venerdì

VERITÀ E NICHILISMO SECONDA PARTE: LE MISTIFICAZIONI

Sono molto contenta per le e-mail che ho ricevuto a proposito della prima parte di questo articolo. So di avere interlocutori sensibili e intelligenti, e questo mi stimola ad essere migliore. Qualcuno ha sollevato la questione dell'"idealismo", cioè del teorizzare cose ritenute difficilmente realizzabili, e allora ho pensato di continuare il discorso per cercare di capire le numerose mistificazioni del sistema in cui attualmente viviamo. Come sappiamo, l'élite oggi dominante non impone soltanto un sistema economico-finanziario che le consente di mantenere il potere, ma, soprattutto, crea una realtà emotiva e psichica favorevole ai suoi interessi, spingendo tutti ad indentificarsi con essa, in modo tale da ritenerla "vera". In altre parole, così come l'élite forma schiere di soldati tutti vestiti uguali e che marciano come una massa imponente, tende anche a farci indossare una divisa psicologica ed emotiva, in modo da indurci metaforicamente a "marciare" alla stessa stregua dei soldati, allineati e perfetti.
Come riesce il gruppo dominante a metterci una divisa emotiva, psichica o ideologica? Attraverso le mistificazioni, cioè le mezze verità, le falsificazioni o le trappole emotive. Per secoli ci ha raccontato la filosofia che ha voluto, ci ha detto che la scienza è verità inoppugnabile o che esiste una realtà "oggettiva" a cui riferirsi. Questa realtà ce la indicavano le autorità religiose o, per chi non aveva fede, gli "esperti scienziati". Per intraprendere il percorso di cui ho già parlato, occorre innanzitutto chiedersi come questo gruppo di persone manipola la nostra mente, facendoci acquisire concetti di base propri della loro mentalità e non della nostra. Ad esempio, il termine "idealista" indica nella nostra tradizione filosofica l'essere sganciati dalla realtà, come se il pensiero in sé non possedesse alcuna vera realtà, o non fosse esso stesso una realtà. Ora, dato che l'attività di pensiero è fondamentale per gli esseri umani, costituendone l'essenza, ritengo che essa debba essere considerata realtà in sé. Anche se non sempre ciò che si ritiene in teoria ha una valenza euristica o produce effetti concreti, è anche vero che nessuna realtà è divenuta tale senza esser prima stata creata dal pensiero. Di conseguenza, distinguere fra realtà cosiddetta "concreta" e realtà "teorica", nel senso imposto dall'élite, significa separare nettamente l'idea prodotta dal pensiero, intesa come non realizzabile, e la realtà "concreta", considerata vera perché già realizzata. Ovviamente, l'élite punta a farci credere che l'unica realtà possibile sia quella che essa stessa ha creato, nascondendo che tale realtà è soltanto una parte di ciò che potrebbe essere. Per dirla in modo più chiaro, all'interno di questa logica, se si viene tacciati di essere "idealisti" o "utopisti", e questo viene a significare "non sei concreto" o "non accetti la realtà concreta", ciò potrebbe essere lusinghiero, poiché la realtà concreta che l'élite oggi ha costruito è una realtà criminale, e se si sceglie di adattarvisi solo per sentirsi "concreti" si diventa complici di crimini orrendi. Meglio passare per "idealisti".
