martedì

LA PROTESTA IERI E OGGI

Di Antonella Randazzo

Il modello economico attuale ebbe origine nel Regno Unito alla fine del XIV secolo. Le autorità inglesi, per distruggere il vecchio assetto e creare il nuovo, espropriarono centinaia di migliaia di contadini, che furono costretti a diventare salariati, oppure ad accrescere la massa di poveri e vagabondi. Da allora la protesta contro il sistema ha acquisito diverse forme, alcune fantasmatiche, altre concrete.
Talvolta venivano utilizzati menestrelli e cantori per diffondere storie e leggende utili a placare l’ira contro l’autorità e ad impedire le proteste. Erano tante le storie che avevano come protagonisti personaggi che sfidavano le autorità e diventavano i paladini del popolo. La più nota è quella di Robin Hood, personaggio che nel tempo diventò simbolo della lotta contro l’autorità ingiusta e corrotta.
Nonostante l’enorme popolarità che egli ebbe, la sua esistenza non è mai stata provata. Alcune ballate del XIV secolo lo descrivevano come un ladro che derubava tutti quelli che avevano la sventura di passare lungo le rive del fiume Went. Si trattava di storie che avevano come protagonisti comuni malviventi, che per sopravvivere alla miseria sceglievano la ribellione e l'illegalità.
Lo studioso Joseph Hunter scoprì nel XIX secolo che nel 1324 alla corte di Edoardo II c’era un suo fedelissimo cameriere di nome Robin Hood. Altri Robin o Robert Hood risultano da alcuni documenti processuali, si trattava di persone accusate di saccheggio o furto. Ciò testimonia che all’epoca tale nome era alquanto comune.
Le prime storie di Robin Hood lo vedevano come una persona del popolo, che praticava la criminalità spicciola in un periodo di confusione, in cui i baroni lottavano contro il potere del re e il popolo era costretto a vivere in miseria.
Nel corso dei secoli, le storie su Robin Hood cambiarono per adattarsi ai tempi e alle esigenze emotive degli ascoltatori. Dal XVI secolo Robin Hood diventò un lord e apparve anche Marion, anch’essa di nobili origini. Robin diventerà un rifugiato nella foresta di Sherwood, perseguitato dallo sceriffo di Nottingham, ma in realtà non esisteva né la foresta né lo sceriffo.
Le imprese attribuite a Robin Hood erano frutto di fantasia, e tendevano a diventare storie in cui un eroe amato dal popolo trionfava sull’oppressore. Queste storie producevano un senso di sollievo e di riscatto che, ovviamente, rimaneva sul piano fantasmatico. Nell’Inghilterra dell’epoca la vita era brutale, e la lotta alla sopravvivenza assai difficile a causa della povertà e delle malattie. La gente comune non sapeva leggere e scrivere, e non distingueva le storie inventate da quelle vere. Credeva alle imprese di Robin Hood come fossero reali, producendo l’idea di un eroe del popolo, che sfidava l’autorità crudele e ingiusta. Accanto a lui c’era anche un frate, Fra Tuck, attraverso il quale viene rappresentato il lato positivo della chiesa, facendo credere che anche il clero può essere vicino alle persone comuni e contro i corrotti.
In queste storie appariva anche il fuorilegge Little John e la sua banda, che simboleggiavano l’esistenza degli emarginati o dei ribelli che si davano alla criminalità spicciola.
Questi personaggi diventavano un canale per dare sfogo all’infelicità e alla rabbia. Robin Hood veniva vestito di verde che è il colore che simboleggia la libertà e la prosperità. Il clima in cui si svolgono le storie è gioioso, talvolta festoso. Robin è sempre in gruppo, è intelligente, coraggioso, è libero, e si diverte nello sfidare l’oppressore. Egli rappresenta il bene di tutti, la possibilità di porre fine all’infelicità e all’oppressione, e per questo è amato.
Nell’Inghilterra dell’epoca in effetti lo sceriffo poteva prelevare le tasse e ricorrere alla tortura o alla pena di morte se la legge veniva infranta. Egli basava il suo potere sulla paura. Robin giungeva a personificare il combattente coraggioso per la libertà e per questo diventava un “capo carismatico” che nella fantasia forniva sollievo emotivo. Tale sollievo serviva come catarsi e faceva perdere l’idea di poter sfidare concretamente l’autorità. A ciò contribuiva il far credere che Robin Hood non lottasse contro l’autorità ma contro la corruzione e l’abuso di potere. In tal modo si instillava l’idea che soltanto in casi rari l’autorità fosse crudele e corrotta, nascondendo che la miseria e le vessazioni di cui il popolo soffriva fossero in realtà dovute al sistema di potere e alle leggi vigenti.
Diventando nobile, dal XVI secolo Robin giungerà a personificare la sensibilità all’ingiustizia e i valori attribuita al ceto nobiliare. Da popolano un po’ selvaggio diventò un nobile filantropo, a testimonianza che non fosse il sistema di potere dei baroni e del re ad essere rigettabile, ma i rari casi di corruzione (“le mele marce”, direbbe oggi qualcuno).

