martedì

NELLA TELA DEL RAGNO I vantaggi e le insidie di Internet

Di Antonella Randazzo

28 agosto 2007

Gli ultimi secoli della nostra Storia sono caratterizzati dall'impeto affannoso del gruppo egemone occidentale ad estendere il suo potere su tutto il pianeta, attraverso guerre, repressioni e massacri. Tale potere ha preso inizio dalle espropriazioni dei contadini e dalla costruzione di un sistema economico-finanziario sempre più basato sulla dipendenza da un nucleo centrale. Attraverso i secoli questo nucleo ha accresciuto la propria potenza militare, mirando a raggiungere una situazione di totale controllo e dominio delle popolazioni. Il sistema di controllo è diventato sempre più sofisticato attraverso i mezzi di comunicazione di massa. La diffusione della TV ha contribuito a diminuire la militanza politica e sindacale, diffondendo il consumismo e il materialismo, spingendo verso uno stile di vita più superficiale ed egoistico, e indebolendo quei valori che avevano animato le lotte popolari all'inizio del XX secolo: la solidarietà, la crescita collettiva e il desiderio di miglioramento delle condizioni spirituali e culturali.
Ciò nonostante, negli anni Sessanta nacque una grande sensibilità verso la condizione dei più deboli e verso i gruppi discriminati. Si ebbe la creazione di molti movimenti e associazioni di lotta per i diritti umani, e le pressioni popolari al cambiamento furono così forti che portarono, nel 1964, all'abolizione della legge del 1798 chiamata "Sediction Act", che impediva la libertà di opinione o di parola attraverso l'accusa generica di "sedizione". Da quell'anno diventò possibile esprimere la propria opinione liberamente, e sollevare critiche verso il sistema. Contro i movimenti giovanili si scatenò una terribile lotta da parte dell'élite al potere: furono prodotte droghe che i servizi segreti diffusero fra i gruppi giovanili e molti leader furono assassinati.
Negli anni Ottanta, in seguito alle politiche di "globalizzazione" nacquero diverse associazioni e movimenti no-global, che sollevarono molteplici problemi relativi alle violazioni dei diritti umani nel Terzo Mondo, chiedendo alle autorità di modificare il loro operato. Questi movimenti potevano disporre di possibilità di rapidi contatti fra le popolazioni, grazie alla diffusione della tecnologia delle comunicazioni. La rete Internet permette la trasmissione delle informazioni fra persone di paesi lontani, anche se, attraverso di essa, il gruppo dominante può identificare i dissidenti, esercitando un controllo più approfondito di quello possibile attraverso i telefoni.

Secondo i dati ISTAT del 2006, il 46,1% delle famiglie italiane possiede un computer e il 35,6% ha l’accesso a Internet (in Europa la media è del 52%). Si usa Internet per entrare in contatto con la Pubblica Amministrazione, per accedere alle biblioteche pubbliche, per l'iscrizione a scuole o a università, per cercare lavoro, per fare acquisti, per socializzare e persino per pagare le tasse. E' in crescita l'uso di Internet nel tempo libero, per scambiare opinioni, per informarsi o per smanettare per il semplice gusto di farlo.
Sulla rete Internet è possibile avere informazioni che non verranno mai date attraverso canali ufficiali, per questo essa genera maggiore fiducia rispetto alla TV e alla stampa, e si percepisce come meno manipolatoria e controllata. In realtà Internet è anch'essa un canale di controllo, anche se offre opportunità di informazione assenti negli altri media. Sulla rete circolano molti contenuti censurati altrove, ma questo non significa che l'oligarchia dominante non trovi altri modi per operare un controllo sull'informazione. Ad esempio, Wikipedia viene definita come un'enciclopedia libera perché scritta da tutti, ma in realtà non è proprio così. Negli ultimi tempi, Wikipedia ha raggiunto un'importanza enorme, e persino motori di ricerca come Google danno la priorità alle sue voci, assegnandole così un grande ruolo informativo. Da numerosi fatti si comincia a capire che anche se Wikipedia offre la possibilità a tutti di scrivere le voci o di modificarle, all'interno di essa appare anche una "mano invisibile" che toglie, aggiunge o cambia.
Il Wikiscanner è un software elaborato dallo studente americano Virgil Griffith, che permette di identificare l'origine delle modifiche fatte alle voci dell'enciclopedia Wikipedia. Fra gli "operatori", che cambiavano, toglievano o aggiungevano contenuti, attraverso Wikiscanner, sono stati identificati la Cia, il Vaticano, le Nazioni Unite e numerose corporation.
Alcune definizioni di Wikipedia venivano per così dire "corrette", togliendo aspetti che non si volevano divulgare perché rivelano fatti negativi del sistema di potere. Ne deriva un'enciclopedia "manipolata", in cui le cose più "scottanti" sono censurate. Ad esempio, il termine "signoraggio" non viene spiegato nella sua verità, e in tal modo viene occultata l'usurpazione della sovranità monetaria del popolo. Se cercate "traffico di droga" leggerete informazioni del tutto parziali e di parte: non si parla ad esempio di come le autorità statunitensi siano coinvolte nel traffico e nella produzione di droga in Afghanistan e in Colombia.
L'informazione su Internet è limitata anche in ordine alla nazione, alla possibilità di approvvigionamento delle informazioni e alle distorsioni o falsità che vi si trovano. Ad esempio, notizie pubblicate soltanto in lingua araba o nell'alfabeto cirillico (usato per scrivere varie lingue slave) non saranno attinte dagli europei occidentali. In Italia arrivano poche notizie sulle ex repubbliche sovietiche, sui Balcani o su paesi arabi come l'Arabia Saudita. Semplicemente le notizie non ci sono, non sono tradotte nelle lingue occidentali. Di conseguenza chi scrive su siti d'informazione indipendente non può riportarle perché non può attingerle da nessuna fonte, a meno che non vada direttamente in quei paesi o abbia contatti con persone che vivono lì.
Non ci accorgiamo di quello che non c'è se non è possibile trovarlo da nessuna parte: né su giornali, Tv o libri. Dunque la nostra informazione, nonostante Internet, è parziale ed esclude alcune aree considerate "scottanti" dalle nostre autorità.
Inoltre, le informazioni reperibili su Internet risentono del "gatekeeper", ossia della selezione e della disponibilità di accesso. Esistono criteri preselezionati di approvvigionamento dell'informazione. Tali criteri possono derivare da "gatekeeper non istituzionali (attraverso il passaparola e le comunità)"(1) o da metodi informatici.
Ciò nonostante bisogna riconoscere il ruolo assai importante svolto dai siti di informazione indipendenti, e la vivacità che possiamo trovare in molti forum e blog. E' senz'altro bello e divertente trovare nuovi siti utili e informativi. Se navighiamo su Internet possiamo sapere molto di più che se ci limitiamo a guardare la TV o a leggere i giornali, tuttavia non bisogna illudersi che con Internet ci si possa liberare facilmente dall'indottrinamento e dalla cultura di massa, perché ciò richiede un impegno costante. La capacità di pensiero libero si acquisisce coltivando la propria mente attraverso la lettura di buoni libri, attraverso interazioni sociali di qualità e altre attività costruttive.
Molte persone si sono disabituate alla lettura trascorrendo ore davanti allo schermo (della TV o del computer), e questo produce effetti passivizzanti che sono funzionali alla cultura di massa.
Internet non è soltanto un canale tecnologico di informazione o di attività sociali ed economiche, è anche un luogo virtuale che produce effetti sul pensiero e sul comportamento. Su Internet si comunica, e la comunicazione è un rilevante fatto sociale. Scrive la professoressa di Economia aziendale Andreina Mandelli: "Possiamo pensare alla rete come modello di organizzazione dei nostri pensieri e della nostra socialità". (2) Non è difficile capire quanti pericoli sono insiti nella possibilità che sia un mezzo tecnologico a condizionare la nostra esistenza a tal punto da determinare forme di pensiero e di socializzazione.
Il modello di comunicazione che la rete offre ha caratteristiche precise, che sfuggono alla maggior parte degli utenti, che dunque risentono inconsapevolmente degli effetti.
Molti studiosi del settore sociologico ed economico producono giudizi sostanzialmente positivi sulla crescita dell'uso di Internet. Questi autori danno per scontato che la tecnologia sia "evolutiva", partendo da assunti epistemologici darwiniani. Assumono implicitamente l'idea che i progressi tecnologici possano rappresentare anche una crescita intellettuale, morale o sociale. Non tengono abbastanza conto del potere che attraverso questi canali si può acquisire, e degli effetti peggiorativi sulle potenzialità cognitive dell'uomo.
Il filosofo Umberto Galimberti osserva che il progresso tecnologico non ha prodotto soltanto effetti positivi: “Per il fatto che abitiamo in un mondo in ogni sua parte tecnicamente organizzato la tecnica non è più oggetto della nostra scelta, ma è il nostro ambiente, dove fini e mezzi, persino sogni e desideri sono tecnicamente articolati e hanno bisogno della tecnica per esprimersi”.(3)
Il pensiero umano condizionato dalla tecnologia, diventa, secondo Konrad Lorenz, un “pensiero tecnomorfo”.(4)
Il sociologo Neil Postman vede la tecnologia come assai pericolosa quando si trasforma in “tecnocrazia totalitaria o totalitarismo tecnocratico”. Ossia quando assume il potere di controllare la società, mentre dovrebbe essere la società a controllare la tecnologia e ad avere senso critico e selettivo nell’accettare o rifiutare alcuni suoi aspetti.
La tecnologia ci abitua ad accettare una realtà che non dipende più da noi anche se ci riguarda. Non dipende dal nostro saper fare, dal nostro pensare o dal nostro volere. Si instilla una dipendenza quasi totale, che ci priva di alcune abilità cognitive che se non utilizzate si atrofizzano.
Gli aspetti negativi di Internet, da capire e contrastare, sono diversi. Il contesto della rete è "asettico", non reale, privo della percezione di oggetti o persone reali, manca l'emotività e l'interazione sociale complessa che soltanto nella realtà si può avere. Gli escamotage per esprimere parte delle emozioni, come il viso allegro o le interiezioni, non ci diranno mai qual'era il vero tono o l'espressione del viso che li accompagnava.
Se definiamo la comunicazione come quell'insieme di possibilità di condividere conoscenze, esperienze e valori, atti a costruire nuovi modi di essere e nuove identità, comprendiamo come il computer non può sostituirsi alla realtà, anzi, può essere nocivo nella misura in cui ci fa credere di poter fare a meno dell'esperienza reale, sostituendola del tutto o in parte con quella virtuale.
Internet non stravolge vecchi equilibri in modo evidente, al contrario, agisce in silenzio, gradualmente, e i suoi effetti sono prodotti in modo inconsapevole. Tende ad eliminare la libera costruzione di simboli e significati, per imporre una realtà predeterminata, a cui l'utente deve passivamente adattarsi, senza accorgersi che le regole del "cyberspazio" non sono quelle della realtà.
Il termine "cyberspazio", utilizzato per la prima volta in un romanzo dal titolo "Neuromancer" scritto da William Gibson, indica un "non-luogo" che ha proprie regole implicite. Questo spazio artificiale tende a sovrapporsi alla realtà fino a sostituirla. Appare attraverso uno schermo, che crea un rapporto, come spiega lo studioso Raphael Lellouche:

