lunedì

ULTIME STORIE DALLA SOMALIA

Di Antonella Randazzo

Le autorità americane continuano a martoriare un paese già devastato sotto tutti i punti di vista, utilizzando le truppe etiopiche o i gruppi terroristici assoldati dalla Cia e da altri servizi segreti occidentali. Ogni giorno muoiono centinaia di persone, quasi tutte civili. La giustificazione data è che bisogna combattere il terrorismo di al Qaeda, ma come ormai molti sanno, tale motivazione è stata creata ad oc per giustificare le guerre di aggressione, che hanno lo scopo principale di impedire che il potere dell'élite dominante venga messo in discussione.

Ieri era il Vietnam, la Cambogia o il Laos, oggi è la Somalia , l'Iraq, l'Afghanistan e molti altri paesi. Si tratta sempre della medesima situazione, in cui una popolazione, che vorrebbe autodeterminarsi, si trova ad essere aggredita da una forza militare enorme, contro cui sa di non poter prevalere, ma continua a lottare perché non ne accetta il dominio. Qual'è la differenza fra il Vietnam di ieri e la Somalia di oggi?

Ieri un piccolo paese di umili contadini attirò la furia delle autorità di un paese ricchissimo e potentissimo, oggi un piccolo paese abitato da meno di 10 milioni di persone attrae la stessa furia distruttiva, impietosa e disumana. Ieri qualche commentatore parlava di "effetto domino", ossia del timore dei governi statunitensi che se anche un piccolo paese fosse riuscito a liberarsi, l'effetto sarebbe stato dilagante e avrebbe decretato il crollo definitivo del dominio statunitense. Ieri si parlava di "lotta al comunismo" oggi si parla di "lotta al terrorismo". Ieri milioni di persone in tutto il mondo manifestavano a favore del Vietnam, oggi la gente nemmeno sa cosa effettivamente sta accadendo in Somalia. E' questa la differenza sostanziale fra ieri e oggi: la maggiore capacità dell'élite dominante di rendere la realtà poco comprensibile, in modo tale che l'opinione pubblica non possa schierarsi con certezza e chiarezza dalla parte delle vittime. Ieri tutti sapevano che c'era Ho Chi Minh, e che egli lottava contro il colonialismo attraverso ideali tratti dal comunismo. Oggi non si sa se c'è un Ho Chi Minh anche in Somalia, o in Iraq. Ma se c'è una resistenza popolare, di sicuro c'è anche un Ho Chi Minh, però non ci è dato saperlo.

La differenza fra la vecchia situazione vietnamita e quella dei paesi aggrediti oggi sta nella capacità degli aggressori di nascondere la vera realtà, e di riuscire a convincere che la guerra possa essere inevitabile o necessaria. Il concetto di "terrorismo" ha consentito di acquisire tale capacità. Infatti, esso, sfuggendo a una definizione precisa, viene propagandato come un coacervo di tutte le crudeltà possibili, rendendo il nemico talmente malvagio e disumano che la guerra risulta una sorta di intervento umanitario.
Non si sta affatto dicendo che il terrorismo non esiste, al contrario, esistono numerosi gruppi terroristici assoldati dai servizi segreti occidentali, ed esiste anche il terrorismo che potremmo definire "mascherato", cioè quello spacciato per operazione umanitaria. Mi sto riferendo a tutte le operazioni di guerra degli occupanti o ai bombardamenti, che anche in questo momento stanno terrorizzando e uccidendo la popolazione somala. Cos'altro sono se non terrorismo?

La capacità dell'élite dominante di nascondere la realtà o di mistificarla, a tal punto da renderla incomprensibile o del tutto falsata, ha oggi raggiunto livelli mai avuti prima. E' per questa capacità che non ci sono nelle piazze le folle che c'erano ai tempi della guerra contro il Vietnam. Oggi viene diffusa quasi esclusivamente la versione dei fatti bellici data dalle agenzie possedute dalle stesse persone che promuovono e fanno le guerre. Di conseguenza, in primo piano appare un nemico assai malvagio e contrapposto alla cultura occidentale. Un nemico primitivo, barbaro e crudele, che taglia teste e pratica violenze per soddisfare la sete di sangue. Peccato però che non venga detto che le persone che decapitano e uccidono civili sono assoldate da quelle stesse autorità che le denunciano come disumane e terroriste.