Nel tempo la miseria riguardò sempre più persone, e crebbero la criminalità e la ribellione. Non bastarono più i menestrelli a dare sfogo emotivo. Per impedire che le persone impoverite diventassero pericolose per il sistema, il governo inglese approvò una legge (Le Poor Laws) capace di criminalizzare e uccidere tutte quelle persone che fossero rimaste a vagabondare o a mendicare. Anche nei secoli successivi furono emanate leggi assai crudeli e disumane contro i poveri. Nel 1572, la regina Elisabetta perpetuò leggi già approvate sotto Enrico VIII. C’era il reato di “vagabondaggio”, come oggi è stato inserito il reato di “clandestinità”, ossia si poteva condannare colui che era poverissimo senza che egli commettesse reati. Queste leggi permettevano di arrestare i vagabondi, di frustarli e di mozzare metà dell’orecchio. Se recidivo, il vagabondo veniva impiccato.
Lo sfruttamento lavorativo diventò nel tempo sempre più terribile, e col passare degli anni le proteste diventarono sempre più aspre, specie nei secoli XVIII-XIX.
Le sollevazioni dei contadini e degli operai venivano represse duramente ovunque. Ad esempio, una sollevazione degli operai manifatturieri del cartaio Jean-Baptiste Réveillon, nel 1831, si concluse con l’uccisione di centinaia di persone. Erano molte le leggi che vietavano ai lavoratori ogni tipo di protesta. Ad esempio, la legge francese Le Chapelier, del 1791, impediva il diritto di sciopero. Le proteste operaie venivano sempre considerate come un affare di polizia. Il gruppo al potere poteva anche ingaggiare picchiatori o persone incaricate di terrorizzare e impedire ogni protesta. I media, posti sotto totale controllo dell’élite dominante, argomentavano le proteste operaie come fossero gravi reati. Ad esempio, scriveva "Le Temps" del 1831: “Le agitazioni operaie sono contagiose ed esigono una pronta repressione”.(1)
Anche i tentativi del 1871, con l’istituzione della Comune a Parigi, videro una repressione sanguinosissima, che non risparmiò nemmeno donne e bambini. La Comune era un governo socialista, che rimase in carica dal 18 marzo al 28 maggio del 1871. Dal 2 aprile la città fu bombardata, e il 21 maggio le truppe di Versailles entrarono a Parigi, uccidendo migliaia di comunardi, compresi donne e bambini. Altri furono costretti ai lavori forzati. Complessivamente si stimano almeno 30.000 morti. Parigi rimase sotto legge marziale per cinque anni.
Il gruppo che deteneva ricchezza e potere si mostrava cinico, crudele e inflessibile nel difendere il proprio potere e i propri privilegi. C’era un notevole disprezzo per la popolazione, che veniva considerata ancora più nemica di un paese rivale. Louis-Auguste Blanqui disse che l’élite francese pensava che fosse “meglio il re di Prussia che la Repubblica”.(2)
Il disprezzo per il popolo si accompagnava al timore che esso potesse acquisire potere. Il pur minimo potere al popolo era del tutto aborrito dall'élite dominante. Gli intenti di quest'ultima erano di tenere sotto controllo l'incremento demografico, e di sottomettere completamente le classi popolari, anche col crimine o con la guerra. Ad esempio, uno dei padri della Costituzione statunitense, James Madison, dichiarò: "Un incremento della popolazione aumenterà per forza la proporzione di coloro che tribolano sotto le durezze della vita e che segretamente aspirano ad una più equa distribuzione delle sue benedizioni. Costoro possono nel tempo superare numericamente quelli che sono al di sopra dello stato di indigenza".(3) Un altro padre della Costituzione americana, Governeur Morris, spiegò le priorità da porre per realizzare la società ideale: "Si è sempre detto in generale che la vita e la libertà valgono più della proprietà. Un'analisi accurata della materia, al contrario, dimostrerebbe che la proprietà è sempre stata il principale soggetto della società".(4) Di questo avviso erano tutti i banchieri, i grandi capitalisti e i sovrani. Alexander Hamilton, che divenne Ministro del Tesoro Usa, sosteneva che "tutte le comunità si dividono nei pochi e nei molti. I primi sono ricchi e ben nati, e gli altri la massa del popolo, che di rado giudica e stabilisce giustamente".(5)

Nel XX secolo fu attuata anche una durissima repressione antisindacale. Le lotte contro i sindacati e i gruppi social-comunisti divennero vere e proprie guerre in molte parti del mondo. I sindacalisti venivano perseguitati, criminalizzati attraverso i media e costretti alla clandestinità.
La Confederazione Generale del Lavoro (Cgt), nata nel 1902, organizzò e sviluppò il movimento operaio in Francia. Nel 1905 la Cgt organizzò una serie di scioperi e cortei a Parigi il primo giorno di maggio, per ottenere la giornata lavorativa di otto ore. La città fu assediata da 60.000 soldati, che arrestarono 800 persone. Centinaia di persone furono ferite, e due morirono. Il Primo maggio era diventato un giorno di rivendicazione in seguito allo sciopero di centinaia di migliaia di lavoratori (400.000 solo a Chicago) avvenuto il 1° maggio del 1886 negli Stati Uniti, represso nel sangue dai poliziotti, che sparando fra la folla uccisero cinque persone e ne ferirono diverse altre.
Si ebbero numerose lotte dei lavoratori anche in Gran Bretagna, Germania, Spagna e Italia. In Germania, il cancelliere Bismark, nel 1890, approvò numerose leggi antisocialiste, che vietavano lo sciopero e l'attività sindacale. In Italia nascono, fra il 1901 e il 1906, diverse formazioni sindacali, come la Federazione dei metalmeccanici (Fiom), la federazione dei braccianti e la Confederazione Generale del Lavoro (Cgl). Questi sindacati organizzarono manifestazioni e scioperi, per ottenere aumenti salariali e la giornata lavorativa di otto ore, e le forze di polizia intervennero a reprimere e a rendere vane le rivendicazioni.
Uno dei metodi utilizzati dai poliziotti per poter iniziare la repressione era quello di infiltrare finti agitatori, che gettavano bombe o iniziavano a picchiare. Veniva creato un clima di violenza e di scompiglio, per criminalizzare i manifestanti bollandoli come "violenti" e per poter terrorizzare i lavoratori.
Il primo dopoguerra fu un periodo di veri e propri massacri per i lavoratori in sciopero. In Francia, in Italia, in Spagna, in Germania, negli Usa, in Argentina e in molti altri luoghi, si ebbero numerose sollevazioni represse nel sangue.
Il gruppo dominante non ebbe mai alcuna intenzione di scendere a compromessi con gli strati più poveri della popolazione e utilizzarono metodi criminali per osteggiare le lotte dei lavoratori. Il leader sindacale John Lewis disse: “Il governo francese preferisce mandare loro in corpo (dei minatori) una pallottola, piuttosto che mettere del pane nei loro stomaci”.(6)

Ai giorni nostri il gruppo dominante ha lo stesso disprezzo per i popoli, dimostrato attraverso analoghi metodi per impoverirlo e, in molti paesi, costringerlo a morire di fame.
Le strategie di protesta sono state modificate, specie nelle aree più ricche, attraverso potenti società di “think thank” o di “social networking”. Oggi è possibile condizionare la mente umana senza che le vittime ne abbiano consapevolezza, anzi, facendo credere loro addirittura di agire per protesta contro il sistema.