"Se, fino a ora, non avevamo che la possibilità di scegliere fra la realtà e il sogno... oggi una terza dimensione si è dischiusa... un terzo polo di esperienza: la simulazione su schermo... Lo schermo è supporto e mezzo di un nuovo rapporto globale con il mondo... L'irruzione e la generalizzazione degli schemi segnala che l'umanità è entrata in una nuova ecologia cognitiva e ambientale del proprio universo artificiale".(5)

Dunque lo schermo, imitando le cose reali, crea esso stesso una realtà, che incide sugli utenti attraverso l'inconsapevolezza e l'abitudine.
Il problema è capire come tale realtà virtuale incide sul nostro modo di costruire conoscenza, di condividerla e di vivere le nostre potenzialità empatiche. Essa può avere il potere di cambiare l'esistenza, modificando i rapporti sociali e le potenzialità cognitive degli individui.
Molti studiosi ipotizzano la riduzione delle complesse potenzialità umane, impoverendo la qualità delle relazioni sociali e l'uso umano di risorse che il computer non potrà mai avere, come l'intuito, la capacità di complessi collegamenti semantici, o lo scambio di "energia" vitale. In altre parole, la ricchezza della comunicazione e della conoscenza "reale" può essere limitata in qualità e quantità. Il filosofo Ray Kurzweil prevede nel futuro una vera e propria invasione tecnologica che sopprimerà le potenzialità umane:

"I computer saranno... dappertutto: nei muri, nei tavoli, nelle sedie, nelle scrivanie, nei gioielli, nei corpi... le persone cominceranno ad avere relazioni con personalità automatiche e le useranno come amici, docenti, domestici e amanti... La maggioranza della comunicazione nel mondo non prevederà l'intervento umano. La maggioranza delle comunicazioni degli umani sarà con una macchina... Non ci sarà più una distinzione precisa tra umani e macchine".(6)

Sembra uno scenario irreale quanto agghiacciante, ma rivela la possibilità non tanto lontana che la tecnologia possa diventare gravemente intrusiva, e che mentre gli oggetti tecnologici diventeranno sempre più attivi nel produrre effetti, gli umani saranno sempre più passivi nel subirli. La diminuzione delle potenzialità cognitive è stata graduale: dalla trasmissione di sapere orale, che vedeva il notevole utilizzo della memoria, alla trasmissione scritta, fino alla codificazione tecnologica del sapere, che richiede l'accettazione passiva delle sue regole implicite. Fino a pochi secoli fa le persone comuni potevano conoscere la realtà nei suoi aspetti essenziali, e padroneggiarla attraverso l'attività. Gradualmente, con gli sviluppi scientifici e tecnologici, è stato inserito l'uso di macchine complesse che la persona comune utilizza senza conoscere appieno né le caratteristiche tecnologiche né gli effetti. La complessità e il determinismo delle nuove macchine hanno prodotto un senso di accettazione passiva di aspetti della realtà che pur appaiono estremamente importanti e condizionanti.

