lunedì

I COMPLICI DI MUGABE

Di Antonella Randazzo


Come al solito, anche nel caso dello Zimbabwe, i media occidentali puntano il dito contro il dittatore, evitando che si scopra chi lo ha creato e chi lo sostiene. Molti non comprendono come mai vengono denunciati i crimini di determinati dittatori, e nascosti quelli di molti altri.
Il principio per capire l’esistenza delle dittature è molto semplice: il dittatore è un uomo incaricato da chi ha potere economico-finanziario di assumere poteri politici e militari.
Si tratta della classica situazione in cui le persone che controllano le banche e le grandi corporations hanno messo le mani sulle ricchezze del paese, e dunque hanno convenienza a creare una dittatura che possa reprimere il popolo e proteggere i loro interessi.
Di tanto in tanto saltano alla cronaca eventi funesti causati da dittatori dei paesi del Terzo Mondo. Ciò avviene per diversi motivi: perché il dittatore non obbedisce più pedissequamente ai suoi padroni, perché è troppo inviso dalla popolazione, e dunque risulta necessario prenderne le distanze indicandolo come feroce tiranno, oppure perché stanno subentrando altri fattori che rendono necessario cambiare personaggio (es: si vuole fare una nuova guerra, si vogliono inserire altri personaggi appartenenti ad una determinata famiglia, oppure non si ha più completa fiducia nel vecchio dittatore).
Il dittatore protetto dalle autorità occidentali di solito non appare tale dai nostri telegiornali, che lo definiscono “presidente”, anche quando sarebbe assai semplice capire la natura del suo potere politico.
I dittatori indicati dai media come tali, che hanno infranto qualche regola data dai loro padroni, vengono descritti come mostri, senza però dare alle notizie una dignità storica che possa consentirne la giusta comprensione. Vengono posti due livelli di giudizio (ma le persone comuni ne percepiscono soltanto uno): uno è quello che vede il dittatore infangato e mostrato come colui che tiranneggia il popolo e produce sofferenza, l’altro è il piano che ha fatto produrre questa immagine, ossia la volontà di mettere fuori gioco il personaggio ponendolo alla gogna dell’opinione pubblica internazionale. E’ ovvio che chi controlla i media non ha a cuore il rispetto dei popoli dato che in molti altri paesi crea dittature feroci e le protegge, ma è interessato al controllo dei paesi e delle loro risorse.
Nel caso dello Zimbabwe, pur essendo il dittatore Robert Mugabe al potere da oltre venti anni, soltanto da recente si sono mobilitati i media occidentali, l’Onu e le autorità occidentali, specie quelle inglesi e statunitensi, a difesa della “democrazia”. Cos’è accaduto per dare tutto questo spazio mediatico ad un paese africano?

Emerge l’appello dell’Onu per avere elezioni “libere ed eque” (come se esistessero in altri paesi). Vengono registrate violenze perpetrate dal dittatore, come se in tutti questi anni egli fosse stato virtuoso e caritatevole. All’improvviso emerge che non c’è una vera opposizione, come se prima ci fosse.
Si denuncia un “collasso economico”, come se l’economia attuale non fosse nelle mani di quei pochi che possono manipolarla ed impoverire qualsiasi paese.
Si dice che “Al tasso di cambio di ieri, trenta miliardi di dollari zimbabwesi valevano un dollaro Usa. La produzione di mais ammonta a un decimo rispetto al 1990 e una drammatica penuria di cibo rischia di colpire almeno cinque milioni di persone entro la fine dell'anno. In un Paese dove l'aspettativa di vita è di 34 anni per una donna e 37 per un uomo, e gli orfani sono 1,7 milioni”.(1)

Si racconta la situazione economica come dipendesse da un solo uomo, facendo ricadere nel dimenticatoio la “globalizzazione”, o il potere degli stegocrati.
L’attenzione si appunta sull’esigenza di “elezioni libere”, facendo intendere che la “democrazia” si basa proprio su di esse. Si fa credere che le autorità occidentali abbiano a cuore la sovranità dei popoli, e che dunque si sentano in dovere di proteggere il sistema elettorale.
E’ possibile provare che le vere motivazioni dell’indicare il feroce dittatore sono ben altre, e che la sovranità popolare viene temuta come la peste proprio da quelle stesse persone che si spacciano per “democratiche”.
Oggi è il turno di Mugabe, come in passato lo è stato di Saddam Hussein, del dittatore pakistano Parvez Musharraf o di quello birmano Than Shwe.
La domanda è: perché proprio Mugabe è messo alla gogna? Dove ha sbagliato per perdere la protezione dei suoi vecchi padroni?
La situazione viene raccontata dai media come capovolta: si fa intendere che il potere dittatoriale sta rovinando il paese, e non che si sta colpendo il paese per spodestare il dittatore disobbediente e insediarne un altro. Si deresponsabilizzano le banche e le grandi società straniere (come si fa ovunque, del resto) per far apparire Mugabe come unico responsabile del crollo economico e della dittatura.
Si fa credere che le dittature africane non abbiano nulla a che vedere con il potere delle autorità occidentali. Ciò, ovviamente, è un’enorme truffa. I Paesi dell’Africa meridionale, che hanno molte ricchezze minerarie, sono stati occupati e saccheggiati a partire dai viaggi di Cecil John Rhodes (1853-1902), un personaggio che aveva la protezione della Corona inglese, e riuscì a saccheggiare molte zone dell’Africa, diventando una delle persone dei più ricche del pianeta.
Lo Zimbabwe, come molti altri paesi africani, è stato sottoposto alle "torture" della globalizzazione, con relativa invasione delle banche e delle società occidentali, specie inglesi e statunitensi.