In teoria un think thank sarebbe un luogo culturale che utilizza i media per diffondere idee e fare ricerca. Quello che non viene detto è che tali “ricerche” sono spesso finanziate da persone molto ricche, che si nascondono dietro banche o grandi società. Queste persone non hanno alcun interesse a che la ricerca proceda in modo costruttivo e disinteressato, al contrario, hanno l’obiettivo principale di creare un’ideologia a loro favorevole o diffondere pseudo-conoscenze funzionali al loro interesse e utili ad eliminare eventuali dissensi o proteste.
Le strategie utilizzate da queste società o associazioni sono molteplici. Ad esempio si mira ad arruolare personaggi molto conosciuti e di grande fama, che già hanno la stima di milioni di persone, come scrittori, giornalisti o personaggi di spettacolo.
Queste persone scriveranno libri o articoli che metteranno in evidenza i concetti o le idee da loro propugnati, oppure presenzieranno in molti programmi TV o organizzeranno spettacoli, esponendo le tesi volute da chi li paga, in modo quanto più possibile efficace e spontaneo. Ad esempio, all’inizio degli anni Novanta molti personaggi parlarono spesso positivamente dei concetti di “neoliberismo” e di “globalizzazione”, dicendo parecchie menzogne e cercando di mettere in ridicolo chi già allora aveva subodorato l’inganno.
Da molti anni l’American Enterprise Institute (AEI) si occupava di produrre ed esportare l'ideologia neo-conservatrice in tutto il mondo e Dick Cheney ne era il vicepresidente (oltre ad essere vicepresidente degli Stati Uniti). Anche la Fallaci trovò grandi ispirazioni antislamiche praticando questo istituto. Diversi suoi libri nacquero da una committenza che pagò parecchio e la convinse quindi ad asserire anche concetti palesemente erronei dal punto di vista storico e culturale. La scrittrice e giornalista ripropose tutti i più comuni pregiudizi xenofobi in una nuova veste pseudo-intellettuale; parlò di invasione islamica, di arabo come un'unica categoria di persona poco intelligente e poco evoluta, e propagandava che secondo lei l'immigrato era sempre un terrorista criminale.

Un esempio recente di “social networking” è quello della Casaleggio Associati che è una società nata nel 2004, che si occupa proprio di strategie di persuasione che mirano ad orientare le opinioni e a veicolare il malcontento.
Ufficialmente la Casaleggio dichiara di occuparsi di “consulenza per le Strategie di Rete… gestisce, su mandato di Beppe Grillo, le attività e i processi legati alla vendita on line dei prodotti multimediali dell’Artista”.(7)
C’è da chiedersi perché Grillo dovrebbe aver bisogno di appoggio, e come mai prima del 2004 fosse più disposto a parlare di argomenti che oggi non tratta più. Col passare degli anni il “territorio” di argomenti trattati da Grillo si è via via ristretto, fino a comprendere soltanto i politici e altri personaggi corrotti, evitando sempre più di parlare dei corruttori. Il controllo da parte della Casaleggio potrebbe coincidere con la sua “rinuncia” a trattare temi che maggiormente denunciano le radici marce del sistema, come il signoraggio. Avere bisogno di “agenzie di business” risulta davvero sospettoso e pericoloso per un personaggio che mira ad apparire come colui che denuncia le magagne del sistema in modo indipendente.
Considerando poi che la Casaleggio Associati avrebbe fra i suoi partners anche la J. P. Morgan e la Biving Group, che a sua volta è legata a grandi corporation come la Monsanto, che è stata più volte citata in giudizio per gravissime violazioni ai diritti umani.
Esistono legami della Casaleggio anche con la società statunitense Enamics, che a sua volta ha contatti d’affari con molti grandi gruppi come l’American Financial Group, la Pepsico, la Northrop Grumman e la J. P. Morgan.

La Biving Group vanta di agire per condizionare le opinioni e non nasconde di aver lavorato durante le elezioni politiche statunitensi per condizionare il voto dei cittadini. E’ chiaro che queste società tutelano e proteggono il sistema, guadagnando cifre altissime, e cooptano i personaggi più influenti affinché agiscano in armonia con i loro obiettivi.
Peraltro, la Casaleggio pubblicizza anche Second Life, un gioco di ruolo di massa potenzialmente assai nocivo (vedi http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/01/infelicit-umana-e-disumanizzazione.html).