Ritorniamo alla situazione somala: i nostri telegiornali parlano di "guerra civile" e di un governo "debole" che non riesce a creare sicurezza e a proteggere i civili. Poi parlano anche di gruppi che si temono "affiliati ad al Qaeda", e quindi dell'intervento "umanitario" degli Usa. Occorre dire che le immagini che i nostri Tg mandano in onda mentre danno queste notizie sono fornite dalle stesse persone che hanno voluto la guerra. Si tratta o di immagini di repertorio (talvolta si riferiscono ad altre zone di guerra africane e non al paese di cui si sta dando notizia) o di combattenti che sparano per conto degli occupanti. Attraverso immagini di persone africane che sparano, il più delle volte in abiti civili, si vuole dare ad intendere che si tratta di gruppi in guerra fra loro, ma in realtà non si tratta di persone che fanno parte della resistenza. In altre parole, vengono mostrate immagini di africani che combattono, per dare ad intendere che lì c'è una guerra civile, ma si tralascia di dire che si tratta di persone a servizio della forza militare occupante, assoldate per creare paura e scoraggiare le lotte contro il governo. Ovviamente, questi servizi non sono mai corredati da interviste a persone somale o a commentatori locali, per evitare che la vera realtà possa saltare fuori.

Il cosiddetto "governo debole" somalo è un governo fantoccio voluto dalle autorità statunitensi per impedire che possa essere costituito un vero governo, e i signori della guerra sono vari gruppi di terroristi che servono a seminare paura. Per capire meglio il ruolo e la natura dei signori della guerra, possiamo trovare un'analogia nella paura prodotta dalle organizzazioni mafiose e nelle illegalità criminali che esse attuano.

Ai tempi del Vietnam l'avversario statunitense era un popolo con tradizioni comunitarie, che aveva sofferto così tanto durante il colonialismo e la Seconda guerra mondiale da ritenere necessario realizzare un sistema che impedisse il ritorno di quelle immani sofferenze. Nel caso della Somalia si tratta di un popolo che vorrebbe realizzare un sistema basato sui valori islamici di solidarietà e condivisione, in autonomia dal sistema occidentale. In altre parole, si tratta di un tentativo di autodeterminazione, che coinvolge persino il settore finanziario, economico e, soprattutto, culturale. I somali sono straordinariamente consapevoli del sistema criminale perpetrato dall'élite, ed è per questo che quest'ultima ha scatenato contro di loro i più feroci criminali, accusando poi gli stessi somali, paradossalmente, di essere "terroristi". E' questo livello così elevato di inganno che ci impedisce di capire quale sia la reale situazione somala, e ci fa credere all'eventuale necessità di intervento militare da parte dell'Occidente. I terroristi contro cui Washington dice di lottare sono in realtà coloro che il terrorismo non lo vorrebbero affatto, mentre il terrorismo presente in Somalia (e in altri luoghi dove si trovano le truppe americane) è organizzato e pagato da chi ha interesse a scatenare guerre e a terrorizzare le popolazioni, cioè dagli aggressori. I somali manifestano e si sollevano anche contro i Caschi Blu dell'Onu e contro i "Caschi Verdi" dell'Unione Africana, perché sanno che dietro queste organizzazioni c'è sempre lo stesso potere. Infatti, quale sarebbe il motivo della militarizzazione se non quello di tenere sotto controllo la popolazione?