Mugabe, in passato, era stato sempre servizievole verso i padroni anglo-americani, introducendo la pena di morte nel 1991 (ancora in vigore) e partecipando alla guerra in Congo, facendo pagare conti salati per spese militari ai cittadini zimbabwesi (e arricchendo i produttori di armi).
Da qualche anno però le cose sono cambiate: si sta facendo sempre più spazio la Cina, bisognosa di materie prime per continuare il suo percorso industriale e tecnologico.
Lo Zimbabwe è ricco di oro, che viene estratto anche da società che rimangono “nascoste”. Tale mercato nero permette di trasportare l’oro fuori dal paese e rivenderlo ad un prezzo più alto.
Lo Zimbabwe possiede anche i “base metals”, ovvero quei metalli che vengono trasformati in prodotti semilavorati utili in ambiti industriali. Ad esempio il nichel e il platino.
Le miniere di platino sono sfruttate dal 1969, anno in cui la Union Carbide Corporation (società inglese nata nel 1917) iniziò l’attività di estrazione a Wedza, nel sud del Paese.
Dal 2001 la società Makwiro Platinum Mines, impresa posseduta dalla Zimbabwe Platinum Mines, sta estraendo nella miniera nella zona dello Ngezi, nel sud-est del Paese. Gli investimenti maggiori sono fatti attraverso società Sudafricane, che però sono controllate da diversi personaggi inglesi e statunitensi (anche dalla stessa Corona inglese).
Come riferisce il “Times”, il colosso Anglo American, sta progettando di investire 400 milioni di dollari in Zimbabwe per costruire una nuova miniera di platino.
Dopo il Sudafrica, lo Zimbabwe è il paese che possiede riserve di platino, metallo richiesto nell'industria elettronica e nei convertitori catalitici delle automobili. La Anglo American controlla la Anglo Platinum, che si occupa di gestire l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione del platino che viene estratto anche in Sudafrica.
Da recente, anche la Bbc ha denunciato violazioni dei diritti umani commesse da queste società, come ad esempio lo spostamento forzato di 20.000 persone in Sudafrica, e il grave inquinamento delle acque con nitrati, che possono causare tumori e malattie al sangue.
Il problema per gli interessi di queste società risiede nella volontà del governo dello Zimbabwe di espropriare il 51% delle azioni delle imprese minerarie straniere presenti nel Paese. Il presidente (sarebbe più esatto dire dittatore dato che nemmeno in Sud Africa conta la volontà popolare) Thabo Mbeki, ovviamente ha denunciato i pericoli per gli interessi dei possessori delle società che rischiano l’esproprio.
Da quando è emersa la volontà di esproprio del governo si è mobilitato anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI), imponendo sanzioni economiche che costituiscono la causa principale (insieme al debito pubblico) dei problemi economici e finanziari del paese. Ovviamente i telegiornali non dicono che quando un dittatore infrange le regole dei suoi padroni a pagare sarà soprattutto il popolo (vedi anche l’Iraq dell’inizio anni Novanta, piegato dalle sanzioni che uccisero migliaia di bambini).
I media occidentali occultano in modo spudorato tutti i gravissimi crimini delle autorità occidentali, ad esempio non dicono che gli anglo-americani hanno fatto in modo che pochi bianchi, specie stranieri, assumessero il controllo di quasi tutte le ricchezze del paese, lasciando nella miseria gran parte dei cittadini.