L'esistenza di una sempre più numerosa comunità globale "virtuale" potrebbe produrre pochi autonomi pensatori e molti gruppi omogenei che tenderanno all'autoreferenzialità, diventando fazioni. La mancata complessità comunicativa reale favorisce rapporti basati sull'aggregazione ad un gruppo in cui si svilupperà un alto grado di coesione interna e di rigidezza mentale, che porterà all'intolleranza e all'esclusione dell'"intruso".
Molti soggetti delle comunità virtuali, non potendo disporre di interazioni empatiche, emotive o intuitive, sviluppano la comunicazione con l'altro come un proseguimento della realtà dell'ego, improntata ad aspettative di tipo egoico, ossia che l'altro sia quanto più possibile simile a loro stessi. In tal modo, il senso di gruppo si trasforma in un reciproco riconoscimento dell'ego, che soffoca le differenze e produce radicalità di opinioni. Non saranno dunque la tolleranza o la capacità di imparare dall'altro a guidare i rapporti, ma la ricerca di conferme della propria identità, e la rivendicazione della differenza rispetto ad altri gruppi considerati inadeguati.
Si acquisisce così uno schema cognitivo rigido, in cui risulta difficile il cambiamento, che nella realtà è prodotto dalle esperienze sociali o culturali. I "gruppi virtuali", anche quando nascono per criticare la realtà con l'intento di migliorarla, di fatto possono spegnere l'attivismo e creare un mondo statico perché sostanzialmente privo dell'impulso vitale umano che produce crescita e cambiamenti. Osserva l'economista Jeremy Rifkin: "Le istituzioni che, in un tempo non lontano, hanno spinto gli uomini a combattere battaglie ideologiche... stanno lentamente svanendo, mentre una nuova costellazione di realtà economiche spinge la società e ripensare i legami e i vincoli che nel prossimo secolo definiranno i rapporti tra gli uomini".(7)
Perdendo il contatto emotivo con l'altro si diventa più rigidi e intolleranti quando ci si trova di fronte ad opinioni discordanti rispetto alle proprie, fino a ritenere di non poter dialogare con persone che la pensano diversamente.
Su Internet si può determinare una suddivisione in "greggi", all'interno dei quali si creano significati fondamentali che possono essere trasformati in etichette o diventare dogmatici, riproponendo la medesima realtà di massificazione e di mancanza di libertà di pensiero presente negli altri media. Anziché avvantaggiare le lotte contro l'oligarchia dominante, i gruppi delle comunità virtuali possono produrre passività, rendendo Internet uno strumento efficace per evitare sollevazioni popolari. Ad esempio, i milioni di disoccupati e precari, anziché sollevarsi contro un sistema che li ha privati del futuro, possono stare attaccati al computer a sfogarsi scrivendo sul blog di Grillo o su vari forum.
Siamo abituati a conformarci e ad essere passivizzati e indottrinati, dunque all'interno di Internet molti continuano, senza rendersene conto, a seguire le stesse spinte, poiché acquisire capacità di pensiero autonomo richiede molti sforzi, che non tutti sono disposti ad attuare. Tuttavia, Internet, per la ricchezza di informazioni che fornisce, potrebbe rappresentare il primo passo per costruire una società di persone, che soppianti la vecchia società di massa. La rete può farci capire che è possibile smascherare il sistema e vederlo quale esso è, e si può proseguire a coltivare la mente e lo spirito attraverso altri canali che ci "attivizzano", come la cultura, la socializzazione reale e altre attività costruttive.
Internet incoraggia la depersonalizzazione dei rapporti, rendendoli meno autentici e più superficiali. Ad esempio, i messaggi che si inviano per e-mail hanno di solito un carattere estemporaneo, con idee poco approfondite. Sono il più delle volte messaggi brevi con carattere pratico, e ci disabituano alla scrittura curata, alle idee create dopo una lunga riflessione, o alla scrittura accurata, corretta e forbita, che può esistere soltanto se si è abituati a leggere molti libri.
Su internet si potrebbero ricreare quei meccanismi propri della folla, studiati dalla psicologia sociale. Si tratta di meccanismi che prevedono il superamento delle comuni regole sociali grazie all'anonimato o alla possibilità di un'identificazione fittizia. Il senso dell'anonimato, nelle folle, accresce la possibilità di comportamento non costruttivo o istintivo. Ad esempio, su numerosi forum molti utilizzano un linguaggio che nella vita reale sarebbe da maleducati o irrispettoso. Da ciò scaturisce un falso senso di libertà, come se l'insulto o la critica non costruttiva di per sé potessero garantire la capacità di pensiero libero. In realtà quest'ultimo nasce sempre da un impegno costante e quotidiano, e richiede attività di autoconsapevolezza e di conoscenza. Pensare di conquistare l'indipendenza di pensiero semplicemente potendo criticare o insultare è ingenuo. Certo, essere dotati di senso critico può aiutare, ma tale abilità dovrebbe essere utilizzata in modo costruttivo, e costituisce soltanto il primo passo per raggiungere conoscenze e capacità di pensiero che possono renderci liberi.
Il pericolo è quello di formare gruppi che sfogano la rabbia e la frustrazione attraverso insulti e critiche superficiali, confermando vecchie etichette e stereotipi, come quello del "ribelle al sistema arrabbiato", o del "capo carismatico irriverente".
La questione della lotta al sistema è assai più complessa, e non può certo essere risolta semplicemente identificandosi con un gruppo, anche se questo è capeggiato da un personaggio che sa efficacemente denunciare la situazione attuale. Per contrastare il gruppo dominante criminale occorre essere capaci di superare la fase della protesta per giungere alla rivendicazione di giusti diritti. Per usare un esempio metaforico, immaginate un gruppo di criminali che entra a casa vostra e inizia a distruggere i mobili e a torturare i vostri cari, la reazione giusta non può essere quella della semplice protesta, ma la pretesa che si fermino, paghino per i crimini e liberino immediatamente la casa. Così dovrebbe essere per la liberazione dall'attuale gruppo dominante: criticarli e denunciare i crimini può essere il primo passo, a cui deve seguire la giusta pretesa di costruire uno Stato di diritto, in cui nessuno possa commettere crimini impunemente. Tale consapevolezza è fondamentale per non rimanere allo stato immaturo di sudditi che si lamentano del potere ma non sono capaci di difendere i loro diritti.

Internet può essere nociva alla dissidenza e alle organizzazioni di lotta per i diritti umani, poiché leggendo gli articoli sui siti si tende a non acquistare riviste edite da associazioni o gruppi di cultura indipendenti.
Leggere articoli informativi sui siti indipendenti dà l'illusione di acquisire la necessaria cultura e consapevolezza, ma in realtà ciò non basta a liberarsi dalla massificazione mediatica che si continua a subire tutti i giorni. Occorre leggere buoni libri e acquistare riviste culturali o d'informazione indipendenti. Ciò è importante anche per aiutare gli editori e gli scrittori dissidenti. Se apprezziamo chi ci dice la verità o chi ci stimola culturalmente, dovremmo acquistare i libri o le riviste su cui queste persone scrivono. I giornali di regime vengono sovvenzionati con denaro pubblico, cioè, nostro malgrado, dobbiamo pagare chi ci inganna. Giornali come "Il Corriere della Sera", "La Repubblica", "Libero", "La Padania", ecc. ricevono dal governo milioni di euro, mentre le piccole riviste non allineate ai partiti non ricevono nulla. Alle riviste realmente indipendenti viene negato il finanziamento pubblico, in modo tale che la loro esistenza prima o poi cessi, dunque, è assai importante sostenere la libera editoria.

