiche per raggiungere questo scopo sono molteplici: dalle risate di sottofondo poste in alcuni programmi televisivi, che indicano persino il momento giusto per ridere, alla scelta dei gadget, dell’abito o del modello di telefonino più in voga.
Negli anni Cinquanta tale fenomeno appariva ancora inconsueto e degno di attenzioni, a tal punto che la rivista “Fortune” scriveva:
“Uno sbalorditivo arsenale di tecniche e discipline sono state prese a prestito dalle scienze sociali per scatenare una grande offensiva contro l’imprevedibilità dell’uomo… ( le persone) non hanno letteralmente un solo minuto per starsene sole… Gli psicologi hanno ottenuto grandi successi nella cura e nella manipolazione di individui inadattati. Pare a me che nulla ci impedisca di raggiungere risultati altrettanto brillanti applicando le stesse tecniche ai dirigenti d’azienda”.(4)

In quegli anni si poneva il problema di controllare gli individui per renderli più efficienti nel lavoro. Osservava il sociologo Richard Worthington:
“Per controllare gli uomini occorre manipolare i loro [istinti e le loro emozioni] e non già tentar di correggere il loro modo di ragionare. È questo un fatto ben noto a molti uomini politici, che sogliono persuadere i loro elettori facendo leva sui loro sentimenti più che ricorrendo [ad argomenti logici], che non sarebbero ascoltati o che, per lo meno, non basterebbero in nessun caso a commuovere le folle”.(5)

In altre parole, per condizionare la mente e il comportamento delle persone occorre manipolare le loro emozioni, potendo così creare affezione, disaffezione, simpatia, rigetto, coinvolgimento emotivo, suggestione, ecc.
I media, specie la pubblicità, mirano a creare un clima di desideri, bisogni e senso di frustrazione, poiché tale clima è quello psicologicamente più adatto a creare individui dipendenti dalla realtà esterna e inclini all’acquisto di prodotti inutili e persino dannosi.
Siamo invogliati a provare nuovi prodotti o a confrontarci con modelli estetici talmente elevati che la maggior parte delle persone non può che sentire di non essere all’altezza. Tale frustrazione o disagio servirà a stimolare l’acquisto di creme di bellezza o di altri prodotti per l’estetica, e farà crescere la domanda di trattamenti estetici e operazioni di chirurgia estetica.

Oggi le tecniche mediatiche per suscitare consensi politici, o per vendere prodotti sono diventate sempre più sottili ed efficaci, ci vedono ignari di subirle, e pochi sospettano della loro esistenza.
Ad esempio, una tecnica si basa su quello che è stato denominato effetto “interazione parasociale” (IPS), ovvero la creazione di personaggi che producono affezione e dunque agiscono da esche per catturare consenso o per vendere prodotti (commerciali o ideologici). L’effetto IPS è la tendenza psicologica a stabilire legami con personaggi dei media. E’ stato appurato che la presenza di un determinato personaggio può alzare gli indici di ascolto, così come il successo di un programma può dipendere dalla capacità del conduttore di stabilire un “legame” affettivo con il pubblico. L’effetto IPS agisce in modo da farci dimenticare che le persone che hanno ruoli mediatici non sono così empaticamente vicine come possono apparire.
Si tratta di persone che ovviamente i cittadini conoscono soltanto come immagini mediatiche, ma esse ispirano fiducia per ciò che dicono e per lo spazio mediatico che viene loro riservato, e di conseguenza giungono ad avere potere di influenzare una certa quantità di persone. Il loro guadagno e la loro importanza mediatica saranno proporzionali al grado di fiducia suscitato e al conseguente potere di condizionare le persone. I personaggi più efficaci, nei periodi in cui i cittadini nutriranno poca fiducia nelle istituzioni, saranno quelli che si mostreranno come paladini della gente comune, ma al contempo saranno guidati da chi detiene il potere, curandosi di nascondere accuratamente la loro vicinanza verso gli ambienti da essi criticati a parole.
L’effetto IPS farà in modo che le persone percepiscano il personaggio come positivo, e qualora si diventasse consapevoli dell’effetto, il potere condizionante sarebbe drasticamente ridotto. La caratteristica principale di questi “legami” affettivi è quella di non avere una vera conoscenza del personaggio, che potrebbe avere una personalità completamente diversa rispetto all’immagine mediatica, e nemmeno potrà esistere una reciprocità, poiché i “fans” non avranno modo di avvicinare il personaggio per sviluppare un vero rapporto umano. La relazione rimarrà dunque sbilanciata e fittizia. Il fan potrebbe dire “Io so chi tu sei, conosco la tua immagine mediatica, ma tu non mi conosci, ed io rimango anonimo anche se nutro fiducia verso di te e baso la mia opinione sulle informazioni che tu mi dai”.
Lo studioso Giuseppe Mininni parla di “fabbrica dei divi” e spiega:
“I media sono rivelatori e insieme costruttori dello star system. Non solo le posizioni di potere – economico, politico, simbolico – trovano visibilità nell’azione dei mass media, ma questi alimentano in modo possente la tendenza inerente a ogni istituzione sociale, cioè quella di operare per "inclusione ed esclusione"… i divi dello spettacolo, dall’attore… cantante o conduttore sono ammirati perché i media li fanno apparire vincenti e quindi li presentano come modelli di personalità capaci di sottrarsi alle derive omologanti della società attuale”.(6)