Le Corti islamiche raggruppano persone che avrebbero voluto realizzare un nuovo assetto economico-politico, ma sono state trasformate dalla propaganda Usa in "terroristi", affinché potessero avere licenza di ucciderli. All'inizio dell'aggressione etiopico-americana, nel dicembre scorso, i rappresentanti principali delle Corti erano fuggiti, anche per evitare che gli occupanti continuassero ad uccidere civili, ma vedendo il livello di distruttività delle forze americane, che hanno continuato a bombardare e ad uccidere, sono ritornati, e con l'appoggio della popolazione hanno riorganizzato la resistenza. Le milizie islamiche sono milizie popolari, e non sono comandate da nessun signore della guerra e da nessun terrorista di al Qaeda, al contrario di quello che sostiene la propaganda occidentale. La popolazione somala è con le Corti islamiche, come ai tempi della nostra resistenza la maggior parte degli italiani sosteneva i partigiani, e non era certo dalla parte degli occupanti. Ciò è ovvio, ma l'élite dominante ha oggi il potere mediatico di confondere o nascondere persino quello che dovrebbe essere del tutto evidente.

Ricordiamo che dal febbraio del 2006, la Cia organizzò piani operativi per rendere deboli e attaccare le autorità somale riconosciute dal popolo. Ad esempio, creò l'Alleanza per il ristabilimento della pace e contro il terrorismo (Arpct), che riuniva i signori della guerra contro le Corti islamiche. Mogadiscio venne costretta a subire feroci combattimenti, fino a quando le Corti islamiche riuscirono, grazie all'appoggio della popolazione, ad occupare parte del territorio somalo, e a creare un sistema politico-economico utile a combattere la miseria e la fame, riportando sicurezza e tranquillità. Gli Stati Uniti iniziarono a preparare la riscossa. Organizzarono una vasta propaganda che definiva "terroristiche" le formazioni islamiche, e prepararono in Etiopia un piano bellico per cacciarle via e riportare al potere i signori della guerra, insediando il governo fantoccio di Abdullah Yusuf. La Cia si occupò anche dell'eliminazione degli elementi più scomodi delle corti islamiche, come Hersi Abdi Ali e Abdulkadir Yahia, persone molto amate perché si occupavano di questioni umanitarie, e la cui misteriosa scomparsa gettò nello sgomento l'intero popolo somalo.

A dicembre si ebbe l'aggressione etiopico-americana, la fuga delle Corti, il ritorno dei signori della guerra e del caos, e infine l'insediamento del governo fantoccio, che permette agli americani di continuare a bombardare e ad uccidere centinaia di persone inermi, colpevoli soltanto di aver voluto sfuggire al loro dominio. Oggi qualcuno parla di "guerra dimenticata", osservando quanto poco si parli dell'agonia che il popolo somalo sta vivendo. Infatti, pochi sanno che soltanto nel periodo che va dal 29 marzo al 1 aprile, a Mogadiscio sono state uccise 1089 persone, ferite 4334, e almeno 57.000 persone sono state costrette a fuggire. Le truppe del Governo Federale di Transizione (GFT) hanno deciso di massacrare senza pietà tutti coloro che avversano il governo, e le ultime offensive hanno colpito la popolazione di Mogadiscio con operazioni terrestri e aeree, supportate dall'esercito etiopico.

La presunta "guerra civile", occorre precisarlo, è in realtà una guerra del terrorismo statunitense contro il popolo somalo, che è l'unica vittima della furia distruttiva degli occupanti. I civili somali stanno vivendo una situazione terribile, come spiega il giornalista Abukar Albadri: "Gli ospedali sono stracolmi di feriti, i trasporti sono fermi, l'elettricità non funziona, le linee telefoniche neanche. Le strade sono tutte bloccate, la gente non può neanche scappare dalla città."[1]
Anche il giornalista della Reuters, Sahal Abdulle, descrive una situazione terrificante: "Gli etiopi hanno esploso razzi katiusha e colpi di cannone sulle case, senza neanche avvertire i civili, provocando un numero imprecisato di morti e decine di feriti... Tra le vittime ci sono almeno cinque soldati, non è chiaro se etiopi o somali... I cadaveri di due di loro sono stati trascinati per le strade, prima di venire bruciati. Un segno di come la popolazione sia psicologicamente stanca di una situazione in cui gli insorti e le truppe somalo-etiopi combattono dentro la città, non risparmiando ospedali né aree residenziali".[2]