Le società di social networking parlano di “business”, e non precisano che per molte di queste società gli affari riguardano il controllo della mente delle persone, in modo tale da controllare il loro comportamento ed impedire che possano aversi proteste efficaci. Esse agiscono sull’analisi sociologica delle emozioni, elaborando tecniche complesse per attrarre le persone potenzialmente “pericolose” (come i giovani, le donne o gli intellettuali) all’interno di contesti in cui esse potranno manifestare le loro proteste "manipolate" oppure elaborare opinioni non pericolose.
il termine inglese “social network” indica una rete di persone che determina legami sociali e la possibilità di ricerche sociologiche e antropologiche. L’interesse di queste società è di fare soldi anche attraverso le partnership con altre società e banche illustri, che permetteranno loro di pagare i personaggi famosi che verranno arruolati alle loro “ricerche”.
In pratica si tratta di controllare il malcontento e di veicolarlo su binari non pericolosi per il sistema. Ad esempio, uno dei modi più innocui e inefficaci è quello della raccolta delle firme. Grillo negli ultimi anni ha fatto ampio uso di questo metodo, attivando migliaia di persone per poi, paradossalmente, presentare le firme a quelle stesse persone che egli aveva denunciato come corrotte!
L’effetto era che le persone che avevano firmato si sentivano di aver fatto qualcosa per protestare ed esprimere il dissenso, mentre invece le loro energie di protesta erano state rese sterili.
Grillo di sicuro ha detto molte verità, e per questo ha suscitato consenso e fiducia.
Egli utilizza imprecazioni, insulti, e parolacce come se la protesta fosse una cosa discinta, scurrile, come se non fosse da ritenere una cosa seria. Grillo usa moltissimo il coinvolgimento emotivo, si avvicina al pubblico, gesticola, fa le facce iperespressive, strabuzza gli occhi, muove le mani in modo da attrarre l’attenzione. E’ come se dicesse col suo viso: “sono uno di voi”, “le mie emozioni sono le stesse che avete voi”, “capisco la vostra rabbia”. In realtà egli non sa cosa significhi essere precari o guadagnare soltanto poche centinaia di euro al mese, e dato che guadagna impedendo una vera lotta sociale e politica, dimostra di pensare soltanto ai suoi personali interessi.
Grillo fa gesti con le braccia e le mani, che potrebbero essere accettabili quando si intavolano discussioni fra vecchi amici al bar dell’angolo, ma non quando si stanno analizzando seriamente le gravi problematiche di mafia e corruzione che attanagliano il paese. Egli potrebbe giustificarsi dicendo che in effetti è soltanto un comico. E’ vero, è un comico, ma chi può negare che in questi anni è diventato un canale per molti giovani per sfogare la rabbia e sperare in un cambiamento? Chi può negare che, nonostante il paradosso che debba essere un comico a dire alcune verità del sistema, si sia prodotto in molti suoi fans l’effetto di suscitare gregarismo con la speranza di trovare in lui e nelle sue proposte un modo di reagire alle ingiustizie e alla corruzione? Se di un comico si tratta, senza dubbio egli è un comico sui generis, dato che nessun altro comico ha suscitato così tanto entusiasmo e ha promosso iniziative politiche o economico-finanziarie. Come osservava Erasmo da Rotterdam, ti possono lasciar dire quando passi per un personaggio poco serio, che dice le cose facendo ridere. Anche se dici quelle stesse cose che le autorità avrebbero il dovere di dirti e che invece ti nascondono.

Raramente Grillo parla del Terzo Mondo, o delle vittime di guerra in Africa o in Asia. Ha parlato dei cinesi per dire “sono troppi, e dove vanno a morire?”, non parlando, ad esempio, di ciò che avviene in Cina, come in India, ovvero l’impoverimento di moltissime persone causato delle espropriazioni volute per aumentare il processo di industrializzazione.
Grillo “educa” i giovani a manifestare in modo sterile e scomposto la loro rabbia, come se non vi fosse una carta dei diritti e non potessero pretendere con un comportamento serio il rispetto dei loro diritti. Questo significa incoraggiarli a sfogare rabbia per quello che si subisce, attraverso un comportamento “viscerale”, privo di autonoma elaborazione critica e di vera progettualità.
La lotta per i diritti è una cosa estremamente seria, da attuare con determinazione, intelligenza e capacità di smascherare i metodi mediatici per impedirla. Seguire da gregari un personaggio, per giunta un comico, è il metodo di protesta concessoci oggi dal regime. Ciò implica l’incapacità acquisita a sollevarsi in massa anziché limitarsi a scrivere sul blog di Grillo o a partecipare ai suoi spettacoli.
Un altro metodo utilizzato da Grillo ma anche da altri personaggi, come Travaglio, è quello di fare grandi ed efficaci discorsi di denuncia su alcuni argomenti o su alcune persone, cercando di indirizzare l’attenzione per distoglierla da altre persone e altri argomenti. Le loro denunce sono come “recintate”, altrimenti potrebbero scordarsi di avere tutto quel rilievo mediatico che hanno. Quando qualcuno fa notare loro le cose che “dimenticano” di dire, rispondono che essi non credono alle “tesi complottiste” o che bisogna pur avere fiducia in qualcuno, non si può dubitare di tutti. In altre parole, questi personaggi, per rimanere nel sistema e continuare a guadagnare soldi e popolarità, e nel contempo passare per “dissidenti”, cercano di liquidare i veri temi di protesta attraverso facili etichette come “complottisti” evitando in tal modo di considerare la veridicità dei contenuti che vengono sollevati.
Grillo, Travaglio e altri, pur svelando alcune verità, si valgono dunque anch’essi degli stessi metodi della propaganda di regime: etichettare per non considerare, generalizzare eccessivamente, deviare l’attenzione, occultare fatti, fare accordi con chi protegge il sistema, colpire i corrotti e nascondere i corruttori, ecc.
Con l’aggravante che essi si spacciano per persone che stanno dalla parte del popolo e non del potere, mentre la realtà è ben diversa.
Le lotte per la libertà e i diritti umani sono sempre state durissime, difficili e impegnative, illudersi che trovare un “capo” possa renderle più agevoli è utile soltanto al sistema. Più si è gregari e più si rischia di vivere in un sistema che ci tratta da schiavi.
Un’esistenza di qualità esige azioni di qualità, volte a renderci consapevoli di noi stessi e dei mille inganni che il sistema usa per farci rimanere sottomessi.
Nessun personaggio, comico, politico o giornalista che sia, dovrebbe sostituirsi al nostro cervello per farci vedere alcune cose e non altre e per dirci come e quando dobbiamo reagire al sistema.