Per demistificare, occorre dire che il sistema che attualmente ci viene indicato come verità concretamente possibile è basato sull'inganno. Dunque, la "concretezza" è oggi soltanto una truffa. Infatti, essa è piena di contraddizioni e paradossi. Pensiamo, ad esempio, al fatto che ci vorrebbero far credere che tutto è relativo, però al tempo stesso ci inducono a credere che la scienza è assoluta; oppure, ci fanno credere che la realtà più superficiale degli esseri umani è la vera (percezione, istinto, ecc.), ma allo stesso tempo ci trattano come animali, perché sanno che se gli esseri umani derogano alle proprie prerogative di autoconoscenza diventano uguali a qualsiasi gregge animale. Avete dubbi sul fatto che ci trattino alla stessa stregua di un gregge animale? Pensiamo ai giornali o ai telegiornali che ci dicono parecchie falsità, perché lo fanno se non per metterci in una gabbia emotiva e psichica? Nella Storia ciò è avvenuto anche concretamente, nel senso che molte persone, specie in Vietnam, sono state rinchiuse nelle gabbie per animali. Diversi giornali raccontarono questi fatti agghiaccianti, ad esempio, il New York Times del 13 agosto 1973 scriveva: “Vo Thi Bach Tuyer venne picchiata e sospesa per i piedi sotto una luce abbagliante. Poi fu rinchiusa in una cella minuscola (gabbia per tigri), mezzo allagata, con i topi e gli insetti che si arrampicavano sul suo corpo”.
Si trattava, non a caso, di persone che avversavano il potere dell'élite, e il metterli in gabbia (come il torturarli) acquisiva il valore di metterli in schiavitù fisicamente, dato che non erano riusciti a metterli in gabbia psichicamente o emotivamente. Perché tanta ferocia? Perché le persone che oggi dominano sanno che il momento in cui la maggior parte degli esseri umani non avrà più bisogno di affidarsi ad un potere esterno coinciderà con la loro scomparsa. Più il momento si avvicina e più sfoderano tutte le loro capacità di ingannare e di brutalizzare. Ma il loro potere ha dei limiti, e per capire questi limiti occorre sapere su cosa esso si basa. Come abbiamo avuto modo di spiegare, delegare la propria esistenza conferisce un potere a qualcun'altro, e dato che ciò impedisce una reale crescita interiore, colui che si approprierà di questo potere è malvagio, in quanto basa il suo dominio sulla mancata crescita degli altri. La sete di potere e l'avidità inducono queste persone ad approfittare della delega emotiva che viene loro concessa per accrescere le possibilità che tale potere si perpetui nel tempo, e giunga a produrre effetti su ogni aspetto dell'esistenza umana, persino sui settori che dovrebbero attuare la liberazione, come la religione, la cultura o l'arte. Su cosa si basa tale delega emotiva? Si basa sulla paura della propria emotività, ovvero degli aspetti di se stessi percepiti come negativi o da nascondere. Infatti, sin da piccoli subiamo condizionamenti che ci inducono, anche in maniera del tutto subliminale, a ritenere di essere nullità oppure "sbagliati" se seguiamo spontaneamente le nostre emozioni. E' un aspetto fondamentale del sistema quello di inviarci impulsi che ci inducono a sentirci inadeguati, ad avere scarsa autostima oppure a credere che c'è qualcosa in noi che non va. Ciò non è affatto sorprendente se pensiamo che l'intero sistema è improntato alla distruttività, ed essa viene diretta da noi stessi contro noi stessi, esprimendo il grado con cui noi introiettiamo la realtà esterna ritenendola più forte e più vera della nostra realtà interna. Il sistema non potrebbe reggersi senza questa introiezione distruttiva. Dunque la paura è paura di noi stessi, ovvero degli aspetti che crediamo spaventosi, perché ci hanno indotti a crederlo. Per ovviare a questa paura ci appoggiamo a ciò che ci arriva dall'esterno, producendo in una certa misura (chi più, chi meno) una sorta di ottundimento emotivo, o di identificazione con la realtà esterna e la relativa rinuncia allo sviluppo e all'utilizzo di risorse interne. In altre parole, attuiamo una sorta di "congelamento" delle nostre vere risorse interiori, a favore di un sistema che in ogni aspetto plasmerà la nostra vita, e ci farà diventare ciò che ritiene opportuno, al