Questi resoconti, seppur confusi e incerti, fanno emergere le condizioni tragiche della Somalia e la situazione da incubo che le autorità di Washington impongono ai somali, per far perdere ogni speranza di autodeterminazione.
Si punta alla massiccia militarizzazione, e a questo scopo sono state mobilitate anche truppe africane, come racconta il giornalista Paddy Ankunda: "Al momento in Somalia abbiamo 1.500 soldati ugandesi, tutti schierati a Mogadiscio mentre non si sa quando arriveranno gli altri contingenti (dovrebbero diventare 4.000)".[3]

Militarizzare significa peggiorare la situazione e continuare a spacciarla per situazione di guerra, mentre invece la guerra è stata creata per evitare di concedere l'autonomia dall'Occidente. I media occidentali parlano di "stabilire le condizioni di sicurezza", ma nascondono che le truppe mandate in Somalia (dell'Onu o dell'Ua) sparano contro civili inermi, e non credo che questo possa essere definito "portare sicurezza". E' certo che i somali non ne possono più del livello di militarizzazione che subiscono da molti anni. All'arrivo delle truppe dell'Ua hanno reagito con ostilità, come già fecero nel 1993, quando furono costretti a subire l'occupazione delle truppe dell'Onu e dei marines americani, che torturarono e uccisero migliaia di persone (anche i nostri soldati si macchiarono di orrendi crimini).

Oggi il popolo somalo è costretto a vivere in una situazione surreale e pazzesca, descritta così da Albadri:

La situazione a Mogadiscio è peggiore che durante la guerra civile, ogni volta che si esce di casa lo si fa a proprio rischio e pericolo, senza essere sicuri di tornare. La maggior parte dei negozi è chiusa, le scuole hanno sospeso le lezioni e metà della gente è scappata dalla città. L'esodo è così massiccio da aver fatto raddoppiare i costi di tutti i mezzi di trasporto, dagli aerei ai minibus... Ogni ora, in ogni strada, i miliziani rubano, stuprano, uccidono in totale impunità. Le truppe etiopi e somale proteggono loro stesse, così come gli uomini dell'Ua. La polizia, con la scusa di raccogliere le armi, perquisisce casa per casa e ruba radio, tv, soldi, tutto quello che trova.[4]

Per sostenere la versione della "guerra civile" si dice che le Corti islamiche fomentano la popolazione contro il governo, ma si tralascia di dire che in Somalia tutti sanno che Yusuf è complice degli aggressori, e anche un bimbo somalo è capace di distinguere chi ha voluto questa guerra e chi lotta per il bene dei somali. La propaganda dei nostri media ci impedisce di vedere la vera realtà somala, così come, del resto, ci impedisce di vedere molte altre altre questioni assai più vicine a noi della Somalia.


[1] http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=7584
[2] http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=7584
[3] http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=7584
[4] http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=7483

11 commenti:

Paolo ha detto...

Allora diciamola tutta! Gli USA non avrebbero alcun interesse a sostenere un Governo fantoccio somalo se non ci fosse una sicura contropartita.
Tutto il Corno d'Africa è in fiamme oggi unicamente per un solo motivo: il petrolio.
Quel petrolio africano che ormai gli USA importano in quantità maggioritaria rispetto a quello mediorientale.
In Sudan tra Chevron, Cinesi, Gulf, Total e Petronas la pace è un miraggio ormai. In Somalia la stessa Chevron e la Conoco hanno avviato esplorazioni petrolifere che sembrano molto promettenti.
E allora riecco la solita giustificazione delle guerre yankee, ovvero, l'esportazione della democrazia per mascherare le solite guerre di rapina(più che di aggressione) del petrolio altrui, o almeno per assicurarsi lauti diritti di estrazione grazie ai Governi fantoccio filo-americani creati opportunamente dalla Casa Bianca.
Pochi sanno, compresa evidentemente la signora Randazzo che non ha menzionato per niente il petrolio nel suo post, che i giacimenti petroliferi degli Stati Uniti da un po' di anni non coprono più il fabbisogno energetico nazionale, sono quasi a secco ormai, per cui è necessario andare altrove a "procurarsi" quell'oro nero tanto necessario a mantenere il dispendiosissimo e "non negoziabile" stile di vita americano.
Finchè ci sarà in qualche luogo del pianeta del petrolio utilizzabile(non per molto ancora), ci sarà sempre qualche guerra targata USA per l'esportazione della democrazia.
Le guerre per le risorse, per ora acqua e petrolio, sono oggi una drammatica realtà.
Saluti.