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NOTE

1) Bordier Roger, in AA.VV., Il libro nero del capitalismo; Marco Tropea Editore, Milano 1999, p. 53.
2) Bordier Roger, in AA.VV., Il libro nero del capitalismo; op. cit., p. 57.
3) Cit. Gozzoli Sergio, "L'America: i plutocrati 'eletti da Dio'", in L'uomo libero, n. 54 1 ottobre 2002.
4) Gozzoli Sergio, op. cit.
5) Gozzoli Sergio, op. cit.
6) Rajsfus Maurice, ., in AA.VV., Il libro nero del capitalismo, op. cit., p. 108.
7) http://grillorama.beppegrillo.it/catalog/info/condizioni_vendita.php

12 commenti:

Alberto ha detto...

Una delle tante brutte espressioni ormai di uso comune nel politichese è “fissare dei paletti”. Il senso è quello di consolidare un sistema di riferimento valoriale per meglio giudicare il mondo, o un ambito di esso.
La grande incertezza generata da un’informazione strumentalmente deviata non fa che aumentare il relativismo culturale della nostra epoca, che però ha radici ben più profonde. Ecco perché accanto al bisogno disperato di certezze si pratica poi la fuga nell’estetica, in qualsiasi forma d’arte, anche la più scadente, come ad esempio il gusto infantile dei titoli giocati sul doppio significato delle parole.
L’arte nasce con l’uomo, sulle pareti delle caverne, esprime una parte fondamentale della sua spiritualità, tocca direttamente il cuore prima ancora che la mente, è cura stessa dei tormenti della mente ed anche dei suoi limiti conoscitivi. Gaber, Fo, De Andrè, sono altrettanti esempi di commistione tra arte e vita reale. Così come i poeti, anche quelli che oggi metteremmo nel recinto dei cattivi, come Carducci, D’Annunzio e tanti altri d’ogni epoca. Molti grandi pittori e scultori son morti poveri, incompresi e disperati, ma non tutti, e non per questo sono considerati meno grandi. Nella situazione attuale, di una società angosciata, ricattata, corrotta, allo sbando, divisa, spappolata quanto a capacità di reazione, le distinzioni più o meno sottili sono un lusso non sempre alla portata dei più, in cerca piuttosto di quei paletti che vanno per la maggiore, offerti dagli imbonitori di turno, altra forma di pseudo-arte a buon mercato.
C’è quindi un evidente crisi della consapevolezza, un sinistro trionfo della “mente che mente”, che è anche il titolo di un libro do Osho, maestro buddista che ben descrive questa sindrome in un contesto molto meno specifico ma altrettanto significativo, ad illuminazione della vastità del fenomeno.
In soldoni voglio dire che i personaggi alla Grillo, Travaglio e tanti altri vanno giustamente inquadrati per ciò che sono, ma senza scivolare nel manicheismo, che lascia sopravvivere solo il peggio dopo aver decimato i figli della rivoluzione stessa, come la storia insegna. Per poco o tanto che sia non ci possiamo permettere di sprecare il buono che ancora emerge dal mare di spazzatura in cui navighiamo. Siamo ormai come i “basureros”, dignitosi nella loro disperazione.
Alberto

Francesco ha detto...

Cara Antonella Randazzo,
sebbene ormai da molto tempo seguo le tue pubblicazioni sul tuo blog, è la prima volta che ti scrivo, e spero leggerai queste mie note.
Vorrei esordire complimentandomi per la lucidità che in genere traspare dalle tue analisi e per la prosa scorrevole e piacevole.
Ciò che mi ha spinto a scriverti è, in fondo, una domanda, e il tuo ultimo post mi dà l’occasione di porla in un contesto concreto.
Vedo che la maggior parte della tua attività di pubblicazione si basa sul tentativo di spiegare la realtà –economica, sociale, politica- secondo uno schema di dominazione occulta da parte di ristretti gruppi di potere, e di esemplificarne alcune strategie. Concordando in genere con le tue analisi, da parte mia noto che questa realtà di dominazione del più potente è in genere nota a quella fascia di persone più istruite e, almeno per sommi capi, anche le persone non istruite ne hanno una consapevolezza se non altro intuitiva o inconscia, ancorché sommaria.
Da qualche parte è anche accennato un discorso inerente a una non meglio specificata acquisizione di consapevolezza di “come va il mondo” ma, salvo non mi sia sfuggito qualcosa, senza un discorso organico che vada oltre qualche principio generale e che tratti delle conseguenze a cui dovrebbe portare questa consapevolezza; ossia, in soldoni, a quali azioni intraprendere concretamente per poter modificare questo stato di cose e questo sistema oppressivo definito”stegocratico”.
Nell’ultimo post, di contro, analizzando la situazione italiana in particolare, appare una tua forte critica ad alcuni noti personaggi (come Beppe Grillo e Marco Travaglio), tra l’altro eterogenei tra loro, colpevoli a tuo vedere essenzialmente di canalizzare la giusta protesta ed il giusto malcontento verso forme di protesta definiti sterili, ossia che non portano da nessuna parte.
Questa tua analisi mi ha lasciato abbastanza perplesso per due motivi: il primo è che si presuppone tacitamente che queste persone siano dei “paladini”, mentre il fatto che agiscano anche per interessi personali (quale per esempio quello di vendere un libro o promuovere uno spettacolo) non dovrebbe essere visto come qualcosa di abietto, e si dovrebbe riflettere più su quello che dicono che sul perché o come lo dicono (io trovo che ognuno lo dice con la propria sensibilità e il proprio bagaglio culturale, niente di strano anche in questo); la seconda perplessità riguarda la “sterilità” delle loro azioni, poiché il “suscitare gargarismo”, come dici tu, ossia coagulare il dissenso attorno a qualcosa di concreto, mi appare un primo passo se non sufficiente, almeno necessario. Se non ho travisato le tue parole, pretenderesti per esempio da Grillo, invece di “imprecazioni, insulti, e parolacce come se la protesta fosse una cosa discinta, scurrile, come se non fosse da ritenere una cosa seria” , discorsi paludati e seriosi. Ma con questo canale il messaggio arriverebbe a pochissimi o a nessuno, e a mio avviso comunque il modo di colorire il discorso non diminuisce affatto la serietà degli argomenti.
Anche la affermazione che “Grillo educa i giovani a manifestare in modo sterile e scomposto la loro rabbia, come se non vi fosse una carta dei diritti e non potessero pretendere con un comportamento serio il rispetto dei loro diritti” mi lascia perplesso: i diritti sulla carta e basta non sono diritti, sono pie enunciazioni.
Ti voglio fare un esempio tra tanti: sulla scorta di questa “educazione al dissenso”, alcuni giovani di Matera del “Meetup di Beppe Grillo”, tra cui professionisti e un ingegnere delle nanoparticelle, hanno preso parte con una videocamera ad una pubblica conferenza promossa dal sindaco, dove un prezzolato professore di Napoli elencava i vantaggi (e ometteva colpevolmente tutti gli svantaggi) di un costruendo inceneritore a Matera. Senza troppo sforzo, sebbene con modi un po’ energici e non proprio paludati, sono riusciti a sbugiardare questa operazione per imporre alla popolazione, a vantaggio di poche imprese, un velenosissimo inceneritore, tanto è vero che dopo la pubblicazione del video, a Matera si è riaperto il dibattito e si sta riconsiderando la cosa. Puoi trovare il filmato qui: http://www.youtube.com/watch?v=LYKCOdU0A30 .
Ora io mi chiedo se, senza questo “gregarismo” a quel che ho capito da te deprecato, questi giovani, invece di sfogarsi su una tastiera, si sarebbero riuniti, si sarebbero organizzati e si sarebbero fatti avanti. Forse sì, per carità, ma finora non era mai successo, e senza questo la decisione sarebbe scivolata sulla testa di tutti in barba e con buona pace dei formali diritti -alla corretta informazione, alla partecipazione, ecc-.
Comunque concludo e vengo alla mia domanda: se queste forme e questi “ispiratori” ti appaiono inopportuni e pilotati verso la sterilità, tu cosa proporresti, però in concreto? Vorrei sgombrare ogni dubbio sul fatto che questa mia domanda non vuole essere retorica o polemica, ma è fatta per tentare di capire meglio.
Ti ringrazio per avermi fin qui letto.
Con stima
Francesco.