Negli ultimi anni, a causa della disaffezione dei cittadini alla politica corrotta degli attuali personaggi, hanno guadagnato spazio persone che informano su ciò che i media non dicono, come Beppe Grillo. Il fattore IPS in questo caso ha agito formando gruppi di fans assai “fidelizzati”, a tal punto da trovare nel personaggio un punto di riferimento saldo per comprendere la realtà e cercare di fare qualcosa per contrastarne gli aspetti negativi. In questi casi vi può essere, secondo Mininni, un vero e proprio culto della personalità: “Il fan non si rende conto di inserire l’oggetto della sua ammirazione in un vero e proprio culto della personalità perché la sua relazione di identificazione parasociale è ispirata a slanci idealistici. I fan… reinterpretano un certo materiale simbolico attraverso l’investimento totale delle proprie risorse – cognitive e affettive, di tempo e di denaro -, ritenendo naturalmente di trarne un vantaggio in termini di benessere o di soddisfazione personale”.(7)

Nel caso estremo e ben più gravoso di effetti, ovvero nel fanatismo politico, il culto della personalità del capo serve a nascondere le magagne di chi assurge ad ideale, a tal punto da ignorare persino l’evidenza. Ad esempio, l'ambasciatore inglese in Italia nel periodo fascista Eric Drummond, osservò che Mussolini utilizzava a suo vantaggio il legame emotivo che la propaganda aveva contribuito a creare: "l'atteggiamento popolare nel suo complesso verso il signor Mussolini (...). il Duce e il sistema fascista sono inestricabilmente connessi, ma è possibile distinguere tra i due - e moltissimi italiani fanno in effetti così". In altre parole, Drummond avvertiva l’effetto IPS e sosteneva che molti italiani erano indotti, dal fascino e dal rapporto emotivo stabilito col duce, a dissociare il regime ingiusto e tirannico da Mussolini stesso. Per questo motivo il duce, nonostante i disastri, continuava ad essere visto da molti come un capo forte e autorevole, che aveva a cuore le sorti dei lavoratori. Drummond scrisse addirittura che la gente "considera il sistema come il prezzo da pagare in cambio del suo capo".(8)

Oggi l’effetto IPS può riguardare i personaggi mediatici mostrati come onesti, sinceri e come fossero dalla parte dei cittadini, anche se non può esistere un personaggio del genere nei mezzi mediatici di ampia diffusione, poiché il gruppo stegocratico non lo permetterebbe, sapendo che un personaggio indipendente non si autocensurerebbe e dunque potrebbe parlare di argomenti “scomodi” ad un vasto pubblico. Tale pericolo è attualmente scongiurato dal controllo pressoché totale dei media da parte del gruppo dominante.
Attraverso le tecniche mediatiche elaborate da esperti psicologi e sociologi, si induce uno stato di dipendenza e degrado senza che le vittime ne abbiano alcuna consapevolezza. Come ebbe a dire Alexis de Toqueville, “"Se un potere dispotico s'insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certo caratteristiche diverse che nel passato: sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli".

Ovviamente, l’elevato potere dei mass media è garantito dall’assenza di un vero pluralismo nell’informazione, poiché se vi fossero più voci l’effetto condizionante sarebbe relativo.
Per questo motivo, il gruppo al potere vuole controllare ogni canale mediatico che raggiunge un numero elevato di persone, e fa in modo che abbiano potere soltanto quelle persone che appoggiano pienamente il sistema. Come molti sanno, Silvio Berlusconi ha avuto un ruolo importantissimo per il controllo delle emittenti private, e coloro che avrebbero potuto inserire canali non controllati sono stati estromessi. Ad esempio, c’è la vicenda controversa di Vittorio Cecchi Gori, che da recente è stato arrestato per bancarotta. Occorre tenere presente che nell’attuale sistema le banche hanno il potere di trascinare alla rovina praticamente quasi tutte le aziende, e talvolta ciò viene fatto quando le persone intendono procedere in modo autonomo, potendo produrre effetti che non sono quelli che il gruppo dominante si auspica. I commentatori hanno scritto “a seguito di comportamenti ostili da parte del sistema finanziario” per spiegare il fallimento di alcune grandi società italiane specie dagli anni Ottanta e Novanta. La verità è che l’assetto economico-finanziario attuale è congegnato in modo tale da poter mettere fuori gioco tutti coloro che potrebbero voler realizzare risultati diversi da quelli previsti dagli stegocrati. Quasi tutte le aziende italiane sono indebitate con le banche, e qualora queste dovessero decidere di esigere immediatamente il prestito, l’azienda inevitabilmente farebbe bancarotta. Oggi il successo di un’azienda si misura soprattutto dal suo accesso al credito bancario e dall’immagine mediatica che viene creata (se è quotata in borsa questo aspetto sarà fondamentale). Entrambi gli aspetti sono sotto il potere del gruppo dominante. Ovviamente, anche nel settore mediatico tutto dipende dai finanziamenti forniti dalle banche. Osserva lo scrittore Giuliano Vigini: “La linea di demarcazione tra un editore e l’altro non è, a conti fatti, la sua dimensione aziendale o la consistenza del suo fatturato: il vero spartiacque è tra chi ha i soldi e chi non li ha, tra chi ha la possibilità di accesso al credito e chi, non potendo dare garanzie patrimoniali, non riesce ad ottenerlo, tra chi può rischiare un salto produttivo e aziendale per ritagliarsi altri spazi di mercato e chi, invece, è costretto a rimanere nei propri confini di operatività, vivendo alla giornata. … Se all’inizio degli anni settanta si poteva ancora intraprendere un’attività culturale con investimenti abbastanza limitati, nella situazione attuale è difficile poterla esercitare con profitto senza disporre di somme consistenti”.(9)
Ciò implica la possibilità, da parte dei banchieri, di controllare quasi tutta l’editoria, oltre che altre produzioni mediatiche. Da questo assunto si può dedurre ogni spiegazione circa chi ha successo e chi invece no, chi va avanti e chi viene intralciato.
Cecchi Gori intendeva trasformare La7, nata nel 2001 da Telemontecarlo, in una Tv “per le famiglie”, ad intendere che la volgarità e le produzioni violente sarebbero state limitate a favore delle produzioni sportive e culturali. Non si trattava certo di risultati rivoluzionari, è risaputo che Cecchi Gori non è mai stato un anti-sistema, ma si trattava comunque di mantenere una certa indipendenza rispetto al controllo stegocratico, e ciò appariva inaccettabile. In altre parole, poteva nascere una TV con una certa autonomia, ma ciò non è stato permesso.