Paolo Baldassarre

rocco ha detto...

Il controllo del territorio inizia quando il controllo delle menti non è riuscito bene, allora si passa alle vie di fatto. Uno Stato povero di risorse non potrà mai essere invaso.
Se analizziamo gli interventi dei padroni del mondo vediamo che sono interessati sempre alle cose che possono sfruttare per il loro interesse: posizione geografica,petrolio,acqua,gas,etc.
E' ovvio che per agire in tal senso si servono di società che investono in quel luogo e di condizioni tipo l'amministrazione statale che gli sia "amica".
E' così ormai da tempo, dietro gli eserciti c'è sempre il potere finanziario delle banche private quindi pochi uomini con poteri enormi, tanto i soldi non gli costano nulla. Quello che dovremo fare è combattere questi potenti con l'informazione a catena senza tregua anche se sembra un'operazione da eroi. Noi tutti non possiamo lasciar fare perchè il livello di penetrazione del marciume che ci hanno propinato con bombardamenti mediatici e falsa informazione è tale che siamo dei robot al servizio del telecomando.
Pensare, pensare ma poi agire.
Il pensare sembra facile ma pensare a cose nuove e forse inizialmente impossibili potrà cambiare noi e tutti quelli che ci circondano.

maurizio ha detto...

sono affascinato dai suoi articoli e vorrei tanto che più gente li leggesse perchè sono una cronoca fredda di quello che succede nel mondo e che nessuno, o cmq pochissimi sanno o vogliono sapere. la ammiro molto per la sua tenacia e sinceramente senza gente come lei mi sentirei ancora meno libero (e già lo sono e siamo poco). continui a informarmi e informarci e spero molto anzi moltissimo che gli italiani aprano gli occhi perchè non se ne può veramente più di vivere cosi.

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta a Paolo:
Di sicuro in molti casi c'entra il petrolio, ma non bisogna pensare che sia l'unico motivo che spinge alla guerra. Vorrei ricordare che in Vietnam non c'era il petrolio, e non c'è nemmeno in Afghanistan e in Somalia (non confondete la Somalia con l'Etiopia).