Antonella Randazzo ha detto...

Sapevo che parlare in questo modo di Grillo avrebbe suscitato reazioni, in fondo, come dico nell'articolo, se non fosse un personaggio efficace nessuno gli avrebbe dato milioni di euro. Io non scrivo articoli per avere il plauso di qualcuno, né evito di dire la verità su qualcuno perchè può suscitare impopolarità. Non è da me, quello che mi interessa è capire la realtà per quella che è.
Comunque, tengo a precisare che non penso che i "grillini" siano persone sciocche o credulone, al contrario, so che molti di essi hanno fatto e fanno cose ammirevoli e sono persone intelligenti e capaci.
Ad ogni modo, come ho già detto varie volte, ogni persona può pensarla come meglio crede, tenendo conto che la crescita si ha quando si è capaci di vedere la realtà per quella che è.

Per rispondere alla tua domanda:
Quello che faccio è dedicare molte risorse all'autoconsapevolezza (credimi, non sempre è facile) e cercare di condividere questo con gli altri tramite i miei libri e articoli.
Non sono una persona che appartiene alla cultura di massa o allo "star system" e non ho grandi possibilità finanziarie per fare qualcosa di più.
Spero in futuro di poter partecipare ad un "gruppo di lavoro" con altri lettori del blog, allo scopo di sensibilizzare e informare le altre persone su ciò che è davvero il sistema e su come si può essere in una dittatura senza accorgersene.
Spero in futuro di poter fare di più, soprattutto spero che sempre più persone vogliano costruire un nuovo modo di intendere la politica, l'economia e la società stessa. La realtà cambia soltanto se cambiano coloro che vi appartengono.
So che devo fare molto ancora per migliorare me stessa e per aiutare gli altri, e so anche che nel tempo sempre più persone cresceranno interiormente e invece di scrivermi per chiedere a me cosa farei lo chiederanno soprattutto a loro stesse.

Giuseppe Vitale ha detto...

Scusa Antonella, potresti citare le fonti dei legami della Casaleggio e Associati? Da dove hai appreso queste notizie?
Vorrei anche sapere, per cortesia, perché sul tuo blog non c'è un indirizzo email a cui scriverti di persona.
Non citi, poi, nel tuo articolo né le raccolte dele firme per i referendum né i Meet Up di Grillo e nemmeno le sue liste civiche. Secondo te anche tutto questo fa parte delle "proteste scomposte" di Grillo?
Il tuo è un ottimo articolo che inizia con premesse storiche molto interessanti. Tu stessa dici che in passato si utilizzavano menestrelli e giullari. Poi però ti scagli contro Beppe Grillo che non solo è un giullare dei nostri tempi (parola di Dario Fo), ma sta anche dando una grossa mano ai movimenti civili del nostro paese.
Sei sicura che seguire da gregari un personaggio, per giunta un comico, è il metodo di protesta concessoci oggi dal regime? A parte che non ci sono gregari ma migliaia di persone che pensano con la loro testa, ma comunque cosa occorre fare secondo te? Perché secondo te Grillo ha anche la stima, la fiducia e l'incoraggiamento di un profeta dei nostri tempi come Alex Zanotelli? Scusami ma i gregari sono gli elettori di Berlusconi che ormai votano con le liste chiuse.

Antonella Randazzo ha detto...