fine di autoperpetuarsi. Va da sé che non ritiene affatto opportuno che molti di noi inizino a chiedersi chi sono veramente, cosa vogliono e, soprattutto, come cambiare i propri vissuti emotivi in modo da renderli meno distruttivi e più motivati alla vita e all'autorealizzazione. L'élite si prodiga a cooptare tutto quello che potrebbe indirizzare verso questa strada, cioè la scontentezza, la rabbia o la frustrazione, ed ecco che spuntano i vari "guru", i "capi carismatici" o coloro che denunciano il sistema ma si guardano bene dall'indicare su cosa esso si basa realmente. Gran parte delle filosofie, delle religioni o dei numerosi sistemi pseudo-spirituali sono frutto di questi tentativi di impedire un vero percorso di crescita interiore, che può essere soltanto libero, cioè sganciato dalle autorità esterne. Infatti, se la realtà è unica, significa che la verità è dentro di noi come all'esterno, e che cercarla all'esterno senza prima averla trovata all'interno significa ritornare allo stato gregario di prima. Trovare se stessi non esclude di certo il formare gruppi o società organizzate sotto tutti i punti di vista, ma certamente esclude l'assetto attuale, in cui è un gruppo ristretto a dettare legge, e ad imporre ciò che la maggior parte delle persone riconosce come sbagliato e deplorevole. In altre parole, dalla realtà dei singoli si potrà creare spontaneamente una realtà collettiva, ed essa non potrà essere, in una società di persone libere, frutto di un atto di dominio o di sopraffazione. Dirò di più, la realtà umana è una realtà collettiva, noi esistiamo in quanto parte di un tutto, anche se all'interno di quel tutto conserviamo le nostre proprie caratteristiche. L'élite ha deformato questa verità, facendoci credere di essere divisi in ordine al colore della pelle, alla religione o ad altre caratteristiche, e nel contempo ha alimentato gli aspetti emotivi che ci rendono conformi, non in modo costruttivo, ma in senso superficiale e piatto. Ad esempio, ci spinge ad avere lo stesso stile di vita, improntato al materialismo o alla dipendenza dagli oggetti esterni. Tutti (bianchi, neri, musulmani, cristiani, ecc.) dovremmo credere che la felicità derivi dal possesso di un oggetto o dal sentirci migliori o superiori agli altri, ma allo stesso tempo siamo indotti a sentirci diversi sulla base di aspetti superficiali dell'esistenza, e ad impedire il sentimento di solidarietà, su cui si fonda la nostra vera emotività. L'élite ci spinge a credere che gli aspetti più superficiali ed egoistici di noi stessi siano la nostra unica realtà, stimolando alcuni bisogni e ottundendone altri. Ad esempio, stimola il bisogno di sentirci superiori ad altri, più belli, più intelligenti ecc., sapendo che ciò deriva da una sostanziale insicurezza, prodotta dalla scarsa autostima e dal congelamento delle vere risorse, che sono ricchissime. Infatti, essere consapevoli delle risorse interiori è talmente soddisfacente che non si prova alcun desiderio di scalzare qualcun'altro per sentirsi importanti. Questo è soltanto un esempio per dimostrare che oggi l'élite sta utilizzando tutti i modi possibili per farci rimanere al livello emotivo in cui abbiamo bisogno di conferme esterne o di possedere oggetti per sentirci adeguati, perché tale livello è funzionale al suo potere. Ciò avviene anche in modi molto sottili, e sta alla nostra intelligenza smascherare queste tecniche.