La rottura del monopolio Rai è servita ad introdurre contenuti accattivanti, per creare una realtà fittizia fatta di donne seminude sculettanti, quiz demenziali e produzioni di basso livello. L’obiettivo era quello di offrire un modo superficiale e immediato di intendere la vita, dando spazio agli aspetti più superficiali della realtà, come l’ammiccamento sessuale o il miraggio del facile guadagno. Non si voleva di certo creare un vero pluralismo mediatico, e con la legge Mammì 223/90, il monopolio diventerà duopolio. C’era l’intento di livellare tutto verso il basso, e dunque di evitare che potesse esistere una Tv che proponesse contenuti realmente pluralistici, ed escludesse (o diminuisse) quelli utili a rimbecillire le masse.
Telemontecarlo (TMC) viene ufficialmente acquistata, nell'agosto 2000, dal gruppo Seat Pagine Gialle, che era controllato da Telecom Italia. C’era un progetto preciso che porterà alla creazione di La7, che inizierà le proprie trasmissioni il 24 giugno 2001.
Il progetto della nuova TV prevedeva di creare un “terzo polo”, assai diverso da quello che offriva il duopolio, offrendo film di qualità, molto sport e cultura.

Vittorio Cecchi Gori lamenta di aver subito una sorta di “espropriazione” della Tv: "Siamo sempre rimasti in possesso del 75% di Tmc-La7, visto che non ci hanno pagato".(10) Egli ha denunciato comportamenti illegali attuati da Seat e dagli amministratori di sua designazione operanti nella Cecchi Gori Communications, per estrometterlo con successo come socio di maggioranza.
L’acquisizione di Cecchi Gori Communications da parte di Telecom, proprietaria della maggioranza di Seat, avrebbe dunque aspetti poco chiari.
All’epoca Telecom controllava il 63.3% di Seat, e a sua volta Telecom era controllata dal Gruppo Olivetti, il quale deteneva una partecipazione del 55% attraverso la Tecnost Spa.
Il 17 gennaio 2001, l’Autorità delle Comunicazioni si pronunciò contro l’autorizzazione all’operazione di acquisizione della TV perché, in base all’articolo 4, comma 8, della “legge Maccanico”, Telecom non poteva entrare nel settore televisivo in quanto aveva una posizione dominante sul mercato.
Intanto Vittorio Cecchi Gori presentò richiesta di annullamento del contratto di compravendita, ma sia il tribunale civile che il Consiglio di Stato gli negarono la richiesta.
Nonostante la decisione dell’Autorità delle Comunicazioni, attraverso il provvedimento numero 9142 del 23 gennaio 2001 l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) notificò che l’operazione poteva essere avviata non contrastava con la normativa antitrust italiana.
Di fatto, anziché proporre qualcosa di nuovo rispetto ai canali del duopolio, La7 diventò un canale assai simile agli altri, e come direttore fu scelto l’ex direttore di Italia 1 Roberto Giovalli. I programmi trasmessi sono prodotti dalle stesse società (come Magnolia) che producono programmi sulle altre reti, e i personaggi che figurano sono tutti ben integrati nel sistema. L’unico personaggio di spettacolo autenticamente “deviante” rispetto al sistema era Daniele Luttazzi, che nel dicembre 2007 è stato cacciato.
Diversi lavoratori furono licenziati alcuni mesi dopo l’acquisto da parte di Telecom. Scrive Tiziana Nicolini a nome di un gruppo di persone che lavoravano per La7, nel novembre del 2002:
“Televisione LA7... sta vivendo un momento di grande difficoltà e dolore anche perché oltre ad essere brutalmente sbattuti in mezzo alla strada, nonostante l'impegno che in tutti questi anni e in mezzo a tutte le difficoltà affrontate, si vedono scaricati dai colleghi "più fortunati"che, per paura di essere ugualmente cacciati, si parano il culo e nascondono la testa sotto la sabbia”.(11)
Furono licenziate almeno una settantina di persone, e la Concessionaria di Pubblicità fu smantellata per far posto a persone di fiducia, alcune provenienti dalle reti di Berlusconi.
Oggi le società che producono i programmi televisivi più seguiti sono sotto il controllo delle stesse persone che hanno potere mediatico, finanziario ed economico. Ad esempio, il gruppo De Agostini è un’holding che ha il controllo di Magnolia, oltre che di almeno novanta altre società internazionali. Il controllo dell’altra importante società di produzioni mediatiche, la Endemol, è oggi di Mediaset. Secondo il "Sole 24 Ore" l’acquisizione sarebbe stata promossa dalle banche d’affari: “le banche d'affari sono già al lavoro per un eventuale affiancamento del gruppo televisivo: sul tavolo c'è l'ipotesi di un maxi-prestito sindacato da 2,5 miliardi, ossia l'intero ammontare della capitalizzazione di Endemol”.(12)