Per chi volesse approfondire indico di seguito alcuni link, tenete presente però che esistono anche altri materiali che denunciano, ad esempio, le omissioni di Grillo.

http://www.casaleggio.it/

http://www.disinformazione.it/beppe_grillo.htm

http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1079&Itemid=1

http://it.youtube.com/watch?v=HsJLRX-nK4w


http://it.youtube.com/watch?v=CVLVruivocE&feature=related


http://it.youtube.com/watch?v=WwrrCfKRQ2I&feature=related


http://it.youtube.com/watch?v=rMZJFdmhGXY&feature=related


Per scrivermi privatamente potete utilizzare l’indirizzo: giadamd@libero.it
Devo però anche dire che ricevo tantissime mail e non sempre riesco a rispondere a tutti.

Devo precisare che Grillo non è certo un appestato da evitare, è ovvio che può avere accanto a sé persone anche degne di stima, questo però non modifica i fatti.
Premetto anche che io condivido molte cose che egli dice perché sono vere, ma questo non mi impedisce di essere obbiettiva e di capire alcune cose di lui che a mio avviso non possono essere condivisibili da parte di chi, come me e voi, ha interesse a capire i meccanismi manipolativi del potere. Devo aggiungere anche che conosco molti “grillini” che considero in gamba perché sono sinceri nel loro desiderio di migliorare se stessi e la realtà.
Detto questo posso aggiungere che dobbiamo sempre tener conto che viviamo tutti all’interno di una “cultura di massa” e da secoli siamo sottomessi, vessati e indotti a non pensare con la nostra testa. Siamo tutti in parte delle pecore. Pensare di poter cambiare tale realtà da un giorno all’altro è da sciocchi.
Siamo pionieri di una nuova coscienza, i segni che le cose sono destinate a cambiare ci sono, ma non bisogna illudersi che si tratti di un percorso semplice perché l’autoconsapevolezza richiede sforzi per uscire alla “massa”. Si tratta di una vera rivoluzione che non esige alcun “capo”, e questo dato è già una rivoluzione.
Tenete conto che nei miei resoconti veritieri sulla realtà non c’è mai un giudizio. Stimo anche coloro che continuano a seguire Grillo, trovando in ciò qualcosa di buono.
La mia stima non cambia in ordine all’accordo sugli argomenti, se così fosse non sarei portatrice di alcuna novità, dato che l’attuale sistema si basa sulle dispute e sulle divisioni in ordine ad opinioni o idee.
Come dico spesso, non siamo cloni, non abbiamo tutti le stesse scelte, ma questo non deve impedirci di condividere aspetti di noi e conoscenze, mantenendo un senso di simpatia e amore.

Giuseppe Vitale ha detto...

Grazie Antonella, verificherò le informazioni nuove che hai inserito nella tua riposta e mi farò vivo per conversarne ancora, se vuoi.
Ciao
Giuseppe

livroteca ha detto...

Salve Antonella,

io sono martoriato da un pensiero, hanni fa mi e' capitato di leggere 1984 di orwell... se io ho un pregio solo probabilmente e' quello di non riuscire a farmi scorrere le cose addosso, che tra l'altro credo sia uno dei peggiori mali della societa', io non riesco ad andare avanti come se niente fosse..
Una splendida canzone di chico buarque che ascolto spesso ultimamente dice: "tutti i giorni penso di fermarmi, ogni volta a mezzogiorno penso di dire no, ma poi penso alla vita che ho da portare avanti e mi tappo la bocca con dei fagioli..." io non ci riesco!
Bom tornando al punto iniziale, 1984, credo che tu lo abbia letto, il pezzo che mi sconvolse fu la disarmante infiltrazione di O Brain, mi ha letteralmente sconvolto la vita
da quel giorno ho un pensiero fisso
"Come si scopre O Brain?" come faccio io a sapere che per esempio tu non sei parte del sistema, e quanto assurdo e' il fatto che non mi viene in mente nessuno a cui chiederlo se non tu stessa?

Beh forse effettivamente in questo tuo ultimo post mi hai risposto abbastanza, criticando l'infelice tendenza umana alla ricerca di un leader che ci riempi di speranze..

l'altro ieri ho letto una frase attribuita ad un famoso filosofo "le idee che debbono essere dimostrate sono dubbie"

altra crisi..

effettivamente io credo a quello che dici su grillo e co. non perche' ci sono dei documenti che lo dimostrano, che poi andrebbero dimostrati a loro volta e cosi' via, ma perche' lo intuisco alla sola osservazione.. ho la chiara impressione che si re-citi (si dica di nuovo) la stessa parte in questa farsa in cui tutti questi personaggi si agitano o si impuntano o anche indignano.. ma non succede niente al sistema si fanno i graffieti, gli si dice brutto, magari una linguaccia, ma non li senti mai tantare di colpirlo al cuore...

il mio ateismo e anticlericalismo mi permettono ancora di citare la bibbia, forse basterebbe quella frase mal tradotta, del ricco del regno dei cieli e del cammello(???) ...
magari e' piu' semplice di quanto immagino, forse basterebbe intuire i conti in banca di chichessia per capirne il lato della barricata...
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antonella, conosci silvano agosti?

se lo conoscessi, ti chiederei il permesso di scriverti una lettera "d'amore"

appresto.

c

Antonella Randazzo ha detto...

Purtroppo in una certa misura tutti facciamo parte del sistema, credere di non farne parte equivarrebbe a credere di rimanere asciutti pur rimanendo sotto la pioggia.
Ciò che è in nostro potere è capire il sistema stesso, per "liberarci" in parte, tenendo conto che più persone si liberano e più il sistema diventa debole, fino a scomparire e ad essere soppiantato da un nuovo modo di intendere le cose e di organizzarle in tutti gli aspetti. C'è molto da fare, soprattutto su se stessi, e il resto verrà dopo.
Conosco Agosti e lo apprezzo molto, è saggio e molto intelligente, ha un giusto senso delle cose.
Se dovesse scrivermi una lettera, ovviamente ne sarei contenta, ma queste cose devono venire spontaneamente, no?

simone ha detto...