Cosa possiamo fare per rafforzare il nostro potere? Se il sistema criminale si basa su un atto di deresponsabilizzazione, per scardinarlo occorre la responsabilizzazione emotiva, ovvero il riprendersi se stessi. In che modo ciò può avvenire? Innanzitutto occorre dire che questo è un percorso molto difficile, se così non fosse tutti lo seguirebbero, dato che è l'unico che può garantire autorealizzazione e felicità. Ma non è affatto semplice e immediato, perché se è avvenuta la deresponsabilizzazione ciò significa che essa ha prodotto una gratificazione o un sollievo, seppur illusorio e temporaneo. Infatti, non avere a che fare con gli aspetti più profondi di se stessi sembra in superficie qualcosa di vantaggioso, se non altro perché ci permette di autorappresentarci in modo diverso da come siamo, di solito migliore o idealizzato. Sembrerebbe una contraddizione: si sta parlando di prendere coscienza della propria vera emotività come fonte di risorse vitali e poi si dice che fuggire da essa da' sollievo poiché si tratta di avere a che fare con aspetti non lusinghieri di noi stessi. In realtà non v'è alcuna contraddizione. Gli aspetti emotivi sono in origine benigni, poiché si tratta di energia vitale, ma possono diventare nocivi nel momento in cui subiscono deformazioni. Pensiamo ai bambini piccoli: essi vivono le emozioni con spontaneità e possono passare in pochi minuti dal pianto disperato al sorriso più gioioso. Ciò avviene perché non hanno ancora costruito barriere alle emozioni, e quindi non le hanno ancora deformate. Quando sopraggiungono le esperienze a contatto con la realtà esterna, le emozioni possono essere alterate e produrre effetti nocivi. Il discorso è assai complesso; un esempio può essere quello del dolore: ogni essere umano sperimenta situazioni dolorose, che interpreta in molteplici maniere, ma dato che la sofferenza giunge già nell'infanzia, quando ancora non siamo in grado di essere razionali e obiettivi, non l'accettiamo, oppure ci costruiamo false rappresentazioni sul valore che tale sofferenza ha avuto. Da adulti, siamo indotti a continuare a non accettare il dolore e a seppellire nel profondo di noi le interpretazioni errate, che però continuano ad avere potere su ciò che accade nelle nostre vite. Nel momento in cui iniziamo a ripescare dentro di noi le vecchie paure e le vecchie sofferenze, ecco che possiamo attingere al nostro vero essere senza temere il dolore che inevitabilmente accompagnerà tale percorso. Accettare il dolore significa superarlo, e non avere più l'esigenza di affidare ad altri la nostra esistenza emotiva. E' prendendo atto delle emozioni deformate e delle paure che da esse derivano che sarà possibile dissolvere i timori e acquisire la fiducia necessaria per delegittimare tutti coloro che dall'esterno vorrebbero imporci quello che non riteniamo giusto o che non fa parte di noi. Ovviamente, ogni persona ha il suo proprio percorso e i suoi tempi di crescita, e sceglie liberamente ciò che vuole essere. Probabilmente, ancora a lungo, molte persone crederanno di aver bisogno di un capo forte, e ne troveranno quanti ne vorranno (ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le esigenze), fino a quando arriverà il momento di capire la verità su loro stesse.
Non si deve credere, come l'élite ritiene, che la libertà sia licenza di commettere crimini. Al contrario, la libertà è libertà dalla distruttività, e dunque dai crimini. La vera rivoluzione, che sta avvenendo nella nostra epoca, è la crescita interiore che porterà ad una nuova realtà, basata sulla fratellanza e sulla solidarietà anziché sul crimine e sulla sopraffazione. Il futuro vede la possibilità di modificare a tal punto le esistenze umane da liberarle dalla disperazione, dalla paura e dall'infelicità a cui l'élite dominante le ha condannate per secoli. Ritenere ciò non è certamente più utopistico del credere che un sistema criminale che si alimenta con le guerre, le torture e l'inganno possa dominare per sempre.