Per capire le possibili insidie mediatiche occorrerebbe tener presente che tutti i personaggi mediatici sono immagini, costruzioni, non sappiamo fino a che punto vere. Dato che i media di massa sono controllati dal gruppo stegocratico, non è pensabile che tale gruppo abbia interesse a dare il benché minimo spazio a chi si oppone al sistema. D’altronde, occorre tener presente che se fosse troppo evidente che i media sono tutti controllati, le persone svilupperebbero un senso di estraneità eccessivo, che minerebbe il sistema alla radice, sottraendo pericolosamente consenso. Per questo motivo i media appaiono spesso come “neutri”, oppure danno spazio a persone che apparentemente si ergono a critici del sistema, dando un senso di pluralismo e di fiducia. Queste persone sono indispensabili al sistema, ancora di più di quelli palesemente sottomessi, che suscitano sospetto e diffidenza. Ovviamente, i personaggi che criticano e denunciano, non toccheranno mai le pietre miliari su cui si basa il sistema, limitandosi a toccare argomenti dettagliati, relativi all’assurdità del momento, alle beghe politiche, ecc.
Per misurare il grado di onestà di un personaggio mediatico bisognerebbe chiedersi: “Chi lo paga?”, “Cosa dice e cosa non dice?”, “In quali canali mediatici viene ospitato?”, “Da chi e in che modo viene “promosso?", "Può un giornalista onesto ignorare ogni riferimento storico e dare le notizie in modo slegato dal contesto storico ed economico?"
Oggi esistono diversi giornalisti molto preparati sotto tanti punti di vista, ma nel contesto mediatico attuale essi vengono tenuti fuori, oppure alcuni di essi vengono limitati nelle loro potenzialità, essendo controllati dall’alto e spesso censurati. (vedi a questo proposito il video: http://www.youtube.com/watch?v=eRwIxlcE2xY)
Viceversa, esistono altri giornalisti ben inseriti nel sistema, che però intendono suscitare fiducia e si comportano come se non vi appartenessero.
Tali personaggi potranno addirittura anche inscenare una loro possibile estraneità al sistema mediatico, lamentando poco spazio oppure tentativi di censura, ma di fatto persino queste loro lamentele godranno di spazio mediatico, mentre i veri esclusi dai media (ad esempio, le persone che lottano per una causa che è contro il sistema, i precari, i centri sociali, le associazioni di lotta per i diritti, gli emarginati, i giovani, i dissidenti, i giornalisti indipendenti, ecc.) non avranno spazio né per le lamentele, né, men che meno, per le proprie istanze.
A questo proposito, Mininni parla di “credibilità costruita”, ad intendere il potere mediatico di convincere circa la buona fede di un personaggio, curandosi al contempo di controllare tale personaggio affinché operi all’interno del sistema e, in ultima analisi, nonostante le apparenze, per il sistema. Scrive Mininni:
“L’enorme potere dei media risiede nella loro capacità di costruire e diffondere rappresentazioni almeno temporaneamente e parzialmente condivise… (esistono) strategie interpretative degli eventi… tese ad una continua e reciproca risaintonizzazione fra bisogni del lettore e programmi dell’enunciatore…La spettacolarizzazione della politica ha rarefatto la disponibilità di un’informazione seria… I media plasmano le identità personali perché essi sono potenti amplificatori delle capacità umane di sperimentare il mondo e di imbastire rapporti sociali… I media si trasformano in strumenti di dominio, alienando la loro natura di artefatti culturali a gestione condivisa in quella di aziende immateriali asservite all’esercizio di un potere divenuto insensibile ai presupposti della giustizia e della solidarietà”.

Per concludere, osserviamo la complessità e il grado di potere manipolatorio che oggi hanno raggiunto i mass media, grazie agli immensi investimenti che gli stegocrati fanno per scoprire sempre nuovi metodi efficaci a condizionare le menti e il comportamento delle persone. L’unico modo per rendersi sempre meno condizionabili è quello di diventare coscienti dell’esistenza di queste insidie, facendo atto di umiltà nel ritenersi, come tutti, influenzabili.




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NOTE

1) Riesman David, “La follia solitaria”, Ed. Il Mulino, Bologna 1967, cit. Packard Vance, “I persuasori occulti”, Einaudi 1958, p. 196.
2) Capuano Gloria, “Progetto Informazione per creare un giornalismo di pace”, Edizioni per scuole e Università, Roma 1995, pp. 12-42.
3) Packard Vance, op. cit., p. 215.
4) Packard Vance, op. cit., p. 219.
5) Packard Vance, op. cit., p. 233.
6) Mininni Giuseppe, “Psicologia e media”, Laterza, Bari 2004, p. 27.
7) Mininni Giuseppe, “Psicologia e media”, Laterza, Bari 2004, pp. 28-29.
8) Rapporto Drummond 1935, cit. in Palla Marco, "Il fronte italiano della guerra d'Etiopia. Aspetti e problemi dalle fonti diplomatiche britanniche", Del Boca Angelo (a cura di), Le guerre coloniali del fascismo, Laterza, Roma-Bari, 1991, p. 439.
9) Vigini Giuliano, “L’Italia del Libro”, Milano, Bibliografica, 1990.
10) http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=13914
11) http://digilander.libero.it/mel_ba/blog/la7_1.htm
12) http://www.key4biz.it/News/2007/02/20/Contenuti/Endemol_fa_ancora_discutere_rest
13) Mininni Giuseppe, “Psicologia e media”, Laterza, Bari 2004, pp. 63-140.