Non si dice che negli ultimi anni la situazione sanitaria è gravemente peggiorata, ad esempio la mortalità infantile è salita dal al 61%(2003) all'81% (oggi), e si sono diffuse malattie come l’AIDS e la malaria.
L’impoverimento inizia proprio quando Mugabe disobbedisce, intorno al 2000, attuando una serie di espropriazioni ad agricoltori bianchi, disapprovati dalle autorità inglesi. Nel 2003 il paese esce dal Commonwealth, e la Gran Bretagna ritira il titolo di “sir” a Mugabe, “per le violazioni dei diritti umani”, come se in vent’anni di governo dittatoriale li avesse rispettati.
Da allora lo Zimbabwe, da paese meno povero dell’Africa si avvia verso una serie di ritorsioni, vendette e sanzioni che lo avrebbero portato al collasso, giungendo ad avere un Pil di -3,6 (2008). Gli Stati Uniti hanno imposto la sospensione degli aiuti internazionali per punire Mugabe, e il FMI ha saccheggiato buona parte della ricchezza prodotta dal paese per il pagamento del “debito pubblico”, che nel 2007 è stato regolarmente pagato nonostante le sanzioni e le varie persecuzioni economiche.

Ovviamente l’espropriazione del governo di Mugabe sarebbe servita a far spazio a proposte assai convenienti avanzate dagli imprenditori cinesi. Negli ultimi anni lo Zimbabwe ha stretto rapporti commerciali vantaggiosi anche con l’Iran, e questo ovviamente non è stato digerito dalle autorità a stelle e a strisce, che da tempo impongono a tutti di emarginare il governo di Mahmoud Ahmadinejad.
Il pretesto preso dalle autorità occidentali per mettere il dittatore alla gogna sono state le elezioni avvenute lo scorso 29 marzo, denunciate come “irregolari”.
E’ come se si ripetesse un copione: si denuncia il dittatore che reprime, non permette libere elezioni oppure rappresenta un pericolo per tutti, e si invoca l’intervento dell’Onu.
Si mobilitano forze militari per abbattere il potere del vecchio dittatore, qualora egli non ritornasse all’ovile.
Le autorità statunitensi hanno fatto sapere che “non riconosceranno il risultato del ballottaggio” dello scorso 27 giugno. Ballotaggio avvenuto comunque anche in seguito al ritiro del candidato dell'opposizione.
Il loro intento è quello di creare caos nel paese in modo tale da poter sostituire Mugabe con un dittatore più compiacente, o costringere il vecchio dittatore a cedere alle pressioni. Ma il governo dello Zimbabwe, attraverso il quotidiano “Herald”, ha fatto sapere che "Siamo aperti a colloqui ma abbiamo i nostri principi... siamo una nazione sovrana e le elezioni sono nostre"(2).
Nonostante le durissime critiche che si possono sollevare contro Mugabe, è fuor di dubbio che, paradossalmente, un governo africano cerca di farsi riconoscere un potere assai più ampio di quello avuto da autorità di paesi che si dicono maggiormente democratici, come ad esempio le autorità italiane, che obbediscono ad ogni diktat di Washington senza alcuna dignità, mettendo a rischio la salute e la vita degli italiani (vedi ad esempio il problema delle armi atomiche sul suolo italiano).

Intanto, fa parte del copione classico anche la mobilitazione degli eserciti, specie delle forze dell’Onu, destinate a diventare l’esercito mondiale pronto a seminare distruzione ogni qual volta un paese voglia uscire dalla prigionia imperiale.

E’ stata mobilitata l’opposizione dello Zimbabwe, che attraverso il capo Morgan Tsvangirai chiede una forza militare nel suo paese "per proteggere il popolo… Chiediamo all'Onu di andare oltre la risoluzione ora adottata, che condanna la violenza nello Zimbabwe… Non vogliamo un conflitto armato ma il popolo ha bisogno che le parole di indignazione dei leader mondiali siano supportate dalla rettitudine morale di una forza militare".(3)
L’appello ufficialmente sarebbe per la solita missione detta “peacekeeper”, e per giustificare la militarizzazione si dichiara di voler "separare il popolo dall'oppressore". Di fatto sarà il popolo ad essere oppresso e pagherà assai caro il comportamento del suo governo.
Sulla vittoria alle elezioni farsa e sul ballottaggio si dice che “non c’è il riconoscimento della comunità internazionale”. Occorre ricordare però che i nostri media per “comunità internazionale” intendono la volontà delle autorità anglo-americane. (ad esempio ci viene detto che l’Iran costruendo le armi nucleari infrange la regole della comunità internazionale, o che l’incremento degli arsenali avviene per proteggere la comunità internazionale).
Le autorità statunitensi parlano di dare «un forte segnale di deterrenza» al governo dello Zimbabwe, spacciando l’intervento come difesa dei cittadini zinbabwesi. Il segretario di stato americano Condoleezza Rice riferisce di eventuali sanzioni: «Io penso che dobbiamo verificare quali altre misure siano valide e più estese, sia da parte degli Stati Uniti sia da parte della comunità internazionale, per mandare un forte messaggio di dissuasione. Gli Stati Uniti useranno tutto quello che è in loro potere in termini di appropriate sanzioni>>.(4) Ovviamente alla Rice come a tutte le autorità statunitensi non importa nulla dei diritti umani, dato che li calpestano impunemente in moltissimi paesi del mondo.