In rete esistono gli "infiltrati", ossia persone pagate per controllare i siti di controinformazione o i blog indipendenti, e per intervenire in vari modi a intralciare o diminuire gli effetti positivi che gli utenti potrebbero avere. Si tratta di poche persone riconoscibili perché utilizzano le stesse categorie che vengono utilizzate dalla propaganda dei mass media. Ad esempio, definiscono i dissidenti "antiamericani", o fanno in modo che la persona che critica il sistema appaia come estremista o non equilibrata. E' possibile riconoscere queste persone anche perché di solito non si comportano come le persone comuni che, ad esempio, quando non sono d'accordo dicono semplicemente "Su questo non sono d'accordo". Gli infiltrati si comportano come se avessero la verità assoluta in tasca e, ad esempio, scrivono: "Sappi che quello che scrivi è falso". D'altra parte, essi vengono formati a fare questo "lavoro" dalle stesse persone che pretendono di dirci come dobbiamo pensare e cosa dobbiamo pensare. La persona indipendente sta loro sulle scatole e non vedono l'ora di dirle di smetterla di pensare con la sua testa. Ovviamente, oltre a queste tecniche, gli infiltrati utilizzano anche tecniche più sottili, come deviare l'attenzione, soffermarsi su dettagli meno importanti, spostare la questione sull'insulto o sulla denigrazione di persone, ecc.

La rete Internet risulta dunque un canale di passivizzazione e controllo, attuati in modo assai più sottile e nascosto rispetto agli altri mass media. Un "grande fratello" invisibile, che assorbe le nostre energie e trasforma l'esistenza in "merce... diventiamo, così, consumatori della nostra vita".(8)
Internet, dunque, dovrebbe essere utilizzata con intelligenza, cercando ciò che serve, leggendo le informazioni che non vengono date altrove, e contrastandone consapevolmente gli effetti negativi.



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NOTE

1) Mandelli Andreina, "Il mondo in rete", Egea, Milano 2000, p. 193.
2) Mandelli Andreina, "Il mondo in rete", Egea, Milano 2000, p. 9.
3) Galimberti Umberto, "Psiche e techne. L’uomo nell’era della tecnica", Feltrinelli, Milano 1999, pp. 34-36.
4) Lorenz Konrad, "Il declino dell’uomo", Mondadori, Milano 1983, p. 15.
5) "Théorie de l'écran", rivista online "Traverses", n. 2.
6) Kurzweil Ray, "The age of spiritual machines", Viking Press, London 1999.
7) Jeremy Rifkin, "L'era dell'accesso", Mondadori, Milano 2000, p. 6.
8) Slouka Mark, "War of the Worlds: Cyberspace and the High-Tech Assault on Reality", Basic Books, New York 1995.

29 commenti:

LucaC ha detto...

Potresti consigliarmi quotidiani o riviste da leggere? Ormai ho provato tutti i quotidiani "ufficiali" e mi sono fermato a Repubblica, ma continuo a non essere soddisfatto.
Grazie in anticipo

Antonella Randazzo ha detto...

Le riviste e i giornali utili sono numerosi, ad esempio, "Rinascita", "La voce della Campania", "Latinoamerica", "Antimafia Duemila", "Viator", "Nexus", "Scienza e conoscenza" e molte altre.
Ricordiamoci però che le riviste informano e aggiornano, ma sono i buoni libri che possono aiutare ad avere una base per capire la realtà. I libri scritti da persone che non sono agganciate a partiti o pagate da chi ha interesse a difendere l'attuale sistema di potere.

Bruno Fontanesi ha detto...

Ciao Antonella ...
( ... ma senza internet non ti avrei mai letto !!! )...

Considero il mio attuale livello di consapevolezza come "Medio", ossia non credo nei Media nè alla fiction recitata dall' attuale politica, e considero entrambi puri strumenti di attuazione di strategie decise altrove, sostanzialmente la sostituzione capillare dello Stato con interessi privati.

( Quindi vedo bene il bastone che unisce l' asino alla carota, e capisco quanto importante sia per i controllori mediatici far sì che l'asino non se ne accorga ... )

..........................

La mia difficoltà attuale è nel capire quanto ci sia nel perseguimento delle attuali scelte politico-economiche occidentali di pianificato a priori, quanto di fatalità, e quanto di incontrollabile reazione a catena di un meccanismo economico farlocco ...

Faccio un esempio, visto che hai accennato al signoraggio:
- Quando di "decide per decreto" di regalare ai Banchieri privati la sovranità monetaria ( o di svendere l' Italia sul Britannia ) quanto c'è di criminale determinazione in chi legifera, e quanto di impossibilità a fare diversamente ?
( E la domanda è solo dettata dalla speranza di sapere che chi ancora formalmente "ci guida" sia, fosse anche al 10%, esente da pura volontà criminale e giustificato quantomeno dall' impossibilità di scelta...
... i morti ammazzati si sprecano,tra chi ha tentato di opporsi all' attuazione del controllo monetario ... )

In altre parole: in che percentuale secondo te la politica è cameriera, complice o soggiogata al potere reale ?
Una politica "onesta" potrebbe ancora svolgere un ruolo, o la via politica è ormai completamente persa ?
In questa situazione generale, come considerare l' outsider Chavez ?

..................

Venendo al tema del post...

Sto parlando apertamente di questi temi con un blog ospitato sulla piattaforma dell' espresso.it ( Titolo: Il Linguaggio Dimenticato )...
... e mi sono stupito di non essere ancora stato sfrattato !!!

Ora, io so bene che i blog sono usati dall' informazione mainstream più che altro come "Finestre di controllo" dell' opinione pubblica, e che questa è probabilmente l' unica ragione per cui "lasciano dire" ...
E tuttavia mi piacerebbe pensare anche qui ad uno spiraglio di umanità...
Come dire: "Ma sì, via, sta dicendo quello che noi non possiamo dire ... Alla fin fine ci leva una castagna dal fuoco"...

Che ne pensi ?
C'è ancora spazio per qualcosa di umano, o è tutto così irrimediabilmente venduto e perso ?

BRUNO

Angelo ha detto...