BIBLIOGRAFIA

Capuano Gloria, “Progetto Informazione per creare un giornalismo di pace”, Edizioni per scuole e Università, Roma 1995.
Mininni Giuseppe, “Psicologia e media”, Laterza, Bari 2004
Packard Vance, “I persuasori occulti”, 1958, Einaudi.
Pratkanis Antony R., Aronson Elliot, “L’età della propaganda”, Il Mulino, Bologna 2003.

24 commenti:

Franco ha detto...

Brava Antonella, per chi volesse approfondire consiglio a tutti un libro molto bello sui poteri dei media e della telvisione: Neil Postman Divertirsi da morire. Il libro è uscito nel 1985 ma è incredibilmente attuale. Antonella, lo hai letto questo libro?. Grazie.

Antonella Randazzo ha detto...

Si, è un autore che apprezzo molto.

giovanni ha detto...

Ho guardato i video a fianco ( quelli sul signoraggio).
Da notare l'esordio del prof Toniolo della LUISS:

"Sono sorpreso dall'interesse di un tema così ESOTERICO che è il signoraggio"

Credo che non sia più così esoterico.

PS: Bravo Castellano!!

Ermanno ha detto...

A proposito dell'argomento "Intrallazzi mediatici" e di regime fascista, vorrei proporre alla professoressa Randazzo alcuni quesiti:
come si comportò il "Duce" in materia di signoraggio bancario?
Mi pare che proprio dal 1925 la Banca d'Italia abbia assunto il rapporto sociale di SpA, il che appare quanto mai sospetto per un istituto che dovrebbe garantire il diritto per eccellenza di "Cesare", e non quello della cleptocrazia internazionale...ma nessuno parla di questo argomento, che sarebbe illuminante per capire se l'illusorio regime sia stato sì un abbaglio, ma autonomo, degli italiani, oppure una vera e propria truffa loro impartita ad arte.
In secondo luogo:
come si è comportato Mussolini in materia di politica economica agricola? I prezzi agricoli imposti al mercato mondiale dai borsisti inglesi, indussero quanti più proprietari possibile a cedere la terra perchè improduttiva in termini di reddito, e quindi a concentrare la proprietà in poche mani (e sempre le stesse), al punto da immiserire nei periodi di "crisi" (indotta artificiosamente dal ritiro proditorio dei crediti bancari) persino la gigantesca agricoltura nord-americana; per gli agricoltori italiani, meno favoriti dall'ambiente naturale rispetto agli americani, tale politica dei prezzi forzosi fu responsabile di un "genocidio incruento" (tramite l'emigrazione): sarebbe stato così difficile attuare un'autarchia che promuovesse la produzione locale, o nazionale a seconda del tipo di coltura, anzichè lasciar libero accesso al mercato italiano per i prodotti agricoli provenienti d'oltreocaeano (ed ottenuti a basso prezzo dissanguando chi li aveva prodotti)? Ma...questo passo fondamentale è stato fatto, oppure il "Duce" ha perpetuato la subordinazione nazionale alla volontà criminosa degli stegocrati anche in materia di agricoltura?
Terza considerazione: è vero sì o no che l'economia dell'Italia pre-bellica è stata "strangolata" dall'impossibilità di accedere al mercato internazionale delle materie prime, il che va attribuito al controllo che, delle medesime, aveva l'impero britannico ? Solo dopo essere stata sconfitta ed occupata dagli Anglo-Sassoni (controllati dagli "Ebrei internazionali"), all'Italia è stato consentita tale possibilità, spacciandone il conseguente "miracolo economico" per il fiorire di un presunta nuova etica italica del lavoro, come se in precedenza gli Italiani non lavorassero, pur essendo privati delle risorse necessarie ad una economia moderna, quanto e più che nel dopo-guerra...ma non vedo denunce rivolte ai cittadini di questo stato di cose da parte del "Duce": perchè ? Si parlò, è vero, di lotta "del sangue contro l'oro", ma è mai possibile che il problema non si potesse chiarire meglio al popolo, e non si potesse tentare qualche ardimentosa reazione allo stato di isolamento dell’Italia, invece di avventarsi, con la politica coloniale, come predoni senza cuore e senza cervello su popoli più deboli e, tra l’altro, privi pure di effettive risorse da depredare? È mai possibile fare scelte così imbecilli ed essere in buona fede? Ma...se mancava la buona fede, a chi ubbidiva il “Duce” ?
Cordialmente

Ermanno

Antonella Randazzo ha detto...

Ermanno le tue domande sono molto interessanti ed esigono una risposta lunga e complessa che non può essere data attraverso un semplice post.
Ricordo che ho trattato questi argomenti in particolare nei libri "Dittature" e "L'Africa del Duce", dove potete trovare le risposte a queste e a molte altre domande.
Sennò dovrete attendere, com'è probabile, che in futuro (forse non troppo lontano) questi argomenti saranno trattati in un mio articolo.

Ermanno ha detto...