Ciao Antonella. Ho ascoltato le tue obiezioni su Grillo e Travaglio, ne ho ascoltate anche da altri, come per esempio Paolo Barnard. Ciò che vorrei dire in proposito è che le posizioni degli intellettuali come te e come Barnard sono posizioni da pensatori indipendenti. Ciò che di buono viene (può venire) da voi è la lucidità e indipendenza dell'analisi, che ritengo importantissima. Tuttavia, Grillo e altri (Zanotelli, per esempio, ma non Travaglio che, secondo me, opera su un piano diverso) oltre che coagulatori di protesta sono dei veri e propri propulsori di associazionismo, ossia di efficace e disciplinata, quand'anche immatura, protesta civile, utile a modificare il sistema dal suo interno. Il che, a mio modo di vedere, è altrettanto importante. Pensare con la propria testa è il fondamento, agire in direzione del cambiamento, assumendosene tutti i rischi, è un che di parallelo, ma valido, secondo me, nel suo specifico. Voglio dire che va bene pensare, leggere, riflettere, guardare oltre e più ampiamente di come ci fanno fare certi capifila, come Grillo. A questo, però, è importante associare l'azione civile, che di necessità non può essere "giusta" o veritiera come il giudizio di chi valuti la realtà con gli strumenti intellettuali dello scrittore di professione . L'azione è di per sé meno aggiornata e meno "scientifica" dell'analisi intellettuale. Per questa ragione io userei necessariamente due pesi e due misure nel valutare la "giustezza" di entrambe le attività, quella teorica e quella pratica. Il tuo impegno e la validità di ciò che scrivi li trovo positivi a priori, sulla validità sociale dell’azione dei grillini e di Grillo lascio in sospeso ogni giudizio definitivo, ma nel frattempo intendo impegnarmi supportandola con la mia diretta partecipazione.

Simone

Francesco ha detto...

Cara Antonella,
ti ringrazio per aver risposto al mio commento. Vorrei solo precisare, -avendo tu scritto che una persona cresciuta interiormente pone questa domanda soprattutto a se stesso piuttosto che ad altri- che la mia domanda non era posta per avere una guida per le mie azioni, come forse ho dato erroneamente l’impressione di pensare, ma per cercare di capire meglio il tuo pensiero al riguardo. Ecco perché, dopo qualche premessa, ho chiesto a te cosa faresti, è chiaro che su quello che faccio o farei io ci ho ovviamente già pensato su, e ci penso continuamente.
Ho chiesto ciò perchè trovo un po’ contraddittorio sostenere che per es. un Beppe Grillo educhi alla sterilità della protesta ma nel contempo sostenere la intelligenza e la incisività di molti “grillini” ( in quanto tali, ovviamente) e delle loro iniziative. Io non sono uno di loro, ma ho apprezzato e apprezzo anche io molte di queste iniziative a cui Grillo ha dato il “La”.
A me sembra invece che il cercare di estendere e veicolare la consapevolezza delle azioni manipolatorie “nascoste” di un sistema (di potere, commerciale, economico) può, anzi, deve (visto che siamo tutti diversi) avvalersi di molteplici canali e modalità, e certo Grillo è un canale per certi versi poderoso, e nel suo ambito in genere efficace. Certo bisogna prenderlo per quello che è, senza dimenticare che è un comico, e senza certo dimenticare studiosi, scienziati, giornalisti, intellettuali, ecc di ben altra caratura. Anche secondo me farne un “guru” è certo una estremizzazione eccessiva. Ma leggendo e visionato le “fonti” citate su una tua risposta a Vitale, riguardo al legame tra Grillo e la Casaleggio, non ho notato assolutamente niente di rilevante. Dire che il comportamento e alcune “omissioni” di Grillo sono un po’ strane è una cosa, (e condivido anche io), affermare legami o sodalizi intenzionalmente ingannatori è un’altra, e per me rimangono illazioni. Naturalmente fino a prova contraria.
Ma se per Grillo è (anche) questione di gusti, più strana mi sembra la tua critica ad uno stimato e professionale giornalista come Marco Travaglio, accusato di “etichettare per non considerare, generalizzare eccessivamente, deviare l’attenzione, occultare fatti, fare accordi con chi protegge il sistema, colpire i corrotti e nascondere i corruttori” (!!). Francamente posso solo dire che a me sembra che ciò non stia né in cielo né in terra, almeno per chi segue anche un minimo l’attività giornalistica di Travaglio.
Un’ultima considerazione personale: nella vita ognuno fa le battaglie che può, o che crede possibile. Stare con gli occhi aperti ed esercitare sempre il proprio senso critico verso tutto va bene ed è doveroso… ma bisogna anche cercare di non sconfinare nella paranoia e vedere trame occulte in ogni attività e in ogni persona: ho sentito dire da qualche parte che la stessa esistenza (pubblica) di persone come Travaglio o Grillo (ma a questo punto perché no Saviano, Abbate, Biagi, Montanelli, ecc.?), solo per stare in Italia, sarebbe la prova della loro funzionalità al sistema, ma questo significa già essere mentalmente proni ad un supposto onnipotente e onnisciente sistema capace di controllare tutto e tutti, che in realtà, come hai scritto tu stessa da qualche parte, storicamente non esiste, e in fin dei conti siamo ancora tutti esseri umani con un cervello.
Auguri per il tuo blog!
Francesco

giosby ha detto...

Complimenti per il tuo articolo!

Volevo linkarlo sul mio blog dove tratto temi simili, con una impostazione molto simile.

Ho scritto un racconto sulla mia esperienza in merito, La Ragnatela del Grillo, in fase di pubblicazione sempre sul blog.

La ricerca in questo campo è appena all'inizio.

Avrei piacere di approfondire la conoscenza e di citare questo articolo e riprodurlo, almeno in parte, sul mio blog, dove saranno gradite le tue visite e i tuoi interventi!

Ciao

Giorgio Mancuso
http://giosby.splinder.com/

Antonella Randazzo ha detto...

Puoi pubblicare l'articolo sul tuo blog, possibilmente in versione integrale e ovviamente citando la fonte.