La cosa più triste è che ho visto solo due commenti alla fine del tuo articolo.
Articolo che secondo me merita molta più visibilità dei vari "Grilli" o simili.
Non aiuta di certo specificare in fondo all'articolo che tutto questo è coperto da copyright e che non bisogna assolutamente riprodurlo, sarebbe meglio (è mia opinione) rilasciarlo sotto creative commons, in maniera tale da dare la possibilità a chi condivide tali opinioni di riprodurre l'articolo senza per questo "rubarti" nulla, né paternità né altro.
Sarebbe un bel gesto nei confronti di chi ti legge ed un modo per farsi conoscere.
:ç)

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta ad Angelo: quello che scrivo a proposito del copyright non è "non bisogna riprodurlo" ma che se qualcuno vuole riprodurlo deve farne richiesta.
Ciò serve soprattutto ad evitare che i miei articoli vengano pubblicati senza alcune parti (ovvero censurati).
Tutti quelli che richiedono i miei articoli hanno sempre avuto licenza di riprodurli, dunque non esiste alcun problema di diffusione dei miei post.

Risposta a Bruno:

Il mio articolo parla anche di alcuni aspetti vantaggiosi di Internet, ossia di poter scrivere ciò che non sarà mai pubblicato sui canali di regime.

Per rispondere alle tue domande: ritengo degno di interesse ciò che sta accadendo in Sud America, per approfondire puoi leggere il mio libro "La nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa".
Per le domande sulla politica e sulla finanza prova a dare un'occhiata agli articoli:
http://www.disinformazione.it/capitalismo_totalitario.htm

http://www.disinformazione.it/sistema_finanziario_e_potere.htm

http://www.disinformazione.it/capitalismo.htm

S. ha detto...

Salve a tutti,
come ho già scritto in precedenza, non mi piace molto la distinzione tra "elite" o "gruppo dominante" ed il "cittadino-schiavo" dall'altra.
Se diamo per scontato che la cosiddetta "elite" sia solo in grado di danneggiare i popoli che governa, questo senso di sfiducia non ci porterà a fare passi in avanti sul piano sociale.
La chiave per dare una scossa alle ingiustizie sistemiche, per come la vedo io, è quella di creare quel minimo clima di fiducia che permetta di delegare la gestione del potere ad un'elite su cui si può fare discreto affidamento.
Condannare una generica "elite" come sempre e comunque in malafede, criminale e contro l'interesse comune mi sembra dannoso ed eccessivo.
Se non si crea una sorta di alleanza tra un'elite (più o meno estesa) e il popolo, ci sarà una rivoluzione da cui emergerà una nuova elite probabilmente peggiore di quella attuale.
Dal mio punto di vista, inoltre, il potere della ricchezza (perchè in fondo è questo il potere dell'elite) non ha alcuna influenza sulla componente spirituale dell'uomo. Sul piano spirituale l'uomo è sempre in guerra con se stesso (o quel fantoccio con cui si identifica).
La guerra che una parte malata dell'elite sta combattendo sul piano materiale per il potere, sul piano spirituale non è altro che una serie di sconfitte.
Se in casa scoppia un incendio, mi preoccuperò prima di spegnere le fiamme che mi consumano, piuttosto che quelle che consumano la mia roba...
Ogni volta che un politico cede alla corruzione, ha salvato un oggetto della sua casa a discapito di se stesso.
Cosa fare per cambiare?
Basta aprire gli occhi, e puntare il dito non per condannare, ma per indicare le fiamme che consumano l'anima di chi agisce contro la sua stessa natura.
Non è necessario soffrire per capire, anche se spesso la sofferenza aiuta. Il "prezzo" per rinunciare alla sofferenza è la consapevolezza.

Antonella Randazzo ha detto...

Avere fiducia in chi si comporta in modo criminale è da pazzi.
Il problema è cambiare sistema, basandolo anziché sulla guerra e sul crimine, sui valori e sui diritti umani.
Chi non merita fiducia non deve averne, la fiducia deve essere in se stessi, nella capacità di realizzare un sistema a misura di uomo, che parta dalla libera scelta del popolo e non dal potere di un gruppo criminale.
Talvolta preferiamo dare fiducia a chi ha il potere per non affrontare la mancanza di fiducia in noi stessi.

S. ha detto...

Concordo sul fatto che sia un atteggiamento folle e autolesionista dare fiducia e potere a chi ne abusa.
Aggiungo anche che chi si fida ciecamente di un criminale diventa in parte complice dei suoi crimini.
Questo, purtroppo, è accaduto e accade assai spesso, un po' a tutti i livelli e con conseguenze tragiche, talvolta per interi popoli.
Nonostante ciò, ritengo che la fiducia sia un elemento essenziale e imprescindibile per organizzare una qualunque forma sana di vita sociale. Essa diventa ancora più importante quando sorge la necessità di cambiare uno status quo o il "sistema" nel suo complesso.
Un clima di fiducia può nascere solo quando esiste una sincera condivisione di valori, quando l'"altro" non è un concorrente o un avversario, ma un compagno e un amico.
C'è chi sostiene che il potere corrompa l'uomo. Io penso invece che il potere porti a galla la corruzione che è già più o meno presente, inerte, nell'animo umano. Una persona integra non è dunque corruttibile dal potere; per essa questo rappresenta semplicemente un mezzo per migliorare le cose, e non un fine.
La vera sfida dell'uomo sta proprio nel fronteggiare e vincere questa corruzione, questo fardello che lo consuma e lo pone in conflitto con l'universo.
Secondo me una persona (sia questi un mendicante, un eremita o un imperatore) è tanto più degna di fiducia quanto più è in grado di vedere, fronteggiare e vincere il mostro che alberga dentro di lui.
Il formarsi di un’elite di persone che ha più potere di altre persone è un qualcosa di naturale e tipico della condizione umana. Ciascuno nasce con certe propensioni, con certe doti e con certi difetti, e ciò che va bene per una persona è deleterio per un’altra.
Pensando alla Rivoluzione Francese, direi che libertà e fraternità vanno benissimo, l’uguaglianza è invece una forzatura che non fa che creare illusioni e storpiature tra le persone.
Mantenendo come linee guida la libertà e la fraternità, si può fare tranquillamente a meno dell’uguaglianza, che non fa che alimentare la presunzione dello sciocco (per altro facilmente manipolabile da altri sciocchi) il cui voto vale tanto quanto quello del saggio.
Venendo al dunque: il problema per me non è quello dell’esistenza di un’elite, quanto quello del criterio con cui essa viene selezionata.
Oggi l’elite emerge (in gran parte) con criteri contrari a quelli che dovrebbero caratterizzarla.
Il politico “medio” troppo spesso è colui che desidera il potere come fine, e non come mezzo. Più è corruttibile e più è facile per lui raccogliere soldi per sostenere le sue campagne elettorali. Più è scaltro, ipocrita e capace di mentire, più otterrà credito e prestigio tra i male informati e i creduloni, che sono una bella fetta dell’elettorato. Più alimenta le sciocche illusioni e i bassi interessi della massa, e più questa alimenterà l’illusione del suo mito personale e lo spingerà in alto.
La coerenza, l’onestà e l’integrità sono spesso più un ostacolo che non un aiuto per un rappresentante del popolo.
Una vera rivoluzione del sistema, per come la vedo io, avverrà solo quando si sarà formata una classe dirigente degna di questo nome e quando questa riceverà il sostegno e una meritata fiducia da parte del popolo, che ne otterrà in cambio maggior benessere, stabilità e libertà individuale.

Antonella Randazzo ha detto...