S. ha detto...

Ciao Antonella,
ho riflettuto sulla questione della guerra in Somalia nello specifico, e delle guerre nel resto del mondo più in generale.
La questione fondamentale è questa: che cosa possiamo fare noi per contrastare efficacemente questi soprusi?
Per rispondere a questa domanda occorre valutare la situazione nel suo complesso:
1) l'origine della guerra non è da ricercarsi principalmente negli scenari di guerra, ma nei paesi che la sopportano (la massa) e la supportano (l’elite), che seguono la logica un po' suicida del mercato e del nazionalismo esasperato. I maggiori responsabili della guerra non sono, dunque, i popoli direttamente interessati, bensì i popoli dei paesi ricchi, che consentono ad un ristretto numero di individui di fare i loro comodi (compresa la guerra)
2) l'elite dominante è tale perchè il popolo la riconosce, almeno in parte, come un modello da perseguire. Spesso il disagio del singolo individuo non è dovuto al sistema in quanto tale, quanto al fatto di trovarsi alla base della piramide piuttosto che al vertice. Ciò fa sì che il sistema vigente si perpetui, perchè molti sono molto più interessati a "scalare" il sistema piuttosto che a cambiarlo, e coloro che non sono interessati a scalarlo non possono comunque cambiarlo
3) coloro che invece vogliono cambiare il sistema sono apparentemente privi dei mezzi per farlo, perchè è il sistema stesso a fornire i mezzi "leciti", "legali", e sta progressivamente allontanando il governo e la gestione del potere dai cittadini in generale a favore di organi che rispondono agli interessi dell’elite capitalistica (BCE, BM, FMI, WTO ecc.)
4) qual è il fondamento della legalità? Il consenso popolare, il fatto che la maggior parte degli individui accetti (anche solo implicitamente) lo stato delle cose.
Dunque la causa principale della maggior parte delle guerre, per come la vedo io, è una questione di consenso e di dinamica sociale all'interno dei paesi ricchi.
Tanto più la gente resiste al cambiamento, quanto più sarà difficile creare un vero progresso sociale (che escluda, tra l'altro, la guerra come opzione per il raggiungimento dei propri obiettivi).
A questo punto bisogna chiedersi: perchè la gente resiste al cambiamento? La ragione principale è l'inerzia, che deriva da una sorta di senso di soddisfazione per la propria condizione attuale.
Ora, perchè molti pensano ad un forte leader carismatico per uscire dal pantano? Occorre rileggersi il punto 2, e considerare che molto del malcontento che c'è in giro deriva dal fatto di non riuscire a trarre benefici dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, non dal fatto che tale sfruttamento è ripugnante di per sé.
Può darsi che tu ed io siamo interessati, invece, ad una società più equa, più solidale, più di individui che non di pensieri collettivi a prescindere dal nostro misero interesse contingente. E c’è una remota possibilità che anche il leader carismatico che forse porterà avanti questa battaglia la pensi come noi, che non sia solo l’ennesimo propagandista dal doppio volto. In ogni caso, un tale leader dovrà comunque sfruttare tutte le carte a sua disposizione, compreso il malcontento derivato dagli “scalatori sociali mancati”, che penso siano la maggioranza degli individui che compongono la nostra società oggi.
Una nuova società fondata su base democratica necessita di molta maturità da parte del popolo, altrimenti può essere preferibile assumersi un rischio maggiore e mettere il potere nelle mani di un singolo leader, che si spera possa essere più maturo spiritualmente dei suoi concittadini ed esercitare un influsso positivo sulla società.
Io penso che questa sia decisamente la strada più facile, come forse una buona fetta dell’elettorato italiano e non solo (basti pensare all’ascesa di Berlusconi in politica, la scelta meno democratica che il popolo italiano potesse esercitare, o al fatto che praticamente tutti i membri del parlamento USA sono ricchi; la tendenza sembra essere quella di concentrare il potere il più possibile, perchè la divisione dei poteri ha generato spesso incertezza e immobilismo.
Quello che non condivido non è tanto l’idea di monarchia in sé (perché stringi stringi si parla di questo), quanto il “profilo” del monarca.
2000 anni fa Cristo si rifiutò di guidare una rivoluzione sociale e non so se sarebbe disposto a farlo oggi. Forse Cristo comprese che la vera rivoluzione è una rivoluzione spirituale. Oggi noi occidentali ci consideriamo eredi di tale rivoluzione, ma dei principi di convivenza contenuti nel messaggio cristiano in giro se ne vedono davvero pochi.
Quel che è certo è che se Cristo, per citare la nostra tradizione, facesse ritorno sulla terra, verrebbe probabilmente considerato un terrorista e si cercherebbe di spedirlo a Guantanamo e buttare via la chiave, o farlo decapitare da una cellula di bravi terroristi che non riflettano troppo su ciò che fanno.
E cosa potremmo fare noi per difenderlo, per difendere la nostra idea di un mondo migliore? Dovremmo essere “astuti come serpenti”, saldi nelle nostre convinzioni e ben organizzati. E’ questa la direzione giusta, per come la vedo io, affinché il nostro dissenso si trasformi in qualcosa di produttivo. Può essere che realizziamo qualcosa di utile o che il seme cada su un terreno sterile, ma ne sarà comunque valsa la pena.