Antonella, (vedo che la professoressa dà confidenzialmente del tu, per cui metto da parte le formalità),
capisco che l’argomento da me sollecitato può introdurre implicazioni molto vaste, e che per trattare approfonditamente gli argomenti tu scrivi dei libri, non degli interventi nel blog;
i tuoi libri, inoltre, io li apprezzo, (ho comprato, finora, “Dittature”, “La Nuova Democrazia” e “Roma Predona”);
tuttavia, lasciami concludere la divagazione aperta sull’argomento “intrallazzi mediatici” e Fascismo con la considerazione che nessun libro, nemmeno uno dei tuoi pubblicati finora, è incentrato sul tema strategico della Storia dell’Italia contemporanea
sotto l’incedere del nuovo ordine mondiale, il quale ha plasmato occultamente ma con efficacia ciò che ottimisticamente ci ostiniamo a chiamare “Modernità”.
Vedo che sugli USA, sul Regno Unito, sulla Germania e sulla Russia vengono scritti libri di denuncia di ciò che realmente fu messo in atto detro le quinte della Storia ufficiale...ma un opera organica, complessiva, sull’Italia dirottata, dal Risorgimento in poi, dalla aristocrazia giudeo-massonica e parassitaria ma diabolicamente scaltra che ha imbrigliato anche il “Bel Paese”...non c’è. Ti prego di correggermi se sbaglio.
Sempre cordialmente

Ermanno

paolo russo ha detto...

Ciao Antonella,
se,come detto nella conclusione dell'articolo,l'individuo non acquista
coscienza del potere manipolatorio dei
media,rimarrà incapace di
scollarsi di dosso l'intorpidimento
che lo attanaglia.
Penso sia fondamentale comprendere come
questi "intrallazzi mediatici" concorrano,insieme ad altri fattori,
a rendere l'individuo un automa di questa società.Privato del proprio io,
l'individuo non è in grado di porre nessun tipo di resistenza al
potere del "Impero".

Cervo ha detto...

Ermanno, ma perchè non la scrivi tu?

Possibile che deve fare tutto Antonella qui?

Antonella Randazzo ha detto...

Stavo per postare questo comunicato ma non ho potuto perché qualcuno ha fatto bloccare la pubblicazione dei miei articoli. Avevo il sentore di aver toccato un "tasto dolens" e per questo vi avevo spiegato attraverso questo post quello che sta succedendo. Spero presto di poterlo pubblicare in home page.
Per adesso, dato che non posso, lo pubblico qui:

COMUNICATO IMPORTANTE:

Carissimi lettori.
Dato che ho sempre condiviso con voi tutto quello che riguarda questo blog, mi sembra giusto mettervi al corrente di un fatto nuovo, che ha preso inizio da quando ho scritto articoli che fanno riferimento a Grillo e a Travaglio.
Sappiate che specie dopo la pubblicazione dell’articolo “Castronerie varie” alcune persone, non molte, credo due o tre al massimo, hanno serpeggiato in modo strano, mettendo un impegno insolito nel cercare di farsi pubblicare post che mi mettessero in cattiva luce o infamanti.
Queste persone hanno addirittura cercato di contattare tutti i siti in cui l’articolo era stato pubblicato, per scrivere che io avrei “censurato” i loro scritti, senza precisare che si trattava di post infamanti e che per questo erano stati rimossi dal sito “comedonchisciotte”.

Purtroppo so per esperienza che alcune persone pensano che su Internet, complice l'anonimato, si possa scrivere anche ciò che infama o offende le persone.
Chi fa informazione (ufficiale e non) ha il dovere di vigilare affinché si agisca nel rispetto delle leggi. Dunque qualsiasi blog o sito serio non può non rimuovere eventuali post che rechino danni a terzi, considerando che le vittime potrebbero perseguire penalmente.
Il reato in questo caso è la diffamazione: Commette il reato di diffamazione (art. 595 c.p.) chi offende l'altrui reputazione in assenza della persona offesa. In questo caso la pena è la reclusione fino ad un anno e la multa fino a € 1032,91.

A queste persone, così “impegnate” a voler scrivere post infamanti, dico che si può esprimere liberamente la propria opinione senza calunniare o infamare nessuno.
Scriveva Ezra Pound: “Il cattivo critico critica il poeta, non la poesia”.

Quello che non mi spiego è l’accanimento e il notevole impegno che queste persone hanno avuto in questi giorni. I casi sono tre:
O non hanno come impiegare il tempo e dunque credono di aver trovato un passatempo;
O sono parenti o collaboratori di Grillo o di Travaglio e temono di perdere l’occupazione;
O sono pagati lautamente proprio per diffamare chi tratta argomenti considerati “tabù” perché, evidentemente toccano qualche nerbo scoperto.

Ora, vorrei far notare che io sono una comune cittadina, che scrive in uno spazio privato, e che se qualcuno non gradisce i i miei scritti può non leggerli, oppure se proprio li vuole leggere ma non li apprezza, può semplicemente esprimere una sua opinione. Ho già scritto da un’altra parte che chi vuole difendere Grillo o Travaglio deve farlo con i contenuti appropriati o con i fatti, e non insultando o cercando di mettere in cattiva luce chi dice la verità, soltanto perché non la si regge.