Mi permetto di consigliarti di leggere "Dittature. La Storia occulta", oppure "La nuova democrazia", perché questi libri possono chiarire bene le idee proprio sulle questioni da te poste.

claudio acciari ha detto...
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Antonella Randazzo ha detto...

E' difficile interagire autenticamente di persona figurarsi su Internet!
Alcuni si illudono di avere una vita sociale tramite computer; trovo preoccupante il caso di chi non si accorge che i rapporti umani veri richiedono partecipazione emotiva, intuito e altre qualità che sono negate dalle macchine tecnologiche.
Come emerge dall'articolo, anche l'intelligenza viene limitata dallo schermo, che tende a passivizzare le potenzialità cognitive umane.
Molti credono che le potenzialità mentali non richiedano impegno costante. E' come pretendere di avere salute facendo una vita sedentaria e mangiando schifezze.
La mente va "curata" se si vuole avere capacità di pensiero autonomo. Si dovrebbero leggere almeno 2-3 buoni libri al mese, e conservare la capacità di porsi domande sulla realtà. Ad esempio: come mai il gruppo dominante investe miliardi di euro nei mass media e nella pubblicità? E' davvero soltanto una questione di profitti?
Oppure: Come mai la sinistra italiana si sta dando da fare per fondare un nuovo partito? Per difendere gli interessi della popolazione servono nuovi partiti?
ecc.....

Giannizt ha detto...

Penso che il movimento degli anni 60 sia stato deciso con l'operazione Chaos.

Per tutte le altre idee sono perfettamente d'accordo

vulca ha detto...

Riposto questo intervento per smontare la tesi che molto forbidamente mensioni riguardo internet. Dopo il gioco e la formazione di un individuo che usa internet, una volta maturata la sua specificità nel condividerlo come informazione, diffusione e comunicazione di massa, è lo strumento che nonostante gli "effetti collaterali" comuni a ogni mezzo di scambio, può avere infinite potensialità che possono fornire vantaggi alle popolazioni civili. nel merito quello che non succedeva direttamente nelle sale di incontro reale su internet e tramite il pc sono avvenute, oltre come stimolo anche come mezzo di organizzazione dell'evento. Riporto un tuo commento al riguardo:
nel nostro paese ci sono milioni di persone che seguono Beppe Grillo e vanno ai suoi spettacoli, tuttavia le stesse persone non scendono nelle piazze a protestare per le cose che Grillo denuncia.
E' più utile protestare tenacemente o non mancare agli spettacoli di Grillo? Questo dà l'idea di come siamo addestrati a comportarci da "massa" piuttosto che da persone che rivendicano con forza i loro diritti.
quote
Intanto complimenti per la tua tenacia e la grinta con cui fai informazione e dai stimoli alle coscienze di questa nostra società assonnata.
ma oggi 15 settembre un fatto nuovo si è verificato l'8 settembre nelle piazze italiane, non i "grillini" ma liberi cittadini che hanno aderito all'appello di persone oneste impegnate a smontare questo sistema corrotto in fase cronica che dopo 20 anni di manovre subdole è all'apice della malattia.
Come te, dipietro, grillo, e tanti altri finalmente il blog è sceso in piazza e ordinatamente si è messo in fila per un fanculo day con firma sui tre punti che Beppe ha pronunciato nel parlamento europeo. il monito ai politici corrotti è preciso e chiaro. rinnovare il parlamento italiano dal basso con un termine per non ricreare politici mestieranti e un parlamento dei partiti ma con la candida fedina penale. potevano essere 600.000 firme se non finivano i moduli per le firme, se l'informazione avesse fatto il suo dovere anziche 1 milione sarebbero stati 6 o 7 milioni i partecipanti e questo anche se a breve non produrrà l'accettazione del disegno di legge in parlamento è un evento di tale rilievo storico che mafia e politica dovrà comunque fare i conti.
resistere resistere resistere!

paolo russo ha detto...

Ciao Antonella ho finito da poco di leggere il tuo libro,Dittature:la storia occulta e devo ringraziarti perche' e'stata un ulteriore tappa verso una piu' ampia consapevolezza,che ritengo indispensabile per poter iniziare un percorso di miglioramento sia personale che sociale..spero quindi che attraverso la rete che ritengo non ancora del tutto controllata molte persone possano venire a conoscenza delle verita' che sono da sempre occultate..Ringraziandoti ancora per l'eccelente compito che svolgi attraverso la scrittura dei tuoi articoli e libri ti chiedo se puoi consigliarmi alcuni titoli che al pari dei tuoi possano servire ad ampliare le mie conoscenze...ciao

Antonella Randazzo ha detto...

Libri da leggere importanti ce ne sono tantissimi,
ad esempio:
AA.VV., "Il libro nero del capitalismo", Marco Tropea Editore, Milano 1999.
Ahmed Nafeez Mosaddeq, "Guerra alla verità. Tutte le menzogne dei governi occidentali e della Commissione "Indipendente" Usa sull'11 settembre e su Al Qaeda", Fazi Editore, Roma 2004.
Bakan Joel, "The corporation. La patologica ricerca del profitto e del potere", Fandango, Roma 2004.
Chomsky Noam, Vandana Shiva, Stiglitz Joseph E., "La debolezza del più forte. Globalizzazione e diritti umani", Oscar Mondadori, Milano 2004.
Chossudovsky Michel, "Guerra e globalizzazione. La verità dietro l'11 settembre e la nuova politica americana", EGA-Edizioni Gruppo Abele, Torino 2002.
Chomsky Noam, "Capire il potere", Tropea Editore, Milano 2002.
Giovannini Fabio, "L' imperialismo democratico. Uomini e teorie della dottrina Bush per il dominio del mondo", Datanews, Roma 2003.
Palast Greg, "Democrazia in vendita. I padroni del mondo", Marco Tropea Editore, Milano 2003.
Ternon Yves, "Lo Stato criminale: i genocidi del XX secolo", Corbaccio, Milano 1997.
Se non l'hai ancora letto ti consiglio anche il mio libro "La nuova democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia USA" (edizioni Zambon, puoi trovarlo su /www.internetbookshop.it) che tratta i fatti storici (dal dopoguerra ad oggi) che ci hanno portato all'attuale situazione.

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta a Vulca:

Spero tanto che il tuo entusiasmo sia giustificato.
Di sicuro, dopo alcuni giorni dall'iniziativa di Grillo, se siamo persone intelligenti dovremmo porci diverse domande.
Ad esempio:
"La protesta sta producendo risultati concreti contro il sistema corrotto? O è servita soltanto a sfogare la rabbia?"
"L'iniziativa è utile a concedere un potere reale ai cittadini?"