Non ci viene detto nulla riguardo al consenso reale di cui gode Mugabe, ma ci sarebbe da chiedersi onestamente (cercando di uscire completamente dalla disinformazione dei media ufficiali) se i cittadini dello Zimbabwe preferiscano un governo completamente controllato dagli anglo-americani oppure quello attuale, che cerca di arginare il vecchio dominio grazie alle generose offerte cinesi e iraniane.
Pur sempre di una dittatura si tratta, ma sappiamo ormai da tanto tempo che esistono dittature feroci e dittature più “soft”. I nostri media ufficiali non ci informeranno mai correttamente riguardo alle dittature in cui il sistema migliora grazie alle infrazioni dei diktat di Washington. E non ci parlano nemmeno di quei tanti casi in cui le autorità statunitensi hanno preferito scatenare una guerra civile piuttosto che perdere potere e ricchezze.


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Per comprendere le ragioni del copyright leggere
http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008_03_01_archive.html
La vera ignoranza consiste nel criticare prima di comprendere e nel pretendere che tutti facciano come faremmo noi.



NOTE

1) http://www.peacereporter.it/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=11444
2) http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/esteri/zimbawe-mugabe/usa-voto/usa-voto.html
3) http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_103071276.html
4) http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200806articoli/34227girata.asp

7 commenti:

giovanni ha detto...

un pò di materiale da cui attingere
http://www.toni-depalo.it/gdp-scritti.htm

georges ha detto...

Sig.ra Antonella,

Grazie. Lei è sempre grandissima.
Ti pareva che non ci fosse dietro la malversazione occidentale..... Noi occidentali, impareremo mai l'arte dell'autocritica? Impareremo mai a dire la verità?
Di nuovo grazie.

Alberto ha detto...

Gli inglesi misero le mani sullo Zimbabwe nel 1888. Lo so da oggi perchè me ne sono interessato. Ma che ne sapevamo di questo e altri paesi dell'Africa nera?
Una persona comune entra in relazione nella sua vita con un numero ristrettissimo di suoi simili, e non per tutti prova gli stessi sentimenti con la stessa intensità, non tanto perchè essi sono differenti tra loro, ma perchè è differente il nostro legame affettivo con ciascuno di essi. E alla fine il nostro comportamento va di conseguenza. Se al posto delle veline ogni sera vedessimo il volto di quei bambini che muoiono di AIDS ci sarebbe la solita effimera gara di solidarietà con raccolta fondi. Poi i bambini son sempre là, ma l'obiettivo deve rivolgersi da un'altra parte. Ignoriamo volutamente la realtà del prossimo quanto la nostra stessa realtà interiore, è umano. Ma per fortuna ogni tanto si incontra qualcuno, come Antonella, che ci apre gli occhi con serietà professionale ma soprattutto con amore.
Parliamo spesso di globalizzazione come fonte di guai, ma ancora non ci rendiamo conto che siamo entrati in un altra era, l'era della famiglia umana globale, con numeri che vanno ben oltre le ataviche capacità relazionali che pure continuano a darci il senso d'apparteneza sociale.
Ecco un motivo in più per guardarci dentro.
Alberto

vito ha detto...

Salve dott.ssa Randazzo,
mi scuso per la mancata pertinenza del post;mi chiedevo se avesse scritto qualcosa riguardo il dibattito sul multiculturalismo.
La ringrazio.

Antonella Randazzo ha detto...

Per adesso non ho scritto nulla proprio sul multiculturalismo.

manuel vatta ha detto...

brava antonella sei tosta. tutta via da che mondo è mondo succede sempre la stessa cosa, anche gli antichi saccheggiavano e depredavano, schiavizzavano e uccidevano, eppure hanno saputo anche creare tanta cultura, com'è strano il mondo, viene da dire mors tua vita mea

rocco ha detto...

In pratica lo Zimbawe è l'ennesimo esempio di come funziona l'imperialismo degli stati "forti" esportatori sani di democrazia. In Italia le cose come hai detto vanno meglio poichè ci siamo allineati da tempo, ogni tanto qualche balbettamento ma poi continuaiamo a dormire a occhi aperti. Bella la vita in gabbia anche se la gabbia non la vediamo.
Non so fino a quando le cose andranno avanti così ma prepariamoci ad un inverno lungo e povero.
Saluti e ringraziamenti per te Antonella.