Accanirsi a scrivere cose ingiuriose, o insulti gratuiti non si spiega, dato che qui non si ricevono soldi pubblici, e nemmeno si ritiene di dover evitare argomenti che risultino “scomodi” al sistema, per timore di qualcosa.
Mi chiedo come mai queste persone non utilizzino il loro tempo per denunciare chi realmente censura l’informazione, e lo fa PAGATO DA TUTTI NOI. E, data la situazione ci sarebbe soltanto l’imbarazzo della scelta.
In fin dei conti, in uno spazio privato le responsabilità non sono certo le stesse che in luoghi di informazione di massa, e dunque, miei cari, se proprio qualcuno vuole farsi paladino di qualche denuncia, anziché mirare a qualche blogger sarebbe assai più utile e onorevole mirare a chi sta in alto, che ben più ampie responsabilità riveste.
Qui scrive una persona come tutti voi, che non percepisce denaro da nessuno, e questo è ovvio, per il semplice fatto che nel sistema attuale nessuno vuol pagare chi dice la verità, al contrario, pagano profumatamente soltanto che non la dice o la dice parzialmente.
Sono numerosi ormai i blog in cui si dice la verità sul sistema, essi sono come piccoli David contro il Golia della cultura di massa, che cerca in tutti i modi di disinformare e tenere nell’ignoranza, facendo in modo che le persone perdano il senso della civiltà.
Cercare di inveire contro Davide non è certo la cosa più nobile che si possa fare.


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Antonella Randazzo ha detto...

Aggiungo: evidentemente, queste persone non essendo riuscite nel loro obiettivo di mettermi in cattiva luce adesso stanno cercando di farmi bloccare il blog.

Cervo ha detto...

Credevo che perchè google bloccasse i blog ci volessero motivi più seri come una richiesta del tribunale.

Hai contattato l'assistenza? In genere, in casi di abuso, sono gentili.

Io non sono sempre daccordo con te. Per esempio mi sembra che alcuni dei commenti su ComeDonChisciotte non siano insultanti nei tuoi confronti eppure contengano critiche sensate al tuo articolo.

Però dispiace sapere che ti ha creato problemi. Spero che tutto si risolva presto.

Aggiungerei un quarto caso: l'Italia è in una brutta situazione e i personaggi che danno almeno un bricioli di speranza che qualcosa cambi creano inevitabilmente un legame emotivo forte con il loro pubblico. Può quindi capitare che qualcuno si senta colpito nell'intimo e reagisca in modo un pò troppo acceso.

E' una spiegazione normale che non richiede dietrologie massoniche. Anche Il Grasso Banchiere(C) ogni tanto riposa, insomma.

Nulla toglie ovviamente al fatto che una diffamazione rimane una diffamazione.

Antonella Randazzo ha detto...

Per il momento non mi è consentito nemmeno comunicare con l'assistenza, se non in modo automatico, con voci precostituite che non corrispondono al problema.

Non potete valutare i post cancellati perché non li avete mai letti, contenevano insinuazioni molto pesanti senza portare alcuna prova. Cercavano di ribaltare su di me le accuse che vengono sollevate a ragione sui personaggi di regime. Ad esempio dicevano che qualcuno mi stava pagando per scrivere le cose che scrivevo.
Si può essere d'accordo o meno sulle opinioni, ma non credo che si debba sindacare sulle calunnie.

Antonella Randazzo ha detto...

Chiedetevi come mai tutto questo non succede ai vari Grillo e Travaglio, chissà come mai i loro siti e blog non vengono mai minacciati e nessuno si prende la briga di cercare di intimidirli.

Cervo ha detto...

Antonella, perdonami: il fatto che qualcuno non parli di un argomento può essere un SINTOMO di malafade, può essere un SINTOMO del fatto che sia messo lì con uno scopo diverso (non vuol dire questo che "è pagato per dire certe cose", forse?), può essere sintomo di tante cose ma non è una PROVA.

Non ti puoi stupire se qualcuno dice che sei pagata per scrivere quello che scrivi.

Trovo normale che avvenisse.

A Grillo e Travaglio succede che li querelano, a volte per una milionat a di euro.

Ed è questa la ragione per cui trovo poco interessante quel tuo articolo.

Hai delle cose da dire. E' bene che le dica. Sarebbe bello se in TV una settimana ci fosse Travaglio, una settimana ci fosse Randazzo e la settimana dopo qualcun'altro.

Probabilmente conoscerai già l'iniziativa:
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=7489

Potresti trovare spazio lì?

Giannizt ha detto...

Il controllo delle platee si effettua con "la tecnica Delphi", utilizzando alcuni "change agents" che agiscono sminuendo le idee valide e valorizzando quelle suggerite dal regime.

Davanti aquesti provocatori occorre resistere.

Sul web ci sono molti articoli sulla "Tecnica Delphi"
Ciao
Giovanni Pesce

Cervo ha detto...

Questa è un'altra transmissione che spesso, pur nelle limitazioni del suo format, ha presentato punti di vista critici sulla storia passata e sulla contemporaneità:

www.lestorie.rai.it/

Alberto ha detto...

Cara Antonella,
ho appena letto gli ultimi tuoi commenti.
Sono veramente addolorato per queste squallide azioni intimidatorie nei tuoi confronti, che non meriterebbero alcuna attenzione se non per l'offesa a te, a quanto stai facendo e a tutti noi, tuoi affezzionati lettori, perfettamente consapevoli della buona fede e della buona volontà di questo lavoro di ricerca e di condivisione delle tante verità nascoste, a prescindere dalle particolari opinioni e giudizi di merito.
Ti siamo vicini col cuore e, se necessario, anche con azioni concrete, che al momento però non so quali potrebbero essere.
Penso che c'era da aspettarselo prima o poi. Il lato positivo è che questi attacchi indicano che si da fastidio, che un minimo di notorietà comincia a farsi strada, e questo lascia un segno positivo che non è più trascurabile.
Gli amici di PBC hanno fatto la scelta iniziale del meetup come strumento proprio perchè dava maggiori garanzie di indipendenza da attacchi e censure, non so se a torto o a ragione. Io preferisco google per la semplicità, e mi auguro che si possa superare questo brutto momento e continuare così.
Tieni duro!
Alberto

Cinzia ha detto...