Faccio notare che effettivamente l'iniziativa di Grillo deve aver smosso qualcosa altrimenti non si spiegherebbe l'uso propagandistico del termine "antipolitica"(l'hanno usato in tanti, da Fassino a Veltroni).
Vorrebbero farci credere che chi non accetta un potere mafioso e corrotto è contro la "politica",
identificando l'attuale sistema con l'intera politica.
Occorre precisare che chi denuncia la corruzione dei politici attuali lo fa perché crede nella possibilità che non tutte le persone siano mafiose e corrotte.
Dunque è il contrario di ciò che vorrebbero farci credere, c'è fiducia nella politica, ma non nella "loro " politica" mafiosa. Si deve rigettare l'attuale sistema partitico perché è corrotto fino al midollo, nel senso che è manovrato da un gruppo di persone (in gran parte straniere) che ha da tempo colonizzato il nostro paese. Sarà possibile avere una classe dirigente onesta e rispettosa degli interessi collettivi, quando ci libereremo dei personaggi corrotti.
La politica non implica necessariamente la corruzione, e dunque bisogna avere fiducia nella possibilità di scegliere persone oneste. Ciò sarà possibile se saremo veramente noi a scegliere e non i partiti.

Andrea ha detto...

La tecnologia moderna è figlia e madre dell'uomo moderno. L'uomo l'ha partorita e l'uomo ne succhia dal seno.

Fino a che la nostra società non ne diverrà dipendente al 100% (siamo sulla buona strada! Evviva!) non ci accorgeremo mai di quanto avremmo fatto meglio a trattarla da semplice figlia.

Ma l'uomo è arrivato a un certo periodo della sua esistenza in cui non apprezza più le sue creazioni, le mitifica e ne diviene completamente assuefatto, altrimenti non le avrebbe create! Quale desiderio è meglio di un desiderio di totale appagamento sensoriale?

E così ci creiamo queste nostre necessità; fabbrichiamo il mezzo per arrivare a un fine ancora prima di sapere il fine!

Con quale saggezza può essere usata la tecnologia se non per quella di creare ancora più assuefazione? Vorrei avere LA risposta.

Antonella Randazzo ha detto...

Che posso dire?
Quello che dici è vero, resta da accertare cosa l'uomo comune scelga per propria volontà e cosa il gruppo dominante gli imponga dall'alto curandosi di farglielo sentire un prodotto "suo".
La tecnologia si sta sempre più rivelando un efficace strumento di dominio e chi non se ne accorge lo fa a proprio rischio e pericolo.

paolo russo ha detto...

Ciao e grazie per i titoli,molti dei quali ho già letto..Noi siamo i figli di un mondo devastato che provano a rinascere in un mondo da creare.Imparare a diventare umani e' la sola radicalità...Penso che in questo pensiero sia raccolto molto se non tutto e cioè' tornare ad essere umani...Se è vero che ogni tipo di partecipazione civile compresi dissenso e disobbedienza rappresenta la più alta forma di democrazia e il nodo cruciale per avviare cambiamenti concreti e per migliorare il sistema sociale..è anche vero che il compito è davvero arduo in quanto bisogna completamente ribaltare questo sistema socio economico altrimenti non ci sarà' un vero cambiamento..la domanda che ti pongo e' questa:cosa possiamo fare di realmente concreto?

Antonella Randazzo ha detto...

La cosa più importante, a mio avviso assolutamente indispensabile, è liberarci dalla massificazione culturale a cui siamo soggetti tutti.
Infatti, come possiamo pensare di costruire un mondo libero se dentro di noi rimaniamo schiavi di un sistema che massifica le nostre menti facendoci credere al contempo di essere liberi? Non è una cosa semplice e richiede un certo impegno.
Ci accorgiamo di essere sulla strada giusta quando verifichiamo di essere in grado di riconoscere gli inganni mediatici, ad esempio quelli insiti nel linguaggio utilizzato dai giornalisti dei Tg o della carta stampata.
L'esempio più attuale è l'uso che i personaggi politici o i giornalisti stanno facendo del concetto secondo il quale ci sarebbe oggi un rifiuto della politica da parte dei cittadini. Non dicono che si tratta del rifiuto della CORRUZIONE politica, ma soltanto della "politica" (e parlano di "antipolitica"), facendo credere che l'unica politica possibile è la loro. Questa è propaganda per rimbecillire i nostri pensieri. Occorre riprendere la propria intelligenza e utilizzarla per smascherare chi vuole continuare a farsi beffe della nostra dignità di cittadini.
Di concreto si deve cercare di capire sempre di più (leggendo buoni libri come fai tu e soprattutto riflettendo sulle cose) e non sostenere la loro propaganda. Non bisogna avere paura, perché il loro potere si basa sulla paura (oltreché sulla disinformazione e l'inganno).
Io non aquisto prodotti delle corporation che non rispettano i diritti umani, denuncio le
menzogne del sistema senza alcun timore e coltivo la mia libertà interiore, che è la cosa più preziosa degli esseri umani.

paolo russo ha detto...

Ciao..le tue risposte sono sempre puntuali e condivisibili..devo pero' dire che e' difficile scrostare dalle menti di alcune persone i danni provocati dalla propaganda di massa.. sono talmente condizionate da tacciare persone che la pensano come noi di essere dei paranoici.. Se da una parte non bisogna dare le proprie perle ai porci,dall'altra serve una informazione capillare che risvegli il maggior numero di coscienze..per questo penso che fenomeni come quelli di Beppe Grillo e simili siano importanti e anche utili.. in merito a questo ti chiedo se non e' il caso di unire le forze per cercare un unione che ci possa servire a combattere quelli che tu chiami "mostri"?

Antonella Randazzo ha detto...

Tutto può essere importante e utile se viene fatto con sincerità di cuore.
Ovviamente, preferisco che ci sia un comico come Beppe Grillo che denunci la corruzione piuttosto che no.
Ma mi chiedo: perché concedono spazio mediatico ad un comico e censurano duramente tutti gli altri dissidenti?
Perché vogliono svilire le lotte contro le truffe, la mafia e la corruzione politica dando possibilità di parlarne ad un vasto pubblico soltanto ad una persona di spettacolo?
Ben venga la persona di spettacolo intelligente e coraggiosa, ma teniamo conto che esistono migliaia di persone capaci di organizzare un sistema politico realmente democratico, che parta dal basso e che ci permetta di avere anche l'autonomia finanziaria, ovvero il potere di stampare la nostra moneta sulla base di criteri sensati.
Il sistema attuale annulla tutte le voci realmente capaci di realizzare un'alternativa al sistema attuale.
Spero che Grillo produca un qualche effetto positivo, come osservi anche tu, ma di sicuro esistono molte persone in grado di farlo.
Sono d'accordo nell'unire le forze, ma non attorno a qualcuno in particolare, occorre unirsi perché si è in grado di decidere dal basso e costruire un altro assetto finanziario e politico, senza chiedere il permesso alle attuali autorità corrotte. Un giorno saremo pronti a farlo.

Antonella Randazzo ha detto...