13 commenti:

rocco ha detto...

Ho visto il documentario "what the bleep do we now" e ho letto il libro (edito in Italia da macroedizioni) che sta a significare ma "che (ca..o)beep sappiamo veramente, prodotto da scienziati e filosofi e sensitivi negli Usa.
In maniera molto semplice si dichiara con molta chiarezza che anche attraverso la scienza(fisica quantistica) si è arrivati già
al punto che la materia è pensiero e che quello che ci accade è incredibilmente di nostra responsabilità.
Mi piacerebbe in questo modo rispondere a chi dice che l'idealismo è fuori dalla realtà.
Nel documentario in pratica si dice che se una persona si pone dei limiti da sola sicuramente non farà mai nulla nella direzione che ad un tempo aveva pensato nella sua mente.
E' ovvio che chi sogna di fare il calciatore e poi non si allena e non è in forma non lo potrà mai fare e non solo dovrà comunque avere un'età idonea allo sport che vuole intraprendere. Però se lo sogna e poi non si applica non farà mai niente.
L'idea quindi da sola non basta ma è il motore, quando dico idea vorrei aggiungere che deve essere supportata dall'intenzione di fare qualcosa.
Oltre questo esempio vorrei aggiungere la memoria dell'acqua scritto da uno scienziato giapponete dove questi dimostra con fotografie di cristalli d'acqua, come questi reagiscono alle intenzioni delle persone che pregano, minacciano o dicono semplicemente i nomi di personaggi famosi nel bene e nel male come Hitler o la Madonna.
Noi siamo fatti all'80 % circa di acqua.
Questo per dire che il cambiamanto è possibile dentro di noi se pensiamo noi stessi che è possibile. Se ognuno di noi mette in pratica questo, ci sono molti che lo fanno naturalmente,allora la società fatta di persone risvegliate sarà una società responsabile.

rocco ha detto...

Fin da piccoli veniamo bombardati da false verità. Ma che cosa sappiamo veramente? Ponetevi sempre la stessa domanda: perchè sono qui? Che senso ha vivere? Sii il miracolo che vuoi vedere disse quel grande uomo di Ghandi.



Vademecum del potente/BANCHIERE/POLITICO/RELIGIOSO

n. 1 CONVINCI LE PERSONE CHE LORO NON SONO DEI PENSATORI
N. 2 INSEGNA LE GLORIE DI DIVENTARE VITTIME
N. 3 CONFONDI E INTRECCIA I SISTEMI DI CREDENZE
N. 4 RENDI LA NUOVA CONOSCENZA TERRIFICANTE E INACCESSIBILE
N. 5 RENDI I PENSATORI CREATURE DA BRIVIDO E IL FATTO DI ESSERE UN PENSATORE UN PERICOLO
N.6 SPINGI LE PERSONE A MENTIRE
N. 7 E NON GUARDARTI MAI DENTRO

ORA è POSSIBILE AVERE DEGLI ANTIDOTI A TUTTO QUESTO PER ES.

ANTIDOTO N. 1
RICORDATI LA TUA GRANDEZZA TU SEI GIA' UN PENSATORE

ANT. N. 2 ACCETTA DI ESSERE RESPONSABILE DELLA TUA VITA

ANT. N. 3 NON CEDERE IL TUO POTERE ALLE AUTORITA' E FIDATI DELLA TUA ESPERIENZA PERSONALE

ANT. N. 4 CERCA E TROVERAI, BUSSA E TI SARA' APERTO

ANT. N. 5 TROVA QUELLI DA CUI PUOI IMPARARE LA SAGGEZZA E STUDIA

ANT. N. 6 SULL'ORLO DI UNA MENZOGNA CHIEDITI: QUAL E' LA COSA PEGGIORE CHE POTREBBE
ACCADERMI SE DICESSI LA VERITA' E VALE IL SACRIFICIO DEL MIO
RETAGGIO DI PENSATORE LIBERO?