Ciao Antonella, posso chiederti se tutto questo a qualcosa a che fare con la segnalazione che ti ho fatto tempo fa?

Cervo ha detto...

Ho riletto i tuoi commenti.

"Si può essere d'accordo o meno sulle opinioni, ma non credo che si debba sindacare sulle calunnie."

Io non stavo sindacando i sulle calunnie. Il fatto che abbia scritto "... Può quindi capitare che qualcuno si senta colpito nell'intimo e reagisca in modo un pò troppo acceso" non significa che uno giustifichi le calunnie. Mi riferivo solo al motivo per le quali sono state scritte. Le calunnie rimangono tali sia se uno le ha scritte per i motivi che hai elencato tu che per quello che ho descritto io.

Spiegare non vuol dire approvare o giustificare.

Cervo ha detto...

Sì, Antonella, però mi hai cassato due o tre commenti di ieri... e non mi pare proprio che contenessero calunnie.

Cervo ha detto...

Ops... sono apparsi ora. Ignora il precedente e questo. Buona giornata! :)

Antonella Randazzo ha detto...

No Cinzia, credo non c'entri nulla quello che hai segnalato tu. Lì penso si trattasse di qualche persona sciocca, più che intenzionata a sollevare calunnie o altro. Di solito ignoro gli sciocchi.

Ringrazio tutti i lettori che mi hanno inviato messaggi di incoraggiamento e di solidarietà, ovviamente non mi faccio scoraggiare da pochissime persone, per giunta probabilmente "interessate" a tentare di intralciarmi.

Oggi forse il problema del blocco si è risolto, spero.
Gli operatori del blog mi hanno mandato un messaggio che diceva che alcune persone di un altro blog (ma non mi veniva detto quale) avevano mandato un segnale che poneva sotto accusa di spam il mio blog. Alla fine hanno verificato e visto che dal mio blog non proveniva alcuna attività di "spam" e allora adesso dovrebbe essere attivo come prima.
Spero che queste persone non infastidiscano più.

Cinzia ha detto...

Nella fretta di scrivere la mia domanda, affiorata da un led improvviso che mi si è acceso nel cervello, ho fatto un orribile errore di battitura che alle elementari mi sarebbe certamente costato un brutto segnaccio rosso sul quaderno, come si faceva ai miei tempi!
Comunque te lo chiedevo perché quel sito mi sembra molto legato all'area grillina, e pesca parecchi articoli da comeDonChisciotte presentandoli con un’apertura scritta dai blogger/pubblicatori. Nel mucchio, visto che pubblicano una marea di roba al giorno, vi si possono trovare anche cose interessanti, il più è superfluo e gratuito. Ma qualcuno che si diletta spesso tra il gratuito e lo scontato sembra essere molto suscettibile alle critiche e mi sono trovata io stessa a scontrarmi con una pubblicatrice, guarda caso la stessa che sai, su di un articolo a sua firma, che in realtà non era tale, ma solo un mucchietto di righe in cui erano contenute alcune considerazioni del tutto emotive senza un minimo di argomentazioni di corredo e con una chiusa a dir poco catto-demenziale, niente meno che su Contrada.
Ammetto che dopo averlo letto ero un po' inferocita, ma sempre ampiamente nei limiti dell'educazione ho lasciato un commento molto asciutto e tagliente, per così dire, e mi è stato risposto che dovevo ringraziare il fatto che esistono luoghi come quello (il loro sito) tanto democratici da far parlare PERSINO (così si sono espressi) gente come me!
Tante grazie.
In realtà cercavo tutt'altro, proprio da quel sito ho visto sparire un articolo su cui avrei anche voluto chiedere maggiori informazioni, ma si è dissolto. Era la storia di un volontario di non ricordo quale organismo internazionale (mi pare la croce rossa) che pubblicava in prima persona raccontando la sua esperienza di conoscenza diretta del famigerato, ricercato e oramai arrestato Karadzic, proprio nei momenti caldi del conflitto. Non lo descriveva certo come un santo, portava semplicemente il suo vissuto in cui aveva verificato la disponibilità di questa persona da cui si è visto concedere più volte ed in situazioni molto difficili di guerra, dei lasciapassare per gruppi (donne, bambini e malati) di diversa etnia che avrebbe voluto accompagnare fuori dal conflitto. Mi aveva colpito molto e dopo qualche giorno lo ricercai perché avrei voluto postarlo via mail a Paolo Barnard per chiedergli se lui potesse ritenerlo attendibile, ma non l'ho più trovato!
Mah, misteri della rete...
Tu cosa ne pensi di una storia del genere, ti sembra plausibile?

p.s. Dimenticavo, il tuo ultimo articolo mi è piaciuto moltissimo... come sempre!
Posso chiederti di linkare anche questo sul blog delle toghe?

Antonella Randazzo ha detto...

Certo, Cinzia puoi linkare anche questo articolo.
Riguardo alla storia che racconti, trovo strano pubblicare e poi eliminare un articolo, non riesco a capire quale possa essere il motivo, ma forse ci sono sotto cose che non sappiamo.


Per coloro che mi chiedono dove possono reperire il mio libro "Dittature":
Purtroppo il libro è attualmente esaurito, ma sto aspettando una risposta da una casa editrice per la ristampa.
Appena so qualcosa vi informo!