Antonella Randazzo ha detto...

Se si agisce per la crescita propria e degli altri, con generosit� e amore, il seme da' sempre i suoi frutti, basta avere pazienza e dedizione. Si deve porre come obiettivo la propria crescita interiore (di cui parlo nei post "Verit� e nichilismo"), e tutto il resto verr� di conseguenza.

Antonella Randazzo ha detto...

Vorrei precisare che in Somalia, come in molti altri luoghi, alcune corporation, come Conoco e Chevron, stanno facendo delle esplorazioni per trovare il petrolio.
Ritengo che il petrolio possa essere sicuramente uno dei motivi che spinge l'�lite alla guerra, ma secondo me non � l'unico motivo, ma ce ne sono molti altri, non ultimo il voler impedire la determinazione dei popoli. Altrimenti non si spiegherebbero molte guerre che gli Stati Uniti hanno fatto e continuano a fare.

giovanni ha detto...

Secondo Graziano in "Hitler ha vinto la guerra" anche in Vietnam gli USA hanno innescato una guerra per il petrolio.
Riporta dal libro di Norman Livergood "The new British oil imperialism" che già dagli anni venti si sapeva di giacimenti di petrolio nel sud del mare della Cina.Negli anni cinquanta si perfezionò la tecnologia di perforazione dei fondali e la lobby USA non si lasciò sfuggire l'occasione. Mentre nella jungla si moriva al largo le navi facevano credere di bomardare la costa in realtà le esplosioni servivano a cercare petrolio in profondità, come testimoniarono persone che si trovavano sul posto.Venti anni dopo quando la guerra era finita e il Vietnam decretò lo sfruttamento delle riserve petrolifere solo una compagnia riusci a scoprire i giacimenti più ricchi, indovinate chi? La Standard Oil

Antonella Randazzo ha detto...

Come già detto, penso che la ricerca (o lo sfruttamento) del petrolio avvenga in molti paesi su cui l'oligarchia impone il proprio dominio. Tuttavia, ritengo che pensare che il petrolio sia l'unico motivo possa essere fuorviante, perché fa perdere di vista l'importante fattore della distruttività rivolta contro i popoli: pensiamo alle torture, alle deportazioni, alle dittature feroci imposte in moltissimi paesi del mondo, al controllo dell'opinione pubblica attraverso gli inganni mediatici, ecc. Secondo me, il petrolio fa parte di questo progetto distruttivo, infatti, come tutti sanno, possono esistere metodi energetici alternativi e più "puliti", che vengono avversati o non sviluppati a sufficienza, per non cambiare l'attuale sistema di potere.

Kasmene ha detto...

Cara Antonella,
attraverso il sito http://disinformazione.it/
arrivo al tuo blog, ho letto direi se non tutto, quasi tutto poco per volta.
Mi piace il fatto che tutto cio' che dici è documentato e trova riscontri inequivocabili ed ancor di più che se ti sai muovere su internet ti si apre un mondo simil matrioska, dal quale puoi arrivare per livelli a fatti storici sepolti, occultati ma che tu o gente come te fa riemergere.
L'unica nota negativa è che vengo assalito dal totale sconforto, nel rendermi conto che viviamo alla luce ormai quasi spenta di una candela e ci avviciniamo sempre più al buio assoluto.
Con grande stima...
e grazie per il tuo operato che condividi con noi tutti!!

Antonella Randazzo ha detto...

Lo sconforto è in parte dovuto alla mancanza di fiducia in se stessi o al senso di impotenza verso la realtà esterna. Ti rimando alla lettura di "Verità e Nichilismo" prima e seconda parte.
Non è facile guardare dentro se stessi per rafforzare la propria autostima e forza interiore, ma è possibile. Soltanto così si potrà comprendere che cambiare la propria vita in meglio è possibile. Possiamo migliorare il mondo se miglioriamo noi stessi, che siamo il mondo.