ANT. N. 7 NON ASCOLTARE MA GUARDA DENTRO DI TE

S. ha detto...

Ciao Antonella,
volevo scrivere due parole sulla cosiddetta elite dominante.
Per farlo mi servirò di una storiella: c'erano una volta due fratellini, uno dei quali, il maggiore, rubava le caramelle al più piccolo. Era così furbo che nessuno se ne accorgeva. E fu così che continuò a rubare le caramelle a suo fratello finché un giorno morirono entrambi, l'uno obeso e l'altro denutrito.
La storiella è finita. Di per sé non è una storiella molto allegra, è però emblematica del tipo di potere che la cosiddetta elite dominante si auspica di ottenere. In realtà le cose vanno un po' diversamente, perchè le astuzie dei "potenti" non sono sufficienti a nascondere tutte le loro frodi e sopraffazioni. Ma poniamo che le cose stiano come nella storiella, e che i "potenti" abbiano gioco facile e riescano sempre a raggiungere i loro scopi uscendone "puliti", e che questa Fattoria degli Animali (Orwell) sia "sostenibile".
Personalmente questi gèni del male, questi grandi manipolatori mi fanno solo pena, sono i più poveri tra i poveri, i più meschini e miserabili tra i derelitti di questa terra.
Ma la causa di tutto ciò non è un'esclusiva di pochi. Ciascuno di noi ha uno di questi manipolatori dentro di sè, una sorta di cancro, alcuni lo chiamano ego. L'unica battaglia che vale la pena di combattere, l'unica vera Guerra Santa, è quella contro questo mostro che cova dentro ciascuno di noi.
Prendersela con il fratello maggiore perchè ruba le caramelle non è sufficiente. Probabilmente esistono mille soprusi, mille inganni che l'hanno spinto ad abbassarsi a compiere questo. E' però utile impegnarsi affinché questi prenda le distanze dalla sua parte malata che l'ha spinto ad agire a danno degli altri (e indirettamente di se stesso).
Uno dei motivi per cui il fratello maggiore continua ostinatamente a rubare al fratellino più piccolo è il sostegno degli altri "ego", degli altri mostri interiori, altrimenti si stancherebbe in fretta della solitudine e miseria generata dal suo comportamento. Se però egli si confronta con altri fratelli maggiori che fanno la stessa cosa, finiscono per sostenersi a vicenda, per giustificare i loro soprusi e continuare a fare quelli che ritengono essere "i loro interessi", ma che in realtà sono la tomba di tutto ciò che di meglio c'è nel potenziale umano. Ecco perchè i membri della cosiddetta elite dominante sono i più impotenti, i più fragili e i più sofferenti, perchè si identificano di più con il loro mostro interiore. Quando uno di costoro viene smascherato, quando la truffa risulta evidente, la classica soluzione adottata dalla società è punire il colpevole. Ma chi è il vero colpevole?
Molti, di fronte ai crimini, sostengono che servano regole, sanzioni più severe, leggi più restrittive. Ma prima di ciò serve capire chi è il vero responsabile. E il vero responsabile si annida nell'animo di ciascuno di noi, e può essere combattuto solo dal singolo individuo, in ultima istanza.
Quello che le leggi, la società e le istituzioni dovrebbero incentivare (o non ostacolare) per preservare la comunità è che ciascuno combatta la sua jihad, la sua guerra santa per liberare se stesso dall'oppressione del suo ego. La censura è solo un modo per sfuggire a questo confronto esistenziale. Il puntare il dito contro Hitler, contro i pedofili, contro i corrotti e gli sfruttatori senza riconoscere di avere con loro qualcosa in comune, ovvero questo mostro dalle mille forme e dai mille inganni, significa girarsi dall'altra parte e non assumersi a fondo le proprie responsabilità.
Buona jihad a tutti, allora, e grazie per questo spazio di condivisione

Leonardo ha detto...

Sono d'accordo ma un ulteriore e fondamentale passo verso la crescita interiore, sarebbe quello di riconoscere che l'elite siamo noi. La fine dei capri espiatori...
E' come osservare dallo spazio le nuvole che si spostano sulla terra e credere che vi sia qualcuno a soffiare per dirigere i loro spostamenti. L'elite esiste, l'elite siamo noi.

falchetto ha detto...