Per approfondire posso aggiungere che gli esseri umani sono comunque uniti perché appartengono ad una stessa realtà, anche quando esprimono pensieri diversi. Non siamo cloni, è normale essere diversi anche nel pensiero, l'importante è avere l'intento di desiderare il bene per se stessi e per gli altri. Purtroppo la cultura di massa ci abitua ad essere intolleranti e a vedere in chi non la pensa come noi come un "nemico" o colui che ci nega. Paradossalmente, appartenere ad una "massa" significa essere divisi e diffidenti l'un l'altro.
Ma esprimere se stessi anche quando tutti gli altri sono trascinati da qualche fascinazione o dalla corrente prevalente è importantissimo, per capirlo basta guardare quei filmati in cui le masse acclamano Hitler o Mussolini.
Dunque, a mio avviso occorre mantenere sempre la capacità di pensare con la propria testa e al contempo essere disposti ad ascoltare con rispetto e attenzione gli altri anche quando ci dicono cose diverse rispetto a quello che pensiamo noi.
Ritornando al discorso su Grillo:
Grillo sta portando avanti l'ennesima raccolta firme. Ha già sostenuto varie raccolte firme negli anni passati, ad esempio, per creare un’altra RAI, "senza lottizzazione e senza censure" (2006) o per modificare alcune leggi regionali "che determinano privilegi per i Consiglieri regionali e per gli organi di vertice degli enti strumentali della Regione Abruzzo".
Negli anni scorsi sono state fatte altre raccolte di firme, ad esempio anche contro il precariato lavorativo.
La raccolta firme è di per sè un metodo democratico di agire, del tutto condivisibile.
Il punto è: quali sono stati gli effetti concreti di queste campagne?
L'attuale sistema di potere è democratico a tal punto da tenere in considerazione quello che i cittadini esprimono?
L'effetto di queste raccolte di firme è quello di rendere palese la volontà dei cittadini, ma la nostra attuale classe dirigente sa assai bene che i cittadini non ne possono più della corruzione imperante. Essendo corrotti, i politici sanno di non essere amati dai cittadini, non occorre nessuna raccolta firme per dimostrarlo.
Mi rivolgo a Grillo:
Credi che questa raccolta firme sarà efficace? Credi che produrrà l'effetto di ripulire il Parlamento dalla corruzione?
E questo come dovrebbe avvenire? Ad opera della stessa attuale classe corrotta che tu (e non solo tu) denunci?
A mio avviso, la situazione attuale è troppo marcia per essere modificata con una semplice raccolta firme. Il sistema attuale ha una portata criminale troppo elevata per fare in modo che la semplice espressione di volontà dei cittadini possa avere effetto.
Se hai qualche dubbio sulla portata criminale dell'attuale sistema prova a leggere qualche mio articolo:
http://www.disinformazione.it/paginarandazzo.htm

oppure i miei libri "Dittature. La Storia occulta" e "La nuova democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa".
In realtà basterebbe soltanto parlare con comuni cittadini afghani, iracheni o somali per capirlo.
Comunque, ti ringrazio per quello che dici perché è vero, ovviamente, sto dalla tua parte e trovo che le critiche che il sistema ti fa siano propagandistiche e in malafede.

paolo russo ha detto...

Ciao Antonella..Spero che Beppe ti risponda..Certo che le firme non saranno tenute in considerazione,lo dimostra il fatto che la legge elettorale era stata promossa grazie al referendum del 1992 e che con un colpo di mano..(stato).. e' stata cambiata,questo dimostra che la tanto sbandierata democrazia e' solo un miraggio..per quanto riguarda le iniziative di Beppe devo dire che esse non si limitano a raccogliere firme ma ha creato una rete di persone(meetup) che cerca di fare politica sul campo vedi le lotte contro gli inceneritori la privatizzazione dell'acqua ecc..Devo dire che su un punto sono particolarmente d'accordo con te cara Antonella e cioè che bisogna creare una propria coscienza individuale che permetta ad ogni individuo di poter, indipendentemente dai vari movimenti,comportarsi in conformità' ai diritti umani attraverso la solidarietà' e il rispetto di tutti i popoli.

otorongo ha detto...

Più che su Grillo,e in questo do ragione a Paolo Russo, ho fiducia sui MeetUp, a cui sono iscritto anch'io senza essere però molto attivo ( ho problemi col lavoro e devo mantenere una famiglia ): tutti coloro che ne fanno parte ho visto che sono persone veramente a posto, di tutte le età e censi, ma con in comune una gran forza positiva per il cambiamento dello status quo. Persone cara Antonella come te e come loro mi fanno avere ancora fiducia su questo mondo, e quando mi fermo a guardare i miei figli credo fermamente che vivranno in un mondo migliore dell'attuale.Ciao

Antonella Randazzo ha detto...

Ho notato come in questi giorni i media si sono scagliati ferocemente contro Grillo.
Secondo me non gli hanno perdonato l'aver parlato contro i partiti.
In particolare i giornalisti del TG2 si sono prodigati ad infamare Grillo.

Cari giornalisti del TG2, non pensate sia più importante informare la gente su chi fa le leggi o governa piuttosto che sulla vita di un personaggio dello spettacolo?

I parlamentari e i ministri hanno potere sulla nostra vita e dunque la loro integrità morale ci interessa e dovrebbe essere uno dei soggetti privilegiati della vostra attenzione. E invece cosa fate? Vi affannate ad indagare su quante case o barche possiede Grillo.

A questo mondo esistono centinaia di corporation che calpestano i diritti umani commettendo le infamie e i crimini più terribili, e voi che fate?
Anziché raccontarci di chi organizza guerre, uccide, tortura e mutila, ci
parlate con accanimento di Grillo, cercando di infamarlo.
Ma non vi vergognate? Chi ha il dovere di informare sui crimini e non lo fa diventa complice dei criminali.
Siete completamente sottomessi al potere e pronti a scagliarvi contro qualsiasi persona avanzi critiche contro il sistema.
Che differenza c'è fra voi e i giornalisti del tempo del fascismo?

Antonio Candeliere ha detto...

interessante. Bel blog.

libellula ha detto...

Ciao, Antonella.

Hai scritto

"Gli infiltrati si comportano come se avessero la verità assoluta in tasca e, ad esempio, scrivono: 'Sappi che quello che scrivi è falso'"

Possibile che siano tanto stupidi?

Non riesci ad immaginarti altre ragioni (buone o cattive) per cui uno potrebbe scrivere "Sappi che quello che scrivi è falso" senza essere un "infiltrato" o in malafede?

Stesso problema quando scrivi: "Ovviamente, oltre a queste tecniche, gli infiltrati utilizzano anche tecniche più sottili, come deviare l'attenzione, soffermarsi su dettagli meno importanti, spostare la questione sull'insulto o sulla denigrazione di persone, ecc."

Associare questi comportamenti con ipotetici e sicuramente, a volte, reali persone in malafede crea il prosupposto perchè si trascurino le normali difficoltà della comunicazione. Ossia: tutti quanti, a volte, prima o poi, siamo convinti di essere nel giusto e non abbiamo voglia o ritiamo superfluo argomentare per esteso pur sollecitando fortementa l'altro a meditare ulteriormente su quanto dice. Tutti quanti, a volte, ci soffermiamo su dettagli meno importanti o, al contrario, sottovalutiamo l'importanza di altri fattori.

Altrimenti non sarebbe necessario quello sforzo intellettuale costante di cui parli.

Non sei daccordo?

Complimenti e auguri.

Antonella Randazzo ha detto...

Su Internet c'è di tutto, esistono sia le persone in malafede assoldate da chi vuole proteggere il sistema, come spiego nell'articolo, sia le persone con difficoltà ad esprimersi, arroganti o ignoranti.
Per distinguerle occorre intuito e intelligenza.