Cara Antonella,
ancora una volta permettimi di sostenere le tue tesi che condivido in ogni punto e permettimi di farlo ringraziandoti per il contributo prezioso che dai al risveglio.
Ho avuto anch'io un periodo in cui non riuscivo a capire cosa potessi fare e come per portare il mio contributo per la Vita. Credo che sia importante alzare l'autostima abbassando nel contempo l'orgoglio, il quale ci fa credere di essere fatti per compiere chissà quali azioni...in realtà ognuno è nato per uno scopo ed anche quelli papparentemente piccoli sono fondamentali. Per cui che ognuno sia una goccia d'acqua sapendo che l'oceano ha bisogno anche di quella e non si perda nel pensare di essere già un mare...è facile pensare di fare qualcosa di positivo per gli altri quando in realtà si sta solamente lottando per non vedere le proprie paure. Le prime cose da sistemare sono dentro di noi e nel frattempo agire. Tagliamo le radici contemporaneamente alle nostre paure, ai nostri limiti ma anche agli alberi degli schiavisti
Buona giornata a tutti

Daniele Santini ha detto...

Complimenti per l'articolo e per l'impegno.
Anche io ho visto il film What the bleep; vale la pena perchè è molto bello. Per chi volesse vederlo il link è il seguente:
http://video.google.it/videoplay?docid=-6342994696637265916

Saluti.

elendil63 ha detto...

finalmente ho trovato una nuova palestra internet per menti libere, a parte questo l'articolo mi ha fatto ricordare una rivista di molti anni fà dove si parlava di memeiotica e di cos'era un meme, vi lascio tutta la curiosità di cercarvi il termine se non lo conoscete, il fatto è che sono arcistufo di avere intorno gente che li propaga senza nessuna consapevolezza, mi riferisco a persone che convintissime di dire cose intelligenti e originali non fanno altro che propagare idee false o errate messe in bocca ad arte dalla vera elite, in questo senso sono daccordo con quanto dice leonardo, molto spesso per abitudine o dabbenaggine, o pigrizia ci si trova a fare i pappagalli di idee altrui che non solo non sono nostre e non ci appartengono, ma spesso sono false o stupide e magari servono solo a dividere e tenere la gente nel sonno profondo della coscienza, mi ritengo un barbaro in quanto per me rappresenta l'archetipo di quello che non ci sta ad accettare la pax romana, lo status quo e tutte queste cianfrusaglie ideologiche che gentilmente da sempre l'elite ci regala, sono convinto che per poter progredire si debba fare come quel monaco buddista che svuota la tazza dal te che conteneva, solo una tazza vuota può essere riempita in modo consapevole. aggiungo solo che più mi confronto più tasto il polso di un malessere sociale ed economico del quale la classe politica tutta o non si rende conto o non sa come affrontare (escludendo la malafede), credo sia importante questo spazio come altri per far si col nostro piccolo pezzettino di esperienza che questo malessere non sfoci in inutile disordine che darebbe ancora più potere a chi crea magistralmente questa situazione, la gente sta crescendo e come me non ci sta più ad avere soluzioni dall'alto che non funzionano, ognuno nel suo piccolo vedo che cerca e sperimenta secondo le sue capacità, la fede nella scienza come una nuova religione è finita o comunque in crisi, come lo è la fiducia nella medicina tradizionale, che salvaguarda prima se stessa ed i suoi investimenti e poi forse se va bene cura, s tratta di salvare quello che c'è di buono in tutto, ma anche di essere protgonisti attivi della propria esistenza qui ed ora e credetemi, c'è un mondo di cose da fare.
un abbraccio a tutti quelli che pensano e agiscono

Francesco ha detto...

Capisco e condivido quanto espresso da Antonella. In questi giorni ho letto un libro di Osho che tratta il tema in questione, in più aggiunge le modalità con cui questi cambiamenti possono prendere forma sia a livello personale che collettivo. Lo consiglio a tutti voi per vedere se può essere un punto di partenza. Ah dimenticavo il titolo del libro è: La grande sfida di Osho.

mixmax ha detto...

Grazie Antonella e un saluto a tutti i navigatori...
Mi colpisce molto l'espressione sopra usata: 'siamo noi l'elite'.
Siamo qui per soffrire e scontare qualche colpa passata? Siamo qui per evolverci (tramite la sofferenza derivante dalla privazione della libertà)?
Dovremmo forse imparare l'Amore, nel senso più alto della parola.

Certo, mi domando come si possano coniugare Amore, Evoluzione e Idealismo con l'affermazione e il potere personale, con le soddisfazioni sociali e la carriera, con un minimo di 'pax' e di tranquillità esistenziale.

Antonella Randazzo ha detto...

Siamo qui per crescere, affrontando noi stessi e la nostra distruttività, per fare in modo che possa essere possibile un mondo senza crimini.

aliaselia ha detto...

Non avrei potuto scriverlo meglio neanche io! Scherzo, grazie.

"Orso" Bruno Fontanesi ha detto...

...Semplicemente, ti amo !
( Ma questa esternazione può anche essere censurata )...

"Un grasso Porco di cui utilizzare tutto"... questa l' immagine, più che quella del gregge, che mi viene spontaneo associare alla "base" a quell' "Opinione Pubblica" che, saggiamente indottrinata, fungerà prima da forza lavoro da sfruttare, poi da consumatore, infine da elettore ed inconsapevole sostenitore dei suoi stessi carnefici...

Due osservazioni, una ottimistica, l' altra leggermente nichilista:

1) L' Opinione Pubblica è al contempo il più grande sostenitore, ma anche il più grande "tallone d' Achille" di tale sistema...
Basterebbe che se ne prendesse consapevolezza, e tutto crollerebbe, senza bisogno di leader carismatici...

Basterebbe che si disertassero programmi televisivi e periodici, costringendo i pubblicitari a disertare da questi ultimi, per inferire già un grosso danno a questo stato di cose... e magari avere un' informazione migliore...
Semplicemente spingendo un pulsante, non c'è bisogno d' altro !!!

2) La presa di coscienza, questo è il vero problema, perchè significa capire "empaticamente", non solo gettare un po' di luce su problematiche che poi resteranno percepite solo a livello teorico !!!
( E' la direzione che sto perseguendo su un mio blog, in cui cerco di esplicitare i meccanismi subliminali della comunicazione e del linguaggio per immagini...
Cercando di far percepire che i meccanismi su cui si basa l' introiezione di uno spot pubblicitario sono gli stessi che vengono utilizzati, che ne so, per creare il fondamento nell' opinione Pubblica che consente di attaccare l' Iraq con il beneplacito internazionale... )

Filosofia e Psicologia, leggo nel suo profilo...
Ecco, se alcuni fondamenti della "meccanica del pensiero" fossero materia di istruzione già nella scuola dell' obbligo !!!

Perchè, anche nella migliore delle ipotesi, così si rischia che un' opinione venga semplicemente sostituita ad un' altra, senza un' effettiva "coscientizzazione"...
Perchè ripeto, e ne sono profondamente convinto: se ci fosse maggior consapevolezza nell' Opinione Pubblica, tale sistema verrebbe messo profondamente in crisi, senza leader e senza rivoluzioni...

Bruno

Antonella Randazzo ha detto...

Bravissimo Bruno!
è proprio così come dici!
Anch'io vi amo moltissimo!
Naturalmente, è un amore fraterno. Ma è sincero e
ve lo dimostrerò sempre, dicendovi la verità, contro
le menzogne che mirano a tenerci sottomessi, impauriti e con una bassa autostima.
La verità è amore.